martedì, marzo 30, 2004
E' bello sentire quanto gli amici servano davvero, quanto siano utili a farti capire come sei, o anche solo a farti guardare allo specchio e, a volte, a farti vergognare per quello che vuoi nascondere a te stessa, a quello che ti vuoi fare credere! Nelle loro strane sembianze, poi, se guardi bene, vedi la personificazione di una parte di te.
Oggi non riesco a scrivere di più: sono completamente inghiottita dal senso di responsabilità, dalla rigidezza del mio collo (aiutoooo!), dalle sensazioni belle di questi ultimi tre giorni, dalla novità delle lezioni che sto seguendo, dai progetti per il futuro, dalla ricerca di una casa, dalle voci sulle mie future occupazioni, dal desiderio di volere almeno una sera dedicarmi al relax più totale e dalla consapevolezza, contemporaneamente, che sono impegnata tutti i giorni e tutte le sere fino a lunedì prossimo! :(
lunedì, marzo 29, 2004
Oggi a lezione ascoltavo il Prof che parlava di coefficienti di assorbimento, trasmissione e riflessione.
Anche i rapporti umani seguono le leggi della fisica! Di solito ho un coefficiente di trasmissione molto basso: assorbo e rifletto quasi istantaneamente tutta l'energia che mi viene inviata. Questo fine settimana ne ho assorbita parecchia, infatti sono carichissima e la sto emettendo lentamente, ma costantemente...
Ho passato il fine settimana con una personcina estremamente positiva, ma non di quella positività spaccona ed aggressiva: è così delicato, dolce e tranquillo il suo modo di essere positivo ed attivo che avrei voluto continuare ad assorbire l'energia che emanava ed avrei voluto tenerlo sempre con me. No, non sto parlando di un amore (precisiamo!), ma di qualcosa di diverso: un Amore, quell'amore che ci può essere solo tra persone che si vogliono bene perchè si vogliono bene e basta, senza coinvolgimenti di sorta, tra cui esiste una profonda fratellanza, un legame di sangue, carne, ossa.
giovedì, marzo 25, 2004
Youme knows what meyou wants...
L'altro giorno ci sono cascata di nuovo: ho comprato un altro libro di Gunther Grass (li ho ormai tutti, credo!). Ho cominciato a leggerlo, ma, ahimé, mi sono resa tristemente conto che il "Tamburo di Latta" resta un capolavoro rimasto ineguagliato all'interno dei libri scritti da lui. Un giorno forse riuscirò ad arrivare alla fine di quel libro comprato da poco, chissà... Ieri ho cominciato a leggere un libro di Marias Javier che si chiama "Un cuore così bianco". L'ho comprato al supermercato e ne sono quasi fiera, non so perchè. E' come trovare un anello d'oro in un parcheggio: la scoperta acquista un certo fascino! Al supermercato all'inizio di via Corticella comunque ci sono anche dei bei libri, oltre alle solite cose commerciali, anche se confinati in un angusto scaffale. Da come inizia mi ispira parecchio. Stamattina, facendo colazione col cucciolone (il make up tiene ancora!) si parlava di "anima gemella", allo stesso modo in cui si può parlare di fantasmi, o del mostro di Lochness. E' come se fossi andata per tutto il tempo cercandola con un identikit in mano e poi, scoperta la sua vera faccia (perchè, sì, secondo me esiste ed ha un nome ed un cognome!), non avessi voluto accettarne la vera identità. Eh sì. Mi rendo conto a malincuore che la mia anima gemella è una persona estremamente PIGRA, FUMA e ha DIFFICOLTA' AD ESPRIMERE i propri sentimenti, guardo l'identikit che ho nel mio fogliettino stropicciato che porto in tasca da una vita, controllo, ricontrollo, non mi sembra vero!, non mi pare che ci siano queste caratteristiche segnate! Mi dico: "Cacchio! E' impossibile!". Ma chi lo aveva disegnato l'identikit? Beh, io. Ooops! Toc toc, S., mi sa che hai sbagliato qualcosina...
mercoledì, marzo 24, 2004
Tre settimane fa ero a V., per così dire "per lavoro" ed avevo di fronte, seduto al mio stesso tavolo a discutere di un progetto (si tratta di uno scempio ambientale inaccettabile di cui forse parlerò) colui che progettò, ormai più di 40 anni orsono, la diga del V.. Il proverbiale sdoppiamento del mio cervello aveva isolato lo sconcerto e l'emozione provate al momento della vista di un'opera simile, di un tale colosso di cemento, ancora lì, immobile da anni, muta ed impassibile a guardare il sangue e le lacrime degli uomini prima ed il lento scorrere del tempo ed il cambiare delle cose attorno a lei, poi. Preoccupata per quello che sta per succedere a quel povero fiume di cui si parlava, il mio cervello mi aveva forse protetta da quelle immagini del passato, da quella domanda che echeggiava nel mio cervello quando mi trovai di fronte a quel mostro colossale, così alto (276 m se non ricordo male) che non si riusciva a vedere il fondo della stretta valle, da dove eravamo. La domanda era: CHI HA AVUTO IL CORAGGIO DI PROGETTARE UN MOSTRO SIMILE? Come può un uomo riuscire a progettare qualcosa di così arrogante? Ora lo ho visto negli occhi ed il cerchio si è chiuso. (continua...)
Un cucciolone, in cerca di un posto sicuro dove pernottare, ha bussato alla mia porta, stremato da ore ed ore di viaggio per arrivare fino a B. Portava un cappello che non gli avevo mai visto e non lo toglieva mai; serviva, ho scoperto poi, per coprire una cicatrice resa vistosa dalla pelliccia tagliata per un controllo. Povero cucciolone! Ora ha dimenticato il cappello a casa mia, ma non dovrà mostrare al mondo le sue cicatrici perchè la fatina si è svegliata con l'idea lampante di fare un maquillage sotto-pelo! La morale della favola è: basta un po' di ombretto per risolvere molti problemi. Come mi sento soddisfatta: ho davvero la bacchetta magica!!!!!!!
martedì, marzo 23, 2004
Mi diverte osservare la mia innaturale tendenza a spingere le persone a scegliere: in modo del tutto inconscio e naturale porto tutti a essere o intimamente e profondamente legati a me o decisamente distaccati e distanti.
lunedì, marzo 22, 2004
Die Traeume sind verunglueckte Zeitreisende.
domenica, marzo 21, 2004
Oggi mentre correvo per una stradina di campagna sotto un filare di pioppi, pensavo che avevo percorso quella strada per tante e tante volte con il mio povero cane che ora è morto. Mi immaginavo in fotogrammi successivi ad anni di distanza, prima ogni giorno con lo stesso cane, poi dopo anni di distanza, sempre io, invecchiata, diversa, con un altro cane, totalmente diverso.
I regali che si fanno sono destinati ad un uso improprio, a cui non si riesce a pensare quando li si fa. Mia madre, quando mi regalò la mia amata mountain bike, concepiva quella bici come un oggetto con cui, chissà!, passeggiare la domenica, magari in pianura e non vedeva forse nel modo giusto i suoi potenti ammortizzatori, le sue grosse ruote, il suo telaio leggero, che probabilmente non significavano molto per lei. Quando sono nei posti più improbabili, in mezzo al nulla, spesso infangata e stanca, ma felice e realmente realizzata, penso a mia madre che non immagina che cosa io stia facendo, che forse non ha mai percorso una strada sterrata in discesa, e che forse non immagina ciò che i miei occhi vedono e ciò che io provo vivendo la natura insieme alla mia bici ed in compagnia del mio caro amico N. Vivere la natura richiede la compagnia di qualcuno con cui ci si senta davvero in armonia: è in quei momenti che si può sentire una persona davvero vicina o che il fastidio per il comportamento di qualcuno può diventare insopportabile fino a farti stare male in situazioni che nella vita quotidiana vivresti con indifferenza. Le nostre avventure sono piene di armonia, amicizia, silenzio, immagini, sensazioni e parole significative. La semplicità è autenticità: è questo che io cerco nelle persone e che ho trovato in lui.
sabato, marzo 20, 2004
Il dito di M. seguiva una striscia di tessuto sulla pelle, quando si trasformò nel dito di N. che scorreva su una cartina nella quale io e lui ci vedevamo dall'alto mentre pedalavamo fuori dalla città...
venerdì, marzo 19, 2004
....and I'm drowning in time to a desperate beat...
Corro, corro, corro, corro e poi, tutto d'un tratto mi rendo conto di non avere più le forze nemmeno per respirare! E così mi guardo allo specchio, vedo un volto stanco ed allucinato, sento che il pessimismo avanza. Ok, S., è ora che tu ti faccia una sana dormita! E così alle sette e mezza sono andata a letto a ricaricarmi di energie! ...per poi svegliarmi però alle nove dopo avere ricevuto n telefonate, le prime passate inosservate, un secondo gruppo risposte in trance e poi il mio cervello si è svegliato e mi sono ritrovata nel mio solito letto, nella mia cameretta fatata, con gli EN che continuavano a cantare, il traffico in sottofondo e la voglia di impegnare il mio cervello in qualche cosa. Inizialmente ho dovuto rifare da capo qualche telefonata, poi ho chiamato il mio piccolo rettile (perchè rettile? Boh? Dovendo scegliere un animale ho pensato ad un Geco, una di quelle lucertoline belle belle), ho chiamato Gulliver, ho chiamato la mamma (a volte mi dimentico di avere una mamma!), ho chiamato anche A. che come sempre mi ha riempito di attenzioni e dolcezza. Poi ho cominciato a leggere MELE BIANCHE di J. Carrol, ed è di questo che volevo parlare, anche se l'introduzione è stata lunga e forse pallosa... Questo libro è come una specie di mostro assurdo con un numero imprecisato di gambe, braccia, teste ed escrescenze strane (mi viene in mente TETSUO!), che però ogni tanto, sempre muovendosi e facendo uscire escrescenze, liquidi, nuove teste, gambe e braccia, si trasforma poi in qualcosa di sublime, poetico, elegante ed estremamente significativo. L'inizio del libro lo avevo già citato nel blog di Hans, ma ieri sera mi è arrivata da questo libro straordinario un'altra illuminazione, una di quelle cose che calzano a pennello con il mio stato mentale, di quelle cose che leggendole ti trafiggono come un fascio potentissimo di luce, capace di attraversarti. A un certo punto dice (parafrasando a modo mio) che la vita è come una scacchiera (banale, direte voi!), ma la furbizia sta nel giocare la partita non solo in due dimensioni, ma sapersi muovere in verticale ed a vari livelli. Spesso quando ci si trova di fronte ad un labirinto, la soluzione, non è addentrarvicisi, oppure girargli intorno atterriti: i labirinti vanno scavalcati, calpestati, superati.
giovedì, marzo 18, 2004
La divisione del cervello umano in due emisferi separati è tristemente una realtà che tocco tutti i giorni con mano. Fare crescere contemporaneamente la creatività e la razionalità che serve per analizzare i problemi quotidiani (del lavoro, ben inteso) non è una cosa facile e a volte, in periodi di intensa attività di uno o dell'altro emisfero mi sembra che il mio cervello non possa contenere tutto questo movimento frenetico dall'una o dall'altra parte! Quando va bene, un emisfero dice "ahio!" e tira un calcio all'altro, che si ridimensiona. Quando va male un emisfero prende il sopravvento, si inciccionisce e fa soffocare l'altro, che si atrofizza temporaneamente. Temporaneamente potrebbe volere dire per mesi o per anni, per esempio la durata di un intero corso di studi. Come si fa a mantenere un equilibrio in questa mia cacchio di vita? Forse lo mantengono meglio le persone che sono spostate da una parte o dall'altra? Sono mai stata spostata da una parte? Fa sentire vivi comunque il partecipare quotidianamente alle scazzottate di questi due emisferi, e più se le danno di santa ragione (soprattutto quando l'emisfero "analitico" vuole mettere a tacere l'emisfero creativo) e più mi sento insensatamente e follemente viva e pensante. O il fatto che loro litighino vuole dire che ho sbagliato facoltà, lavoro, vita? L'immaginazione è nemica dell'ingegneria?
Fedelmente, apro questa pagina ogni giorno prima di cominciare a lavorare e penso che vorrei scrivere qualcosa, e a volte lo faccio, a volte no. Mi piacerebbe trovarvi commenti di chissà chi, ma effettivamente mi rendo conto che i miei post non siano molto commentabili. Sono più frasi che, quando possono toccare un minimo chi legge, insinuano un dubbio, o fanno pensare tre secondi; i commenti forse si scrivono quando si ha a che fare con frasi che affermano qualcosa, soprattutto se è qualcosa di questionabile e non quando ha per argomento cose che non sono che miei modi di sentire le cose, e quindi abbastanza soggettivi da non esserlo. Stamattina mi sono svegliata pensando ad una cosa che mi ha detto, solennemente, come suo solito, mio padre prima di uscire con il mio primo ragazzo. "Nella vita ogni scelta è come il salto di un trapezista. Spicca il volo per prendere il trapezio che gli sta venendo incontro e se riesce ad afferrarlo, va tutto bene. Se non lo prende cadrà nel vuoto e, anche se sotto ci sarà la rete e non morirà, comunque il suo spettacolo resterà segnato da quell'errore". Condivido in pieno questa affermazione, e, per dirla con un verbo attivo, vivo anche all'insegna di essa, oppure, per dirla con un verbo passivo, sono stata segnata da essa. Che personcina coscienziosa che sono diventata! E poi che gusto c'è a fare stupidaggini se poi queste non sono inserite in un contesto di ragionevolezza, se non rappresentano un salto al di fuori da uno steccato, allegro e spensierato, una corsa a perdifiato verso il suo confine, poi un salto ed una fuga, con tutte le forze, via da esso strappandosi i vestiti, verso l'orizzonte?
mercoledì, marzo 17, 2004
Si è laureato Gulliver. Il mio piccolo gigante è uscito dal torpore e ha compiuto questo passo! Io ovviamente gli ero vicino e ho passato la serata di ieri ad ascoltare, con un occhio aperto ed uno chiuso, la sua importantissima presentazione della tesi... Oggi gran giornata: elegante per l'occasione sono andata a fare la parte della morosa che va ad assistere il suo moroso, che moroso però non è. Nel sole caldo -è proprio caldo oggi!- ci siamo salutati con la dolcezza di chi si conosce e si vuole bene.
martedì, marzo 16, 2004
Silence is sexy Silence is sexy So sexy So silence Silence is sexy Silence is sexy So sexy So sexy Silence is not sexy at all L’amusement Solitude Die ungesellige Liebe, die fixe Idee, l’idée fixe Nur ich und ich und ich und Tinitus Wenn die Musik endlich aufhört Ganz von selbst Silence is sexy Silence is sexy So sexy As sexy as death Silence is sexy Silence is sexy So sexy So sexy Just your silence is not sexy at all Just your silence is not sexy at all Your silence is not sexy at all
Sembra che abbia esaurito la mia voglia di scrivere rovesciandola tutta nel buco nero del mio primo racconto. Appena avrò tempo lo trascriverò... Fino ad allora chissà, rimarrò in silenzio, impegnata a vivere e travolta dagli eventi che si susseguono come lampi e mi distraggono uno dopo l'altro dal cammino che via via sto intraprendendo. Ognuno sta andando in una direzione, ma lo fa forse talmente a zigzag che non se ne rende conto...
lunedì, marzo 15, 2004
Come diceva la mamma di Forrest Gump (più o meno) Lillipuziano è chi il Lillipuziano fa. Ovvero: finché una persona non apre quella finestrina sul suo mondo e non ti fa entrare rimarrà sempre un Lillipuziano tra i tanti, e così dice Lei, Tt, la mia piccola fonte di saggezza. Sì, L'HO RITROVATA! Ed ho contemporaneamente ritrovato me stessa abbracciandola e sentendo il suo corpicino che mi stringeva così forte. Ho letto i testi degli Einstuerzende più e più volte, durante le sei ore di viaggio in treno, ed ho ascoltato più e più volte il loro nuovo lavoro, ho scritto un racconto in modo quasi nevrotico (il mio primo racconto! Mah...), come se aprissi la valvola della pentola a pressione per non farla scoppiare! Poi glielo ho regalato. Ho pensato tanto, ho osservato il mondo e mi sono divertita a farlo. Che bella la vita!
venerdì, marzo 12, 2004
Stanotte ho sognato che mi sposavo, ovviamente con M. Mentre camminavo verso il lavoro pensavo a lui come ad una specie di Gulliver che, entrando nel mio cuore lo ha deformato, lasciando la sua impronta di gigante. Quando ho dovuto farlo alzare e camminare via dalla posizione che stava occupando, perchè per me era diventato troppo pesante da portarmi dentro, ha lasciato un vuoto, che ora mille lillipuziani stanno occupando. E se tornasse? Sarebbe la strage sanguinaria per quella popolazione -tutti schiacciati dal peso del bimbone!- o esiste anche uno solo di questi mille omini piccoli piccoli capace di sfidare il gigante?
"you'll be given love, you'll be taken care of, you'll be given love, you have to trust it, maybe not from the sources, you have poured yours, maybe not from the directions, you are staring at, "
Oggi ho avuto il coraggio di telefonare alla mia piccola amica E. Ora che la sua città è stata ferita e gronda ancora di sangue mi sembra ancora più piccola, tonda e fragile. La sua famiglia almeno sta bene, ma questa non è che una misera consolazione.
giovedì, marzo 11, 2004
Bisogna stare come le lucertole al sole tutta la vita, cercando energia da tutte le direzioni e non chiudersi in uno stanzino a pretendere il mondo da una persona sola... Peccato però: sarebbe così comodo!
A., sin dall'inizio mi hai ispirato un certo timore. Il timore che si prova quando si sente che una persona ha una energia ed una dolcezza potentissime ed il timore inoltre di quando vorresti avvicinarti incuriosita ad una persona senza però nemmeno sfiorarla, ma solo stare lì vicino a sentirne il calore, senza per forza sbilanciarsi e tuffartici dentro. Purtroppo lo so come vanno a finire queste cose: io questo genere di contatto lo cerco sempre, ma nessuno è capace di mantenersi in equilibrio in questa posizione e si finisce per collassare l'uno sull'altra, a volte senza poi ricostruire nulla di sensato. Chiunque io avvicini si trova bene con me, se io lo voglio, perchè ho la capacità di fare sentire a loro agio le persone, di volere loro bene in modo delicato e costruttivo, dando loro la possibilità di abbeverarsi alla mia fonte di energia. Ma io? Io di solito sto lì, generosa e profondamente accogliente, con il dubbio che effettivamente queste esperienze mi servano a qualcosa, con il dubbio se sia più costruttivo stare da soli e sfogare la propria creatività accrescendo la propria energia per accumulo da sorgenti non-viventi e stimoli di vario genere o cercare, spesso invano, una fonte di energia negli altri, o anche una persona, un lago dove trasferire i propri pensieri, i propri sentimenti, aspettando anche un solo riflesso dalla superficie piatta o addirittura che un pesciolino nutrito dalle energie scaricate venga a farti ciao in superficie. Molte volte tutto questo scambiare è solo una perdita di tempo e soprattuto lo è perchè la maggior parte delle persone non ha energia sufficiente per riflettere o per spingere in superficie qualcosa che dia un segno delle sue dinamiche interiori. Perché? Per stanchezza, immaturità, incapacità di analizzarsi, mancanza di altruismo? Non lo so. So solo che io tutta questa difficoltà non la sento, so solo che mi sveglio felice alla mattina e che ho sempre qualcosa da dare e da dire.
mercoledì, marzo 10, 2004
Caro folletto buono, fammi trovare la strada nella vita, seminando fette di torta sacher lungo la strada!
"No, A. esageri, non fare tutto più grande, è solo la neve! è solo la neve....."
E' faticoso essere la mamma di tutti. A.A.A cercasi genitori spirituali. (Per me, non per i miei protetti!)
Perchè un blog? Per assecondare la vertigine spirituale che mi prende in questi giorni. Dopo una vita passata a mettermi in carreggiata ed a reprimere le mie inclinazioni contrarie al corretto svolgimento dei miei piani, ora ho mollato i freni, sono seduta su un carretto scalcagnato, in discesa, senza freni su una strada molto pendente e piena di buche. Le mie mani scrivono, disegnano, la mia testa frulla come non mai. La mia creatività vuole il suo spazio, la mia vita vuole guardarsi allo specchio nuda, senza armature o vestiti da carnevale. Perchè un blog? Per fare uscire i miei pensieri nel modo che più mi è familiare (mi viene in mente il video di Bjork dove le escono delle cose strane da tutti i buchi della faccia), per sfruttare il collegamento diretto cervello-tastiera che bene conosco, per proiettarmi verso l'esterno in un modo che mi è congeniale, per riflettere sulla mia vita, per fissare pensieri, immagini, emozioni che tutti i giorni mi sommergono e che poi vengono lavati via dai nuovi arrivati, perchè sono troppo disordinata per tenere un diario, perchè in fondo non ho perso la speranza di venire compresa, anche se mi scontro tutti i giorni con la follia, la frustrazione, il pessimismo ed il qualunquismo collettivi. Perchè un blog? Perchè comunicare è la cosa che mi fa stare meglio, indipendentemente dal fatto che non so con chi o con cosa comunico. Chissà, forse otterrò come risposta qualcosa di meglio di "Wow! Sei strana..." oppure un ascolto attento a tutto tranne che alle mie parole, una attesa volta a sedersi al banchetto delle mie energie e della mia vitalità. Perchè un blog? Perchè conoscere un folletto venuto dal nulla, attirato nel mio mondo con la sola potenza della frase che è scritta a caratteri cubitali su questa pagina, mi ha fatto capire quanto la scrittura sia più che mai MIA, quanto le immagini che escono spontaneamente dal mio cervello siano qualcosa si speciale. La casualità (aiutata da un po' di spirito di iniziativa!) spesso ti fa incontrare sulla strada persone che ti lanciano messaggi che tu puoi riuscire a decifrare o meno. E' come un videogioco di quelli dove i personaggi devono raggiungere un tesoro ed incontrano varie prove sulla strada: ogni personaggio sul cammino nasconde da qualche parte (ma dove?! Bisogna annusarli e perquisirli!)un regalo, un messaggio in codice, un bonus che ti darà due vite in più e ti consentirà di andare oltre verso la ricerca del tuo tesoro. Stanotte ho incontrato un Geco, cosa volesse da me non lo so.
martedì, marzo 09, 2004
"Ti ho pensato molto in questi giorni quando c'era la neve". La dolcezza lancinante di quelle parole ha sprigionato una energia incredibile e le parole mi sono turbinate attorno amplificandosi e diventando fuoco, vento e acqua insieme, per poi stringermi dolcemente e stritolarmi in una morsa.
Vi chiederete da dove viene la frase che ho scritto in alto... Beh, potrei aprire una competizione! Chi indovina avrà un premio. Forse.


