martedì, novembre 30, 2004
Buongiorno, sì sono io. Sono la stessa che ha scritto ieri perchè, infatti, questo è il mio blog; un tizio un po' fuso che ho conosciuto al macrobiotico, quando sono andata a pranzo da sola e mi sono seduta al tavolo con altre persone che mangiavano da sole, dice che i segni d'acqua scrivono, che scrivere è una cosa da introversi, che i segni d'aria parlano, parlano perchè sono estroversi. A me sembra di essere tutto. Stavo sciogliendo le briglie e stavo scrivendo uno dei miei post chilometrici, ma sono stata interrotta ed è ora di passare ad altre attività. Carrol è un grande e Il Mare di Legno è un libro bellissimo, anche se Mele Bianche forse è più bello.
lunedì, novembre 29, 2004
Sazia ed appagata non ho bisogno di scrivere per incanalare la mia ansia di vita, non sento la necessità di parlare con qualcuno o di fare qualcosa per realizzarmi. Se questo faccia bene o faccia male non lo so, probabilmente è nel suo eccesso che sta la morte della me che amo; controllare ed arginare il gigante è necessario per la mia sopravvivenza. Vivere in equilibrio mi piace, ma non quell'equilibrio che ti dà la serenità, l'inattività, la pace interiore; ricerco l'equilibrio nella tensione dell'equilibrista che cammina sul filo, mentre mette ogni suo muscolo a disposizione della sua futura salvezza, mentre controlla la mente ed il corpo, mentre le emozioni che lo percorrono sono fortissime e lampeggianti, mentre lui sta, nonostante la tempesta che ha dentro, in piedi, sempre andando avanti.
venerdì, novembre 26, 2004
Cambia la luna, osservo il digiuno, lo vedo che si impadronisce di me, ma ciò che mi svuota, appassionandomi, è arcgis, è stato duro confessarlo, ma non scrivo perchè sono troppo presa! Che inizio poco interessante... Non sono in grado di scrivere uno dei soliti post sfavillanti perchè mi trovo in un momento esente da ansia, tranquillo, sereno senza pulsioni e preoccupazioni, forse senza emozioni, anche. Penso non durerà ancora a lungo, perchè io posso essere diversa dal mio persistente stato di sovrumana eccitazione e attività solo uno o due giorni al mese, una piccola vacanza dalla media di me stessa, poi tutto torna come prima e si torna a saltellare qua e là, a conoscere gente, a capire cose, a provare emozioni. Oggi una vecchina piegata ad u in avanti mi ha ringraziato sentitamente per non averla investita in bici e la cosa mi ha fatto tenerezza, così di prima mattina, perchè era il primo essere umano con cui parlavo. Mi manca la mia nonna.
giovedì, novembre 25, 2004
Ieri pensavo che mi avessero bocciato all'esame del sangue e invece il mio nuovo dottore mi ha detto che, no, va tutto bene. Geppetto dice che è la mia irrequietezza che mi consente di vivere le mille sfaccettature della mia personalità, che mi consente di non fermarmi mai; quello che lui chiama "essere in pena" io lo chiamo ansia di vita, ma è la stessa cosa ed è bello che qualcuno spieghi me a me stessa, che qualcuno non abbia bisogno di essere imboccato. La strada dell'irrequietezza miete molte vittime e soprattutto chi mi sta vicino non potrà mai essere felice, perchè non avrò mai una sola vita da vivere ed ogni limitazione sarà una gabbia. Oggi mi sento un po' in colpa perchè, effettivamente, ogni tanto non sarebbe male fare una cosa alla volta e farla addirittura bene. Invece io no, sempre mi faccio guidare più dal mio naso che dal mio cervello e mi perdo nei labirinti, inseguendo un profumo nuovo.
martedì, novembre 23, 2004
Bologna invasa dalle macchine, code ovunque, strade bloccate, un intasamento mai visto, e io sorpasso tutti i veicoli fermi in bici, con il mio zaino da montagna carico di ciò che mi serve per la piscina e mi avvicino a casa, pedalando a fatica, nel freddo, spossata dalla nuotata e dalla fatica della giornata, ma felice. Mi sembra di vedermi, con il casco, la mia giacchina da bici, i guanti, lo zainone, mentre sorpasso piccoli microcosmi chiusi nella lamiera, in un giorno particolarmente sinistro, in cui il meccanismo ad orologeria si è fermato e tutti gli scatolini che trasportano da casa al lavoro e da lavoro a casa tutte queste persone e racchiudono loro e la loro vita quotidianamente, si sono dati appuntamento in mezzo alla strada, bloccati. Mi dirigo al Cicileo cafè, in assoluto il più bel locale di Bologna, per incontrare colui che mi fa pensare che gli amici sono sempre una grottesca trasfigurazione di una parte di te, che io scelgo di avere accanto coloro che sviluppano all'eccesso un qualcosa che io possiedo solo in parte. Un essere deliziosamente logorroico, indicibilmente positivo, virilmente sicuro di se, pazzo, buono, leale e divertente in modo sgraziato e buffo. Se esiste una giustizia io non morirò di tumore ai polmoni per avere respirato tutto lo smog di queste personcine che non si vogliono sbattere e prendere l'autobus o pedalare.
lunedì, novembre 22, 2004
Il caffè viene più buono nella moca piccola (detto non in italiano ma comemiviene); certezza intramontabile come il fatto che, quando Ania dà una festa, qualcosa di bellissimo e terribile succede. Sarà solo la potenza dell'alcol? E dire che non avevo bevuto tanto. Eppure mi sono trovata a dare il mio essere, in toto, in balia dei miei sogni più reconditi, a dare me stessa nelle mani del mio subconscio. E ti svegli la mattina un po' stordita e un po' contenta, ti rendi conto che Bologna è bella, che le strade sono piene di persone dalle facce strane, che la sensazione dell'aria gelata che ti si intrufola sotto la giacca troppo pelosa è bella, che è già ora di mettere i guanti, che hai davanti un finesettimana, che a Bologna ci sono troppi punkabbestia, che quando non ci sono gli studenti Bologna è bella lo stesso, che è quasi Natale, che pedalare in piedi è bello, ti dà una sensazione di onnipotenza. Il mio sogno segreto è quello di diventare una bambola ed avere come compito solo quello di lasciarmi andare, lasciarmi pettinare, lasciarmi prendere in braccio, lasciarmi-lasciare anche sdraiata da qualche parte con il vestito in disordine ed i capelli arruffati, in un angolo polveroso a guardare il soffitto. Addio alla vita attiva, addio ai contatti umani che ti consumano anche se ne hai bisogno come dell'aria, addio a chi ti dice "Sei brava", perchè vede in te una positività ed una operosità che mai si sognerebbe di avere, perchè ti pensa un monumento di solida positività, addio a chi ti dice che sei altruista e buona e addio a chi -ti conosce meglio e- ti dice che sei egoista e prepotente. Solo orsetti muti, impolverati e rattoppati intorno a te. Solo un padroncino, una padroncina o un cane o un gatto a farti compagnia ed a stringerti a se. Ogni tanto senti il suo cuore di essere vivente che pulsa e si emoziona nel sentire una bambola col cuore che pulsa come il suo; pulsa, pulsa, e i battiti si rincorrono, in una danza, in una spirale che ha come fine il fondo, il vuoto di te, pulsa finchè non vedi nero e non capisci più dove sei, finchè non senti il tuo padroncino che ti bacia, o il suo cane che ti lecca, con gli occhi a cuore. Non capisco chi mi guarda, non capisco chi mi ammira, non capisco chi mi crede forte, ma mi diverto a sentire certi discorsi, mi diverto a vedere come so tessere, inconsciamente, le trame dei rapporti umani, come il mio modo di avvicinarmi alle persone risulti irresistibile (la Puppe capisce al volo e dice "...tutti"). Sono brava, dicono. E per strada incontro la mia vera Bambola, la Puppe di una Puppe, mentre ha un appuntamento con la Tedesca e con lui parlo, parlo, lascio andare l'insensata e folle ondata di pensieri e sensazioni, mentre lui mi guarda, con il suo sguardo bellissimo, pazzo, elegante e triste. Triste, amaro, dolce e ironico, come solo lui sa essere, come solo la mia Puppe così preziosa può essere. E' un incontro tra titani il nostro, un incontro tra persone che sanno ridere di se e della vita e vi navigano senza mai avere tregua, sotto lo sguardo di chi ti vede e pensa che sei o un pazzo o un grande. Mi piacciono le giornate che cominciano così.
Presto la mia strada lampeggerà come la pista di un aeroporto in una notte stellata. Oh la mia Puppe.
Io stessa fatico, a volte, a discernere la finzione dalla realtà, a capire cosa io penso e cosa mi piace dire. Che bello comunicare, parlare, scrivere, fottersene.
venerdì, novembre 19, 2004
E' divertente essere me.
Uno spasso.
Sono stata inserita in un contenitore niente male e io e il mio corpo stiamo bene, ci divertiamo, pedaliamo per la città rincorrendo emozioni da un capo all'altro di Bologna, per poi cadere tramortiti con il cuore un po' frastornato.
Credo che, la prima cosa, la dicesse anche Austin Powers, il cretino più cretino della storia del cinema, ma è lo stesso. La vorticosità della giornata di ieri mi ha trasportato con la sua spirale, all'interno di me stessa, per mettere a contatto, girando, parti ignote del mio essere; avvita, avvita, gira, gira... Tutta l'energia caricata è stata poi rilasciata, come quella di una molla compressa troppo a lungo, in un guizzo di benessere, follia, felicità, in un disegno, gli occhi del primo disegno da un anno a questa parte (UN ANNO!), la fine del libro di Palahniuk, che come sempre trasporta, confonde e scava. Il mio ideale di amicizia, di rete di amicizie, è trovarsi nella situazione di bidonare qualcuno a cui vuoi un sacco di bene per eccesso di impegni, magari all'ultimo momento, e scoprire, telefonando, per scusarsi, che l'altra persona ha fatto lo stesso e si dice dispiaciuta; oltre tutto è oltremodo sorpresa delle tue scuse e si sente in colpa. Capita con lo sfavillante Geco, capace di arrivare anche con 2 ore di ritardo ad una cena a 2, capita con la Puppe, alle prese con la sua ennesima tedesca. Ieri sera ho visto "La sposa turca" in compagnia di una persona speciale, importantissima quanto costantemente assente dalla mia vita; nell'ideale di amicizia rientra anche il non vedere qualcuno per sei mesi e dimenticarsi del tempo trascorso, fottersene del perchè non ci si è riusciti a vedere pur abitando nella stessa città e sentire subito il calore della persona, prendere la sua mano e avere voglia di strofinarsela sulla faccia e sul collo. Il cinema di pomeriggio ha un certo fascino, un qualcosa di proibito che va assaporato.
Stasera mi preparo al delirio della festa polacca.
Iddio, se esiste, salvi me ed il mio corpo dalla devastazione!
giovedì, novembre 18, 2004
Leggo appassionatamente "Diary" di Chuck Palahniuk, ma non me la sento di consigliarvelo perchè non voglio responsabilità. Va a finire che o vi fa vomitare, nel vero senso della parola, come è successo alla miasposa ed a miocugino, o mi amerete per sempre alla follia per avervelo consigliato e vi leggerete tutti i suoi libri nel giro di tre mesi. Non me la sento di ricadere in nessuna delle due casistiche. Principio di precauzione associato a mancata voglia di prendersi alcuna responsabilità. La mia testa è vuota; fisicamente sono stanca e mi trascino dove la mia testa e le circostanze mi ordinano di andare, ma mentalmente sto danzando, facendo piroette leggera e leggiadra, avvitandomi su me stessa mentre il sole mi illumina, ma non mi riscalda, mentre il vento si avvolge a spirale su di me. Ad ogni giro acquisto energia vitale, mi carico, la vita si inietta dentro di me, avvitandomi salgo sempre più in alto, fino a galleggiare sull'aria. Passi lunghi e ben distesi, mentre la mia mente vorticosamente gira. E intanto si cerca di tornare sulla terra, piano piano.
Camminavo nella folla,
appoggiando i miei piedi
sulle teste delle persone,
poi il vuoto,
eri tu.
Che cosa ho scritto? Chi sono? Chi sei tu che leggi?
martedì, novembre 16, 2004
La canottiera nelle mutande è la vera rivoluzione a casa mia! Da questo potete capire il livello dei discorsi di quelle due care ragazze, che trovo imbacuccate con tanto di pantofolone di pile, pigiamone e capelli pieni di ciappini e ciappetti: mancano solo i bigodini e le maschere al cetriolo! "Non posso darti il telefono, ho le mani impegnate in una digitopressione". Oggi sono carichissima, ricettiva al massimo, come ogni volta che sono alla vigilia di un esame. Domani è il grande giorno. Il mio prof mi fa paura, mi terrorizza!
lunedì, novembre 15, 2004
Ci sono giorni in cui ci si accorge che la grande pianura (la pianura da dove vengo), tanto disprezzata da tutti, è un luogo magico. Ci sono giorni in cui vi si stende sopra un lenzuolino di nuvole multiformi e multicolori e qualcuno si dimentica di rimboccare le coperte e così si scoprono cose che di cui non si sospetterebbe mai la presenza: le Alpi (che sono lontanissime!) e gli Appennini (un po' più vicini) ti guardano da lontano, con le loro cime innevate, come a ricordarti che non puoi mai avere la certezza di vedere tutto quello che credi, c'è sempre qualcosa OLTRE, qualcosa che non vedi tutti i giorni e devi aspettare l'illuminazione per carpirlo. "Nonna, guarda! Si vedono le ALPI!!!"; saltavo dalla gioia mentre guidavo, lungo una via di campagna, in mezzo al nulla. Risposta: "Ah". Finto entusiasmo, malsimulato. Ognuno, del resto ha i suoi interessi ed a mia nonna, attualmente interessano i suoi morti al cimitero, i suoi gomitoli ed i suoi familiari (non in ordine, per fortuna). Ci siamo dirette, poi, a casa di una delle sue amiche; è così che mi sono trovata in un covo di vedove ultrasettantenni intente a giocare a "bestia", con la serietà di chi ha a che fare con tanti soldi (15 cent ogni puntata, scherziamo!?!), un po' ingrigite dal brutto tempo, ma con il loro fascino di ex braccianti, madri di famiglia e belle e cicciotte vecchiette emiliane. Si parla di risaia; un tempo dove vivevo io c'era l'acqua, c'era la palude, un tempo nella mia via non ci potevano essere le belle villette che ci sono ora (sorte tutte come funghi a partire dal '90), perchè c'era solo acqua e fango, ma la mia casa c'era già, insieme ad altre tre o quattro case che ancora resistono, anche se sfigurano un poco vicino alle villette rosa e gialle in stile finto-antico-rustico. Si parla di fidanzati, si parla di qualsiasi cosa su cui si possa scherzare per smuovere la cupezza del pomeriggio. Loro non sapevano che c'erano le Alpi che le guardavano e stavano curve sulle loro carte. Dopo un'oretta mia nonna è stanca e dice che deve andare a casa perchè la aspetta il suo fidanzato e così ce ne andiamo, dando a tutte la certezza che la Nelda è sempre la stessa burlona, anche se a volte non si ricorda chi sono le persone che le stanno intorno e che una volta conosceva. Esiste sicuramente un nome per la malattia causata dal bisogno di sentire i muscoli stanchi; se sapete come si chiama, ditemelo, perchè io ho questa malattia. Ieri non ho resistito e sono andata a correre, con la mamma e il poverocane, a vedere le Alpi, con il vento che spazzava via ogni cosa ed accelerava i nuvoloni, alzando ancora di più la copertina ai lati. Mia mamma corre. Il poverocane corre. Mia mamma ha tanti anni, ma è come se ne avesse la metà. Viste le donne che mi circondano ho buone speranze di raggiungere il mio obiettivo: diventare una vecchietta sportiva ed incurante dell'età. Mi vedo già in tuta e scarpe da ginnastica, a 80 anni. No. Non mi vedo, ma è il mio obiettivo. Sabato ho comprato un paio di jeans taglia 29, ma la vera novità è che mi entrano! Una commessa vestita, per i miei canoni, in modo ridicolo, con jeans strettissimi che facevano esplodere fuori i fianchi, infilati in stivali da gatto-con-gli-stivali, mi dice "Stanno bene anche dietro, guarda!". "Ehm, sì, effettivamente... ". (E chi ci aveva mai fatto caso?) Esco dal negozio con i jeans nuovi addosso -non ho avuto il coraggio di infilarmi di nuovo quelli vecchi, troooppo larghi- e le mie sporte cariche di cibo per preparare il pranzo alla mia Puppe. Il pomeriggio si sviluppa bene, tra un pranzo delizioso stracarico di aglio (su incucina.splinder.com ci sarà presto la ricetta della mia pasta preferita!), un racconto di come ho fatto a conquistare Gulliver (credete forse che si sia impegnato, lui? Tsè!) ed un massaggio ai piedoni della Giandona, che poverina è così grande, ma trema come un topolino per qualsiasi cosa faccia paura, causi stress o richieda un minimo di carattere. L'attesa per la sua festa di compleanno l'ha messa ko, ed ho tentato di rianimarla. Tutto sommato quelle due ora mi stanno simpatiche.
"Io 'sta mania dei blog non la capisco tanto"; beh nemmeno io. Cosa avrà poi tutta 'sta gente da scrivere tutti i giorni? Un branco di logorroici che pensano che interessi a qualcuno quello che pensano. Forse sì, forse no. Io scrivo. Rispondo ad un istinto primordiale.
Punto.
sabato, novembre 13, 2004
In Oklahoma piove, anche di sabato e fino a qui tutto bene. "Sono sempre il solito cucciolo deficiente", la dolcezza di queste parole è sconosciuta ai più, come sconosciuto anche a me è il groviglio di sensazioni che il mio passato mi provoca.
Il mio gatto Tamaris era gay.
Secondo voi era gay perchè la figura di suo padre gatto era troppo debole o perchè sua mamma era una gatta in carriera? Ieri sera al tg2 c'era un illuminante servizio sull'omosessualità, in cui veniva addirittura intervistato un prete sedicente "esperto di omosessualità" (non sapevo che ci fossero preti gay) che raccontava di come omosessuali andassero da lui pentiti e dispiaciuti per il loro gesto e come provenissero (eh caro mio, troppo facile!) da una famiglia in cui la figura del padre era inesistente. Ovviamente il servizio non accennava minimamemte alle lesbiche, che sembrano essere il tabù nel tabù. Poi c'era un servizio su Armani, e meno male che si occupano di cose in cui stronzate troppo grosse non riescono a dirle. Sono una persona calma e pacata, anche nelle discussioni più accese ed è difficile che mi si riesca a fare innervosire, ma sapete quale è uno dei modi per farmi incazzare e insultare il mio interlocutore, fino a farmi diventare aggressiva e sanguinaria? Basta cominciare a parlare di (omo)sessualità in questo modo. Ma poi dico io: che cosa c'è da dire? E se questa persona si facesse magari ipoteticamente i cavoli suoi invece di esprimere opinioni su una scelta di vita altrui? Ci sarebbe da augurarselo.
venerdì, novembre 12, 2004
Arafat viene caricato sull'aereo per l'Egitto, Mentana viene silurato e saluta i telespettatori visibilmente commosso; ieri sera, guardavo la televisione, mentre mangiavo, guardando attonita la parte terminale di blob, dedicata ad Arafat, che nella mia mente ritorna sia nella sua versione solita, con la kefiah e lo sguardo fiero, sia con la cuffia e la faccia da vecchietto, in una foto dei suoi ultimi giorni a Parigi; cambiando canale vedo Mentana triste e mi rattristo. Una delle regole della mia vita è quella di prendere il primo autobus che passa e ti porta vagamente nella direzione dove vuoi andare, anche se non ti scarica esattamente alla destinazione: l'importante è muoversi, non aspettare, spostarsi in quella direzione, anche se poi magari dovrai fare un po' di strada a piedi per raggiungere l'obiettivo. A volte gli autobus ti fanno percorrere un tragitto molto più lungo, ma non ha senso pensare a cosa sarebbe successo se...: io mi godo il viaggio, poi scendo e cammino, cammino, oggi per strade nuove in cui pensavo di essermi persa, poi attraverso un parco fangoso chesembraunaconca, ma bello, in quanto parco. In alto la ciminiera dell'antica fornace mi fa sempre da guida e mi indica la strada; lei, e le vecchie case attorno, sono una benedizione per il mio spirito e per i miei occhi, abituati a vedere case sempre più nuove ed impeccabili, rifatte come vecchie signore ritoccate dal chirurgo. Non è considerato dignitoso mostrare le rughe e la vecchiaia, o sfoggiare una cuffia da vecchio, o dire la propria età, quando si è vecchi. Io me ne fotterò.
giovedì, novembre 11, 2004
Con il solito ritmo, vivo, corro, pedalo, sono in modo altalenante felice e nervosa, preoccupata ed esaltata, ma mai, MAI, mi fermo, MAI rinuncio a progettare il mio "dopo", se non il mio "domani". Ieri pensavo che mi devo trovare un passatempo per la vecchiaia, altrimenti mi toccherà fare e disfare gomitoli, come fa mia nonna, le cui maggiori passioni erano la campagna e la bici; e come darle torto se non ama fare l'uncinetto o la maglia, come non comprenderla se ride come una matta quando fa percorsi sterrati in carrozzina, spinta dalla sua nipote folle, invece di divertirsi a guardare qualche programma per cerebrolesi alla televisione. Domenica andiamo da qualche parte, ma non ho ancora deciso dove, anche se lei propende per un bel giro in un qualche cimitero, cosa che però eviterei, non fosse altro perchè ci sono anche posti un po' più allegri da visitare alla domenica pomeriggio. Domenica scorsa facevo lo slalom tra le macchine, con la bici da corsa, mentre tornavo a Bologna, e le coppie annoiate che tornavano alla loro dimora dopo una domenica normale, passata a riempire i vuoti creati dalla libertà del fine settimana, magari ascoltando i risultati della partita, mi hanno gettato addosso all'improvviso una secchiata di ricordi bagnaticci e stantii, che però è scivolata via, dalla mia testa ai miei piedi, per poi cadere a terra e venire calpestata dalle macchine che venivano dopo di me. Bella, però, la sensazione di un ricordo che ti viene a trovare. La mia coinquilina (fisicamente) più grande non è poi male: nonostante le sue manie è una bimbona buona e triste.
La differenza tra uno scrittore ed una "scrivente" è che il primo non ti fa un brainstorming di immagini, ma centellina e sceglie le parole, ti imbocca con il cucchiaino e ti dà, piano piano, tutto ciò che ti serve per vivere davvero una sensazione, una situazione, una scena qualsiasi. Morirei di noia.
martedì, novembre 09, 2004
Più leggo il blog,
e più lavoro,
più lavoro,
e più sono contenta,
più sono contenta,
più scrivo sul blog;
più scrivo sul blog,
più leggo il blog,
...
sto diventando una macchina. Oggi mi ci vorrà una dose extra di piscina!
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d'accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d'ippocastani.
(regalatami da iperio e di Nazim Hikmet)
Tratto dalla parte terminale del mio curriculum. Si vede che l'ho scritta in apnea? Ditemi che cosa ne pensate.
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Interessi:
Sono una persona molto attiva, amante della bici, sia da corsa che mountain bike, oltre che da città (che uso in modo esclusivo per i miei spostamenti quotidiani), della natura e delle escursioni in montagna, sia in estate che in inverno, mi piace la calma che mi riesce a dare lo yoga, la forza che mi riesce a dare il nuoto, mi piace parlare con le persone più disparate, camminare per le città e viverle in ogni loro aspetto, scrivere e descrivere, disegnare, leggere e vedere mostre di pittura per ammirare con stupore chi sa scrivere e disegnare meglio di me.
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo la legge 196/03
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Questa è la versione "alternativa", ma non so ancora se ne esisterà una più morigerata.
lunedì, novembre 08, 2004
Non mi piacciono i climi mono-stagione e non vivrei mai in un posto dove fa sempre caldo o freddo perchè io ho bisogno di sentire quello che sento stamattina: il corpo accaldato e la faccia arrossata dal freddo, in una giornata serena di autunno. Ora è arrivato il freddo ed ha portato la neve sulle crape pelate delle montagne, e così dovrò accontentarmi di altre attività, in attesa di andare lassù magari in macchina e poi fare una passeggiata, anche perchè le giornate sono troppo corte per potere prevedere percorsi di 90 Km. Mia mamma mi dice "Ma tu ti riconosci?". Ebbene: no. Mi trovo abbastanza interessante, come se allo specchio vedessi un'altra persona e tutti i giorni la scrutassi per bene, con la curiosità di un cane quando entri a casa sua. Il mio poverocane è matto, vuole sempre correre, preferibilmente all'impazzata, libero e solo nei campi, a cerca di lepri o anche solo fuggendo dai fantasmi della sua memoria, chissà, o velocemente verso chissà quali traguardi canini. Il Reno mi ha portato a casa, lo ho seguito e mi ha insegnato la strada ed ogni tanto, correndo anche io come una pazza, però in bici, mi voltavo a guardare San Luca, con cui parlo quotidianamente dal balcone, che appariva sempre più lontano. La campagna odorava di terra bagnata e di erba, e l'aria pulita e umidiccia delle giornate di autunno accarezzava la mia faccia, mentre i nuvoloni bianchi correvano, per la loro strada, nel cielo terso e azzurro. Dopo una ventina di chilometri , entrando nel viale alberato che conduce a Volta Reno, la gioia si è impossessata di me e ha raccolto un fascio di energia dalle estremità al centro del mio corpo, facendomi sussultare e lanciare un grido di gioia. Al ritorno guardavo San Luca come fosse un miraggio e pedalavo, pedalavo, pedalavo sempre più forte, per sfuggire al buio della sera che in autunno arriva presto. Il freddo sta aumentanto la mia voglia -prima nulla- di riposarmi, ma contemporaneamente non sta placando la mia voglia di correre; è difficile da spiegare.
La strada verso la felicità (o la beatitudine, come dicono alcuni) non è una strada, ma un intreccio di strade, perciò non illudetevi di avere trovato un percorso sicuro sicuro che vi porti dritti alla meta: vi prendereste solo in giro.
venerdì, novembre 05, 2004
Il principe cittadino e la fata campagnola, questa è la prima favola che mi invento da circa quindici anni e mi è piaciuto raccontarla. Mi piace raccontare, forse lo avete capito, ma è bello ogni tanto raccontare anche cose inventate, lasciare andare la fantasia. La consulente a cui ho fatto leggere il mio curriculum è rimasta impressionata per come scrivo e per come mi esprimo, vorrei tanto sapere dove andrò a finire e su che tavolo le mie lettere finiranno, quali menti riusciranno a capirmi e a trovare un lavoro adatto a me. I matti erano in forma, come sempre, ovviamente la loro vita si gioca sulla ripetizione (la nostra forse no?) e tutte le volte mi faranno vedere le stesse cose (a quanto mi sembra di capire), ma, chissà, sarà bello rivedere nelle loro espressoni sempre lo stesso entusiasmo, ogni volta. Ieri al parco correvo da sola e un signore sui 50 anni si iniettava qualcosa, tristemente, in un angolino; sembra che con l'avvento prematuro del buio le giornate siano cambiate, e con esse le abitudini delle persone, che alle sette lasciano vuoto il parco, senza i loro cagnetti, i loro bimbi; non c'era nemmeno un ubriaco, nemmeno una persona che stesse seduta su una panchina a guardare il vuoto, nemmeno una persona che corresse. Solo io, al mio appuntamento consueto, con il mio piccolo parco. 4 giri e poi a casa, ma sono bastati per riattivare il benessere che l'abuso di dolcetti siciliani mi aveva tolto (ho proprio esagerato!) ed oggi mi ritrovo positiva come sempre a sperare, per favore!, che domani non piova, così tornerò sulle mie montagne e domani sera sentirò il mio corpo stanco e la mia mente soddisfatta. Messaggio notturno-mattutino dal FollettoBuono: è come se arrivasse (e venisse inviato da me), ritmato dalla vita e dai giorni, un bollettino, un segno, un impulso verso l'esterno, per rassicurare, condividere, fare sapere, allietare con le proprie buone notizie, sentire tornare di rimbalzo lo stesso impulso, come a confermare che, sì, nel mondo c'è QUALCUNO, c'è una persona che segue e condivide i tuoi progetti, le tue speranze ed i tuoi ideali.
giovedì, novembre 04, 2004
2046 è una stanza, un anno, un luogo della mente, dove si va a cercare qualche cosa, nel proprio futuro, che è anche il proprio passato. Quelli che il regista chiama "androidi", io li chiamo lillipuziani, ma sono comunque persone che ci accompagnano nel cammino alla continua ricerca di una sensazione, di una persona, di una strada da percorrere.
Non si può dire che il film sia movimentato o appassionante: è come un liquido vischioso in cui cadi ed in cui scendi, scendi, scendi, fino a farti avvolgere ed a rimanerne intrappolato (mi viene in mente, ma non c'entra niente, "è così freddo che quando esci ti sembra di cadere in un barattolo di miele"). Il film mi fa ripensare all'idea di scrivere una storia: l'unico problema è che io so scrivere solo di quello che conosco bene e potrei scrivere solo un libro su di me e la cosa mi annoia un po'. Oggi si va dai matti.
mercoledì, novembre 03, 2004
Il post di ieri è cominciato bene, ma è finito male. Se qualcuno lo ha letto tutto senza saltare nemmeno una riga avrà un premio!
Oggi non scrivo: medito, lavoro, taccio.
martedì, novembre 02, 2004
Come si fa a riassumere un weekend così? Ci proverò, non ora, ma prima o poi, collezionando tutte le piccole emozioni vissute: da Reggio Emilia, al concerto degli ineguagliabili EN, a Siracusa, nuotando nel mare, il 1 di novembre, al ritorno alle mura domestiche.
Cominciamo con il primo ricordo: la nausea, lo scuotimento di tutto il mio corpo quando Blixa dice "Über dem Narbengelände, das langsam verschwindet, so nur Phantomschmerz bleibt, Es dringt kaum hörbar ein fieses Lachen, aus der roten Info-box, und in den Gräbern wird leise rotiert", lo stordimento, il giramento di testa, la pelle d'oca quando Blixa dice "Alles nur künftige Ruinen, Material für die nächste Schicht", la meraviglia, lo stupore, la confusione nella mia testa, nell'ascoltarli e nel vederli (così bene, questa volta, dall'alto!), con i loro suoni, i loro rumori, la mescolanza di suoni ed emozioni, di grida e sussurri, di musica che diventa rumore, di rumore che diventa musica, che diventa strumento di una orchestra di rumori... Non tutto il concerto mi ha fatto l'effetto di questa canzone, non tutte le canzoni hanno evocato le stesse reazioni; alcune mi hanno lasciato in preda agli sbalzi del mio cervello, che comandava i miei nervi come i fili di una marionetta e li tirava a se, rendendomi rigida e disumanamente alienata, come mi capita in questi giorni; la seconda parte del concerto ha destato in me la meraviglia di cui ho scritto. Io e mia sorella. Io ed il mio vestirmi di nero che ora non c'è più. Io e la consapevolezza che tutti hanno un periodo dark e come tutti l'ho avuto anche io; quando ci si è dentro lo si vive con la serietà con la quale si aderisce ad un culto, poi tutto svanisce piano piano; rimane, di te, solo ciò che è vero, ciò che è tuo, ciò che è meno esteriore, ti passa la rabbia e trovi la pace con il mondo esterno, cerchi il modo per essere meno visibile e meno stereotipabile possibile (mi viene in mente un bel post di Iri), ti togli dalla bacheca dei soprammobili e con il tuo modo di vestire comunichi qualcosa che non si può leggere utilizzando una tabella prestampata, ma che solo decodificando ed interpretando, oppure, come farebbe Gulliver (o Utto), pensando che sia frutto del caso, cosa che, ultimamente, ha anche un certo fondamento.
Segue, nel secondo blocco di ricordi, la Sicilia, il relax concesso al mio povero corpo da tre bei giorni in compagnia (oltre che di Utto) di una grande compagna di avventure, una persona come me maldestra e bistrattata da precisini e pignoli di ogni sorta e come me vitale, solare, energica e sempre piena di progetti, come me sempre aperta e disponibile e pronta anche a nuove sfide. E si vedeva già che non potevamo non andare d'accordo, quando, prima dell'esame di Dottorato, tutti stavano zitti zitti e seri nei loro angolini e io e lei ridevamo e parlavamo fitto fitto, come due che non si vedessero da tempo, quando invece ci eravamo appena conosciute. Siracusa mi ha stregata con il suo mare, i suoi palazzi sgretolati dal mare e dal vento, i suoi paesaggi secchi ed essenziali, le sue atmosfere di città ricca di storia e di storie, culla di una civiltà che ha noi come (indegni?) eredi. Ogni città abbarbicata sul mare richiama alla mia mente Bonifacio, non ci posso fare nulla: è come se nel film della vita si scattassero solo poche istantanee, nel mare dei ricordi, e nella mia testa il mare fosse rappresentato da Bonifacio che lo guarda dall'alto ed io, seduta sul muro che godo della loro bellezza e da questa bellezza vengo a tal punto sopraffatta da pensare che potrei finire lì la mia vita ed essere comunque soddisfatta. Siracusa ha comunque arricchito il mio album delle istantanee, ha aggiunto nel mio cuore un senso di comunione con Utto (il nome non è elegantissimo, lo ammetto, ma la parola "farabutto" mi è sempre piaciuta!) per l'ennesimo viaggio insieme, sempre io e lui, sempre insieme, sempre in disequilibrio e poi in equilibrio e poi nel caos più totale e poi nella quiete del sonno dei bimbi.
Ha aggiunto una avventura in più con la mia amica, con la quale ci sono progetti ambiziosissimi.
Vivere ed essere soddisfatta è il mio obiettivo, vivere e dirmi sempre (SEMPRE!) che ho fatto tutto quello che potevo e che volevo. Cogliere ogni occasione, saltare ogni ostacolo, guardare all'orizzonte e vedere dove andare domani. A volte si può leggere tra le righe il motivo della continua tensione che mi rosicchia il collo. A volte va bene e sono in armonia con esso, ma in questi giorni no.


