lunedì, maggio 31, 2004
E' proprio necessario dire che una persona è stata "sgozzata"? A me, sinceramente, basterebbe sapere che è stata uccisa e di sicuro non è perchè me ne freghi del prossimo! I dettagli macabri non mi interessano, li lascio agli appassionati del genere. Queste cose davvero mi mettono di cattivo umore. La guerra mi mette di cattivo umore anche perchè non ci si può fare niente. E' così e non l'ho deciso io, nè lo hanno deciso, tra l'altro, la maggioranza di coloro che la subiscono, muoiono nelle maniere più assurde a causa delle tensioni che si sono create. Quando guardo la televisione o ascolto la radio mi sembra di vivere un brutto incubo in cui succedono cose sempre più brutte ed assurde, di quei sogni così brutti quando ti svegli senti un senso di nausea e un accenno di mal di testa.
Io ne ho la nausea di questa guerra, come ho la nausea di coloro che la supportano, ma anche di coloro, dell'altro schieramento, che non hanno il coraggio di esprimere una opinione secca e che hanno quasi paura di dire una cosa troppo poco moderata. Ma del resto, forse, anche se dicessero eroicamente la loro opinione, forse non cambierebbe proprio nulla. Anche quello che sto scrivendo io non conta nulla, quindi mi rimetto a lavorare. Mi consola il fatto di lavorare per uno scopo abbastanza nobile, almeno. Penso che se non dovessi più avere la possibilità di lavorare per l'ambiente, andrei senza nessun problema a zappare la terra, pur di non essere coinvolta nelle dinamiche aziendali. Questo è certo.
venerdì, maggio 28, 2004
"...Ich bin das ganze chinesische Volk,
Und Yü-Gung kann Berge versetzen,
Bin 6 m gross,
Bin 9 m gross,
Bin 12 m gross, und
Fütter mein ego!
Fütter mein ego!
Fütter mein ego!
Heut nacht!
Niemals schlafen,
Alles lügen,
Staubiges vergnügen,
"
Vorrei aprire le braccia e rivolgerle verso l'alto, verso un sole caldo che non c'è e, al ritmo di questa canzone martellante, diventare un gigante ciccione, alimentando il mio ego, diventando il popolo cinese intero per spostare le montagne, o forse addirittura passarci sopra con i piedi nudi e sentire gli alberi come muschio sotto la pelle. Camminando, le nuvole fredde mi farebbero solletico al naso e mi bagnerebbero la faccia mentre andrei a rinfrescarmi i piedini nell'acqua degli oceani, vedendo in prospettiva la circolazione di tutti i venti che muovono le acque e l'atmosfera...
Anche l'antipatico ciccione sembra essersi stancato del suo amichetto. Mah, che articolo.
Il mio cervello è ancora stanco e cerca all'orizzonte una speranza di nutrirsi di pensieri nuovi. Arriveranno, arriveranno... probabilmente arriveranno con la calma del corpo e dello spirito, con il difficile ritrovamento di un equilibrio che ha difficoltà a sussistere in un campo di velocità dai gradienti estremi e significativi in tutte le direzioni. Ultimamente non guardo molto i telegiornali, ascolto solo la radio. Le immagini della guerra e le faccione abbronzate dei politici mi deprimono, mi fanno stare male, mi fanno pensare che, in fondo, meriteremmo di essere schiacciati da una qualche catastrofe, purchè questa però faccia davvero piazza pulita. Di tutto. Le canzoni commerciali delle radio che mia sorella ascolta in macchina la mattina, andando a lavorare, mi danno il voltastomaco, vedere le mie coinquiline che guardano Gerry Scotti mi fa venire l'orticaria, la stupidità e la superficialità della maggior parte delle persone che mi circondano mi spinge a ritirarmi nel mio mondo dove solo cose e persone con un certo grado di purezza e di sincerità, DI AUTENTICITA', trovano posto.
E' certo: sono nata e rimarrò sempre una disadattata.
Sempre e comunque, però, tutti mi vedranno come esempio di solare sicurezza e di immutabile positività.
Beh, entrambe le cose sono vere. E poi non è che solo perchè uno è positivo e solare e anche abbastanza costantemente allegro, non subisca turbamenti e attacchi di disgusto quando volge il suo sguardo alla pochezza umana che vede intorno, come non è detto che solo perchè una persona cerca di essere aperta con tutti lo faccia perchè ama il prossimo.
Come non è detto che una persona che parla e scrive sempre di se sia una persona aperta.
mercoledì, maggio 26, 2004
Questo blog andrà in ferie per un po' di tempo! Si riapre al momento della nuova fioritura del mio povero cervello stanco.
Mi ha commosso fino alle lacrime l'espressione innocente di un cane che prima mi abbaiava cattivo e poi quando mi sono avvicinata mi leccava forsennatamente la mano. Ho avvicinato un po' il viso ed avrebbe voluto leccarmi anche la faccia. Mi ha commosso perchè mi ha riportato ad essere rilassata e serena, dopo essermi svegliata alle 6.00 ed avere subito con fastidio una colazione con la televisione davanti, un viaggio in macchina (vabbeh, di 30 minuti!), con una qualche radio commerciale del cavolo come sottofondo e per di più con mia sorella che mi parlava di cose che non mi interessano nè mai mi interesseranno. Certo che essere ingegneri è proprio triste: ci sono persone che proprio non riescono a fare a meno di alimentare gli argomenti a favore di coloro che credono negli stereotipi. I miei ex colleghi di studi sono diventati meno interessanti di un tappo di sughero e si gongolano perchè sono stati a prendere la pergamena di laurea. Addirittura hanno scritto otto email sulla mailing list per parlare di questo argomento, dopo che da mesi nessuno parla di niente. Che tristezza. Molto più interessante e vero il gatto fuggito da chissà dove che correva per via Beverara saltando da un giardino all'altro o qualsiasi altro animale. Mi ha davvero colpito. A volte anche io mi sono sentita così e se ne avessi avuto la possibilità sarei schizzata su e giù dai recinti delle case, avrei attraversato la strada e sarei corsa in mezzo ai campi in quel modo, ma ahimè, non sono un gatto.
martedì, maggio 25, 2004
Uoooiiii uaaaaaiii above my dreams, pictures of ze uoooo, uiii iour liiiiiips uoooon uaaaaan ask you for a iiiiii...
che bella questa canzone, eh? Mi frulla sempre in testa. Non capivo le parole che diceva il cantante e come sempre pensavo che la colpa fosse mia, poi mi hanno fatto notare che, effettivamente, non è cantata proprio in un inglese inglese...
Stanotte mi sono addormentata ascoltando Amnesiac dei Radiohead, in realtà non mi sono addormentata, sono praticamente morta, anzi dovrei dire siamo: in un accesso di sadismo ho fatto dormire un povero "giovine" alto 1.90 in un lettino che sembra quello di mia sorella quando aveva dieci anni, solo che il suo aveva le sbarre e quello no. Mi rendo conto che i miei post diventano sempre meno interessanti: è che quando si forma una pellicola di pensieri sul liquido bollente della mia vita, lo sport ed il lavoro la distruggono andando a rimescolare il calderone! Ieri pensavo che, ca***!, siamo già a metà di questo anno!!!! Indosso il paraocchi quotidiano e mi metto a lavorare.
lunedì, maggio 24, 2004
"E' strano vivere in un paese dove la metà delle persone sono state uccise in un giorno solo", diceva June, al ritorno da Castel D'Aiano, passando per Marzabotto. Oggi comincio così la mia quotidiana blog-session prima di tuffarmi nel lavoro quotidiano. Eh sì. Deve essere proprio strano: un macigno che pesa sulla testa di tutti quanti. Poco dopo ci siamo fermati al museo etrusco ed abbiamo goduto della pace che regna nella necropoli e del panorama che si riesce a godere da lì (anche se in sottofondo c'è una rumorosissima cartiera che disturbava un po' sia acusticamente che visivamente). La festa, come tutte le feste, mi ha lasciato senza energie e con un bel ricordo, ma non c'è posto per una nostalgica apatia: questa settimana ho un ospite importante e si annunciano momenti intensi! Spero che le mie quadrate coinquiline vadano d'accordo con questo essere strano che, guarda caso, è mio parente. Ci sono equilibri tra le persone che possono cambiare e non si sa perchè. A volte basta un microscopico passettino verso qualcuno per sbilanciare gli equilibri interpersonali e ti trovi a stare benissimo con qualcuno con cui prima stavi male, che addirittura ti provocava spesso un intenso fastidio. Questo è uno dei misteri della mia vita, ma non penso che approfondirò la cosa più di tanto: quando si sta bene non si ha voglia di farsi troppe domande.
Alla festa mi sono sentita una specie di animale da estinzione: mentre cucinavo tutti osservavano (e fotografavano! :S) una delle ultime e delle più giovani emiliane esistenti sulla terra che sono capaci di utilizzare il mattarello per scopi culinari. Tutto ad un tratto mi rendo conto che, in fondo, sono una donna di una volta, di quelle che non esistono più!, e me ne sorprendo. Tra le chiavi di ricerca con cui si può arrivare al mio blog è spuntato "fare una tedesca"... (Vedere con che chiavi di ricerca si arriva al mio blog è l'unico motivo per cui ho inserito il contatore shiny stat!!)
venerdì, maggio 21, 2004
Si avvicina il giorno della festa e come ogni volta che si avvicina una festa mangereccia in campagna o in montagna mi sento felice e piena di energie all'idea di cucinare per una trentina di persone che, dopo ore e ore di fatica, vedrò sereni, soddisfatti e con la panza piena. Ho cominciato a sperimentare questa mia naturale tendenza quando ero in Germania e ci incontravamo la domenica per non mangiare a casa da soli in un giorno così vuoto; lì tra l'altro ho scoperto che le feste in casa sono proprio la mia dimensione del divertimento. Poi, piano piano, mi specializzai, anche grazie alla festa di laurea, che durò due giorni e due notti intere e mi lasciò senza energie a pensare al mio futuro. Ero stata così bene che mi sembrava non avrei mai più potuto essere così felice, quasi come la mia vita si fosse conclusa e avessi potuto dirle addio. La verità è che sono sì una persona cerebrale, ma che il basso istinto di fare montagne di tortelli, di gnocchi di patate e di friggere quintali di gnocco (crescentine) mi dà una libidine incredibile, quasi quanto mi dava gusto preparare la minestra fatta di terra, sassi ed erba quando ero piccola!! Ognuno ha i suoi vizi...
giovedì, maggio 20, 2004
Il regista della mia vita, che non diventerà mai famoso, ma che si diverte un casino, aziona il vento ogni volta che passo in pattini sotto il Portico dei Servi -uno dei più larghi a Bologna- e mi fa sentire importante! Analogamente, per divertirsi un po', fa succedere cose strane a tutti coloro che tentano di avvicinarsi a me e di minare la posizione di Gulliver, perchè, ormai è certo, lui è il suo preferito, quindi attenti tutti! Si va da mancati appuntamenti, a sms smarriti, espatrio forzato, depressioni, finti tradimenti, malattie e nevrosi! Spero che non scateni pestilenze o terremoti per salvare il suo cocchino.
Però il regista ha ragione, effettivamente è più puro e nobile degli altri, e per questo si merita di venire riempito di attenzioni fino a che i suoi occhi, il suo cuore, la sua pancia, le sue orecchie esplodano di felicità.
Lo sport azzera i miei dubbi e forse anche i miei pensieri, e così fa l'amore. Alle quattro di mattina mi è arrivato un messaggio dove la mia sposa diceva che si è comprata una gonna color pisello con un fiore gigante. La perdono solo perchè è colpa mia che avevo lasciato il telefono acceso per sbaglio e perchè si trova dall'altra parte del mondo... Inutile dire che mi manca e che la sento lontana. Ma anche quando è qui forse la sento lontana, diciamo vicina ma su una strada parallela. Ci sono persone a cui vuoi bene e che senti tue simili, ma che non riesci ad abbracciare, che invece di infonderti dolcezza ti fanno pensare. E le ami per quello che ti danno.
mercoledì, maggio 19, 2004
Ieri le visite erano 1976 come l'anno in cui sono nata, ed oggi 1998 come l'anno in cui rinacqui, partendo per la Germania, abbandonando una vita di provincia, poche soddisfazioni e tanto studio. Abbandonandola proprio, per poi non ritrovarla, per fortuna!, più. "Per essere padroni di se stessi occorre essere attenti", pensavo venendo al lavoro, e io, cacchio!, non lo sono mai stata!!! Mai sono stata attenta a niente, mai ho dato importanza e valore alle cose, ho proseguito in discesa libera rullando gli ostacoli o le cose che trovavo sul mio percorso -forse è per questo che mi piacciono così tanto gli sterrati in mountain bike!-, divertendomi, sì, ma fregandomene di tutto e di tutti, con l'istinto di un animale, come il mio cane quando vede una lepre. Sono sempre stata all'inseguimento di qualcosa e solo a quello ero attenta. Sono. Amo le persone che se ne fregano, che non conoscono invidia, falsità o ipocrisia: i miei amici migliori sono così, Gulliver è così. Puri, ai miei occhi. Ieri notte mentre pattinavo in via Saragozza ho visto un barbone che dormiva per terra in un sacco a pelo, con sopra una copertina e sotto la testa un cuscino. La cosa bella è che era sdraiato supino, leggeva il giornale ed aveva una bella espressione serena sul viso. Sempre ieri notte sono andata a pattinare sotto il Portico dei Servi e mi sono accorta che purtroppo, dopo la mia esperienza appenninica, ho ricominciato a sentire gli odori, la puzza della strada, intendo. Male... male... Oggi finisco così. Sono serena: finalmente su questi schermi un Gulliver che parla, quasi logorroico. Lo sento sotto la pelle.
martedì, maggio 18, 2004
Oggi mi sono messa gli occhiali che uso ad andare in bici, mi sono vestita per andare a lavorare e sono salita sulla mia bici arrugginita da città. Quando le mie gambe hanno sentito che sotto i piedi c'erano i pedali sono impazzite di gioia ed hanno cominciato a girare credendo di essere sulla Futa (ss 65 che porta da BO a FI, ndF), forse complice la semioscurità indotta dagli occhiali mi immaginavo che l'azzurrino sullo sfondo fosse quello delle montagne, ma no. Non è così. Ad un certo punto ho avuto un attacco di tristezza, ma poi è stato placato: non va bene lamentarsi delle cose che non si possono cambiare ed abitare in città è una delle cose che , al momento, non si può cambiare. Bisogna accontentarsi -effettivamente almeno non abito più in periferia!- e bisogna cercare degli angoli di campagna anche in mezzo al grigiore. Incredibilmente ce la faccio sempre, ma non nei parchi dove tutti esercitano il diritto di credersi in mezzo alla natura , ma in quei posti dimenticati e nascosti, un tempo in mezzo ai campi ed ora attorniati da case e strade. Uno di questi posti è dietro al posto dove lavoro e per arrivarci faccio una stradina un po' contorta, poi attraverso il parcheggio di un condominio, passo davanti ad un museo (deve essere carino: ci porterò in gita Gulliver!) e subito mi trovo su un ponticello tutto "sgarrupato", sotto il quale scorre il Navile -ormai un fiume malato, col quale feci conoscenza un paio di mesi fa, quando mi condusse fuori dalla città-, e vicino alle sue sponde ci sono delle casette vecchie, che potrebbero trovare posto solo nella Pianura Padana, nella bella e triste pianura da cui provengo e che in quella parte della città è stata coperta, nascondendone l'assoluta piattezza. Il ponte è sbarrato, ma in bici -o in motorino- si riesce ancora a passare; dopo una ventina di metri incontro le roulotte dei punkabbestia dormienti, con i loro cani che, stufi di rimanere chiusi, a volte fanno capolino grattando il finestrino con la zampa, illudendosi di poterlo aprire con le loro canine forze, a volte qualcuno dorme fuori e io gli passo vicino in bici, ma loro dormono come sassi. Pedalo poi ancora un po' e vedo una specie di veliero in mezzo al deserto e lì vado a svolgere il mio lavoro.
lunedì, maggio 17, 2004
Questo fine settimana ha segnato l'avverarsi di un sogno, il superamento di un limite, quello degli Appennini, e mi ha portato, in bici, insieme al mio amico N., da Bologna a Firenze, sulla Flaminia Minor. Non ho molte parole da spendere al riguardo perchè sono conscia che non basteranno mai a descrivere la bellezza delle sensazioni provate. Forse troverò le parole: mi piacerebbe ricomporre alcune immagini, ma le parole non possono fare sentire nei polmoni l'aria fredda delle cinque di mattina o infondere la pace che ti danno le montagne, quando all'orizzonte diventano blu, o la sensazione di benessere che dà qualsiasi cosa possa rinfrancarti dopo avere fatto tanti chilometri.
venerdì, maggio 14, 2004
EVVIVA! La macchina-delle-nuvole mi ha scritto una email all'indirizzo sul blog. E' bello sentire stranamente vicino qualcuno che ti scrive per caso, vedendo in te un miscuglio di immagini appartenenti forse alla sua vita e non alla tua.
Basta, oggi si lavora e i programmi girano, girano, scrivono, scrivono.
Gente udite, udite! Ci sara' presto una fixzScion (così si scrive e si pronuncia a Bologna) con Barbara D'Urso: ma che bella notizia stamattina al bar! Ci sono molte cose che nobilitano l'uomo, ma questa proprio no, nonnonnò. Forse sono pesante e troppo drastica, ma mi ostino a depurare le mie orecchie ed i miei occhi da zozzerie televisive e cinematografiche varie, quasi per paura di essere contagiata -attraverso occhi e orecchie entrano dentro!- e deve vedersi questo, anche se non lo dico (ma le espressioni del mio volto purtroppo mi tradiscono sempre, c*?"#!), forse le persone che non guardano zozzerie e non conoscono i gingle delle pubblicità o le hits del momento che ballano le veline hanno lo sguardo diverso... Ci sono molte cose che nobilitano l'uomo e io me ne voglio nutrire. Quanto a vivere una vita retta e coscienziosa ci sto provando, anche se i Lillipuziani sono in fermento per il ritorno di Gulliver e stanno cercando di riportarmi nel loro mondo. Come ho scritto un tempo, la felicità viene banalizzata nel racconto e quindi non scrivo mai di Gulliver e del suo ritorno, se di felicità si può parlare, o forse meglio di equilibrio, armonia intervallati da momenti di pura esaltazione. E' questa la felicità? Non so, però è la cosa più simile che io abbia mai visto. Ieri mi hanno fatto vedere (un po' troppo passiva come espressiome, ma vabbeh) il filmato della ormai tristemente famosa decapitazione e la cosa mi ha dato, senza che me ne accorgessi, una sorta di tristezza che si è ingigantita appesantendosi man mano che il tempo passava. Verso sera ho cominciato a dubitare del mio futuro, di cosa farò "da grande", della possibilità di "uscire" dalla ricerca (come fosse un tunnel!), ma poi sono andata a casa di N. e mi ha parlato della ditta dove lavora, del suo capo e dei suoi colleghi e allora mi è passato tutto, anche perchè ho isolato il motivo della mia momentanea depressione e stanchezza. Si apre una giornata che deve dare impulso alla prossima settimana: sarà la gambata prima del riposo... Ieri sera ho scoperto che sbaglio la bracciata a rana, male! Effettivamente anche nella vita tendo a non badare a spese di energie ed a non valutare la possibilità di fare qualcosa in modo diverso -che a rana è sempre il più corretto, nella vita lo è quasi sempre- per fare meno fatica e fare le cose in modo più fluido.
giovedì, maggio 13, 2004
Non riconosco più il mio blog! Forse in nero dava più l'impressione di essere più ricco nella sostanza che nella forma. Mah.
Ieri sera ho assaporato il gusto dello stare con una persona pigra e spesso stanca: visto che alle dieci aveva sonno mi ha accompagnata a casa, sono salita, mi sono vestita di tutto punto, con tanto di caschetto (perchè per strada non si sa mai...), ho sceso i cinque piani di scale che separano il luogo dove dormo dal suolo -è difficile pernsarlo come "mio appartamento" o "casa" o anche "casa in cui abito con altre due persone"- in ciabatte e poi, alla fine delle scale, con il timore quasi reverenziale di chi sta compiendo un rito, ho infilato i miei roller! E' la seconda volta che li uso e ancora, quando mi alzo in piedi, sento il terreno che mi sfugge sotto i piedi, poi mi tranquillizzo e rendendomi conto di essere io a muovermi. E parto. Il porfido non è l'ideale per pattinare e di questo me ne sono accorta subito: ti trema tutto, testa, occhi, cervello, ogni cosa e rischi di perdere l'equilibrio, se non stai tutta rigida; poi sono arrivata sotto l'invitante portico di via Marconi - largo, liscio, deserto, buio - e ho affrontato con una serenità che mi è nuova la lieve discesa e piano piano, lentamente ho accarezzato con i miei pattini le vie della mia zona, sentendo veramente per la prima volta quanto sono lisci e goduriosi i portici di Bologna. Mentre tornavo, in leggera salita, mi spingevo e subito dopo mi lasciavo trasportare dalla spinta. E' come nuotare a rana, per farlo bene bisogna darsi la spinta e poi fare una pausa, lasciare che l'energia che hai impresso al mezzo in cui ti muovi ti porti avanti, per poi spingerti di nuovo dopo la pausa. Mentre pattinavo lentamente ma con grinta, pensavo che vivere è un po' come nuotare a rana o pattinare: bisogna sapere spingersi, non continuare a sgambettare freneticamente, saper fare una pausa e godere del lavoro svolto. Ieri sera ho visto un mediometraggio ambientato nella mia terra, nella pianura dove sono nata e cresciuta, parlava di un paese piccolissimo che organizza una festa dell'Unità con tanto di tavoli (presi dalla cucina degli organizzatori!), tortellini, liscio ecc. e mi è venuta un po' di nostalgia, nostalgia di qualcuno che mi faccia vivere di nuovo la faccia verace e sincera della mia terra, quella dove ignoranza, qualunquismo e strafottenza non trovano posto. A me le feste dell'Unità non sono mai piaciute tanto, ma il fatto che ci siano anima, in sottofondo, le mie estati e l'orchestra che suona il liscio mi dà serenità ed allegria, da lontano. Come saranno le feste dell'Unità tra trent'anni? Forse non ci saranno più, ma di sicuro saranno molto diverse e non avranno più il sapore che hanno sempre avuto perchè coloro che le rendevano così saranno tutti morti e le dovremo organizzare noi, non io, quelli della mia generazione. Chissà. E' troppo pretendere di congelare le cose, ma mi basterebbe congelarne minuziosamente il ricordo. Purtroppo non mi riesce bene nemmeno questo.
mercoledì, maggio 12, 2004
datemi consigli sulla nuova veste del blog!
Vorrei scrivere tanto oggi, ma non posso! Devo finire una cosa e sono molto concentrata. Vorrei scrivere della mia prima pattinata -per me i roller non sono roller, ma pattini! Sono una donna vecchio stampo! - e vorrei scrivere di ogni cosa che vedo, mi sta prendendo una certa frenesia. Ma oggi non posso. Un commento sul blog di Iri mi fa pensare ad una bella poesia di Montale.
"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."
martedì, maggio 11, 2004
In ihren gemeinsamen Mund
lebt ein Kolibri
mit jedem seiner Flügelschläge
dafür das Auge viel zu träge
Kulturen erblühen und vergehen
ganze Kontinente untergehen
hier gibt es keine harmlosen Worte
alle viel zu gross
und das einfachste Beispiel explodiert
in 10^14 für
die Interimsliebenden
die Interimsliebenden
im Interim
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Nella loro bocca comune
vive un colibrì
con ciascuno dei battiti delle sue ali
per i quali l'occhio è fin troppo lento
culture fioriscono e periscono
interi continenti sprofondano
qui non esiste nessuna parola innocua
sono tutte fin troppo importanti
e l'esempio più semplice esplode
in 10^14 per
gli amanti ad interim
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Strano leggere le parole degli EN in italiano!
La mia strada è segnata. Come un bradipo, lentamente, prendo un ramo dopo l'altro e mi aggancio al ramo successivo. Lentamente. Avendo scelto QUEL ramo qualche anno fa, poi mi sono spuntati davanti altri rami, e in modo ovvio, li ho presi tutti, mi sono aggrappata, ho proseguito, lentamente e non poteva essere altrimenti. Forse non ho preso il ramo sbagliato all'inizio, e meno male, altrimenti questa consequenzialità mi avrebbe potuto portare in fondo all'inferno senza poterne uscire. Forse ho preso invece il ramo sbagliato e gli alberi che mi hanno posto davanti al naso i loro rami in modo fiducioso, lo hanno fatto solo perchè si fidavano degli alberi che mi avevano ospitato, ma in realtà si sbagliano tutti.
lunedì, maggio 10, 2004
Qualcuno mi sa dire come mai non compaio su google?
una email appena arrivata----
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Vabbé, volevo dirtelo di persona, ma, vista la situazione, ti racconto ora come è andata: in realtà quella sera ero più che convinto di venire alla tua festa e "mi ero permesso" di estendere l'invito anche ad un mio amico, che, tra l'altro, abita a due passi da casa tua.
Dopo aver mangiato da lui, si è fatto un pò tardino (le undici e mezza) per due pseudoinvitati come noi, ma abbiamo pensato comunque di venire a vedere che aria tirava...magari la festa era già finita oppure, al contrario, stava iniziando allora...che ne so io, se neanche ti conosco!
Prendiamo la mia macchinina e ci aggiriamo "loschi" sotto casa tua!
Vediamo due finestre che danno sulla strada illuminate e qualche ragazzo affacciato, così parcheggiamo e facciamo per entrare, con la nostra bottiglia di rosso.
Poi capita una cosa strana: ci sentiamo imbarazzati, visto che non conosciamo né te né nessun altro, e non sappiamo che tipi siete e.....per farla breve, ci vergognamo e ce ne andiamo!!!!!
La conclusione è una sola, e triste, alla quale dobbiamo ancora rassegnarci: non siamo più quelli di una volta, è finita la nostra brillante carriera di imbucati alle feste!
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------ no comment :)
Ieri volevo riscrivere il post precedente, cancellato non so ancora come sul portatile di mia sorella. Mistero...
Il post continuava parlando di come una ricorrenza che a volte è considerata più un palloso obbligo da parte di chi è invitato, cioè il matrimonio, può diventare qualcosa di significativo, divertente, interessante e anche utile. Si è sposato mio cugino e mi sono divertita: la cerimonia è stata bella, il pranzo ottimo, lontano dalla emiliana burrosa pensantezza, ho rivisto alcuni dei miei parenti molto volentieri e ho potuto rivedere il mio adorato cuginetto (fratello dello sposo: mi trovo meglio con i 21enni che con i 31enni...) che mi ha dato il cd del suo gruppo. Ieri lo ho ascoltato e mi ha ipnotizzato. Una musica languida e lancinante che ti può trasportare alla deriva, lentamente, se la lasci fare. Un po' mi ha messo a disagio il fatto che sua mamma andasse in giro per parenti (i suoi) a dire che ha due nipoti bravissime, laureatissime ecc. perchè tutti mi guardavano come fossi un genio e loro dei poveri mentecatti e penso che non ci sia niente di più lontano dalla realtà (almeno per il primo aspetto, il resto non saprei...).
L'altro giorno mentre ero in bici pensavo ad un post che avevo letto sul blog di Hans (hansschnier.splinder.it, non posso direttamente ed elegantemente il link in quanto sprovvista di ogni pulsante formattante!) che diceva più o meno che è un mistero il fatto che sia impossibile essere felici la domenica sera. Mentre pedalavo in mezzo al traffico pensavo che io, nella mia vita, sto vivendo più o meno, la mattinata del sabato, mi sono svegliata rincitrullita dopo avere fatto baldoria il venerdì sera, durato per altro solo un anno e mezzo, ed ora mi sto organizzando per passare al meglio il weekend che ho davanti.
Quando sarò arrivata alla domenica sera spero che avrò qualcuno che mi starà vicino come noi stiamo vicino alla mia nonna che ormai, è certo, è altro-da-se perchè diventata, come diceva lei un tempo vècia-vècia: fino ad 83 anni era solo vecia, connotazione di per se non negativa. E' strano come ora invece sia diventato un aggettivo negativo, mentre nella società contadina chi era vecchio non aveva certo pudore ad ammettere di esserlo o a chiamare affettuosamente suocera o mamma "la mi vecia", suocero o padre "al me vèc"...
Stasera comprerò il mio primo paio di roller! (La mia mente va ai miei Gipron acquistati da mio padre quando avevo otto anni!) Diventerò una di quelle pattinatrici smorfiose semi-svestite che pattinano con le gambe dritte (ma come fanno?), guardando davanti a se immobili come statue con i capelli al vento e lo sguardo serio ed indifferente alle persone che le guardano ahhahaha...
domenica, maggio 09, 2004
Domenica di quelle senza stimoli, del resto quando mancano le energie fisiche tutte le energie mentali vengono bloccate nel loro fluire.
Questo è ciò che rimane di un lunghissimo post... forse domani lo riscrivo :'(
Domenica di quelle senza stimoli, del resto quando mancano le energie fisiche tutte le energie mentali vengono bloccate nel loro fluire.
venerdì, maggio 07, 2004
Vedremo soltanto una sfera di fuoco
Più grande del sole, più vasta del mondo
Nemmeno un grido risuonerà…
E catene di monti coperte di neve
Saranno confine a foreste di abeti
Mai mano d'uomo le toccherà
E solo il silenzio
come un sudario si stenderà
Fra il cielo e la terra
per mille secoli almeno
Ma noi non ci saremo,
noi non ci saremo...
Noi non ci saremo. Forse io e te dormiremo sotto terra in quel momento, abbracciati come l'altra notte, e il riposo delle nostre spoglie mortali sarà eterno, mentre succederà qualcosa che non potevamo immaginare quando, abbassando il volume della televisione ci mettemmo a parlare del futuro e delle nostre preoccupazioni.
martedì, maggio 04, 2004
La vita senza consapevolezza non sarebbe degna di essere vissuta, almeno per chi una discreta consapevolezza è in grado, potenzialmente, di raggiungerla. Quanto è bello però il sorriso che hanno i bambini, i vecchi un po' disorientati come la mia nonna, i matti che vedo tutti i giorni dal balcone, i pazzoidi che si vedono per le strade della città (aggiungerei anche gli animali, che io tendo spesso e volentieri a vedere come esseri umani solo un po' meno consapevoli). Loro non sanno, non vogliono sapere, eppure stanno bene comunque. Io voglio sapere, mi rodo per non sapere abbastanza, vorrei sapere sempre di più, ma non sono infelice, anzi, vivo alimentandomi di nuovi impulsi che stimulino il mio cervello, di nuove informazioni, di nuovi, dubbi e di nuove consapevolezze e sono contenta anche se mi sento spesso inerme e a volte stupida. Ci sono persone che si fanno trascinare nell'abisso e dicono banalmente che sta meglio chi non pensa. Non sono per nulla d'accordo. Non ci sto a farmi raccontare delle frottole per essere felice. Stanotte ho quasi finito di leggere "Un cuore così bianco". Leggo ormai solo di notte, quando le mie coinquiline se ne vanno a letto e tutto è silenzioso: si sente solo il fruscio lieve del traffico, che fatica a salire 5 piani per arrivare alla mia finestra. Stanotte sono riuscita a ridurre il caos in camera ed a montare lo stereo: momento sublime! Stamattina appena sveglia è bastato alzare la levetta della radio per rendere felici le mie orecchie.
lunedì, maggio 03, 2004
Effettivamente, leggendo altri blog, mi rendo conto che qui non traspare nulla della vita che vivo attivamente, delle mie idee sulla attualità, o anche su cose tipo i festeggiamenti per l'ingresso della Polonia e degli altri 9 nella UE, o anche solo dei film che vedo. C'è un grosso filtro che lascia fuori tutte queste cose e mi spinge a scriverne altre. Forse perchè tutte le mattine mi sveglio con la rassegna stampa su RCdC e quando mi siedo al pc ho voglia di scrivere qualcosa di non relativo alla terribile guerra che ci circonda, o al nauseante teatrino della politica che ogni giorno riserva terribili quanto scontate sorprese a cui cercano di renderci sordi ed indifferenti, con un continuo tamburellare di informazioni inutili, tacendo l'essenziale e vestendolo con colori sgargianti e fuorvianti, o alla nostra società (molte cose sembrano suggerirci che sta andando in rovina) e sussurro le mie idee più primitive, che avrei potuto esprimere anche a quattro anni, quando sapevo ben poco del mondo che mi circondava.
Anche l'ultimo dei parassiti di questa terra può essere fondamentale, e questo è banale, ma ho scoperto che anche una zecca può essere importante nei rapporti interpersonali. In caduta libera verso il centro della spirale, una zecca ti ridesta e di colpo bisogna svegliarsi e nuotare verso l'alto, verso la superficie. La pianura all'ennesima potenza. Campi, campi, campi, campi, alberi, ciclisti, tanti ciclisti. Divisa tra la voglia di pedalare e seguire quelle frotte di vecchi, bambini, meno vecchi e meno bambini, e quella di proseguire questo viaggio, in macchina, facendo muovere solo la fantasia, ascoltando qualsiasi tipo di musica, purchè ad alto volume, in linea con il nostro stato d'animo che poteva essere solo urlato a squarcia gola, a tutta velocità sulle strade dritte e pianeggianti.


