Ciò che è è, ciò che non è è possibile

lunedì, gennaio 31, 2005

Tutta 'sta positività oggi non ha prodotto niente! Ora mi faccio venire a salvare dal mio Gulliver, che mi passa a prendere a lavorare. Il torcicollo mi aspetta al varco, mi siede sulla spalla come un rapace che attende che io ceda al suo peso. Speriamo che Gulliver brandisca la spada e uccida quell'uccellaccio malefico!

postato da FatinaTedesca 17:33 | commenti (2)

 Le piante hanno sete di minerali e io non metto il sale nelle verdure quando le cuocio, per dare loro l'acqua da bere: non so se le ho cotte per me o per loro e rido mentre penso che a Gulliver faranno schifo i fagioli insipidi. Intanto però crescono belle pasciute e mi danno nuove soddisfazioni mostrandomelo; crescono in mia assenza di un pochino ogni giorno, senza che io me ne accorga. E passano i giorni e le settimane e loro diventano sempre più grosse: quelle che erano a palla sono ora diventati dei cilindri affusolati e quelle che si estendono in larghezza, con foglie chi cicciotte come le dita di un mio amico, chi fatte a mandibola di coccodrillo, diventano più grandi e verdi. Un cactus loro fratello -che è fatto da 3 elementi lunghi e piatti e da un'altra specie di cactus ondulato che assomiglia ad una gonnellina rovesciata e sta ai piedi dei tre- è nell'età dello sviluppo e porta i segni delle smagliature che la sua vita precedente da magretto e rinsecchito gli ha portato, dopo che lo ho nutrito fino a farlo diventare bello cicciotto, verdissimo, eretto, fiero di se e sempre più grande. Mettiamo pure queste piante in cima alla lista delle creature che deve la vita a me, anche se ci sono esseri umani che si profondono in ringraziamenti e si dicono debitori, forse perchè hanno utilizzato me stessa come contenitore, seminando in me qualche cosa che li potesse salvare e che a distanza di tempo è fiorito e li ha salvati, ma che viene tutto da loro. Io mi diverto a fare da vasodipandora e faccio come le mie piante: quando qualcuno mi annaffia cerco di incicciottirmi a spese delle sostanze che mi vengono date, ed il mio io diviene sempre più grande e forte e nascono nuove foglioline. Fu così che mi liberai dalla persecuzione infantile di non avere amici con cui giocare -mia mamma dice così- e mi ritrovai ad avere una vita piena di esseri viventi che mi amano. Non male come happy ending di una favola, ma la favola non è finita qui: continua, giorno per giorno, non si sa mica come andrà a finire! Temo il torcicollo come il giudizio universale. Ieri sono stata con la Puppe in cima a Monte Paderno: siamo saliti su un manufatto alto due metri e mezzo (senza una spintarella non sarei mai riuscita a salire: le mie dita non riuscivano nemmeno a toccare il tetto!) ed abbiamo dominato Bologna con lo sguardo, mentre la neve si scioglieva e la giornata di domenica volgeva al termine, oscurando la città, i colli, San Luca e tutto quanto e portando il freddo. Il giudizio universale, dicevo, mi attende, per essermi vestita troppo poco per resistere all'aria gelida di ieri. Non è colpa mia! E' che io pensavo già fosse arrivata la primavera! Il modo per prevenire il torcicollo, sappiatelo, è, oltre a non stressarsi troppo ed evitare colpi di freddo, è quello di fare mattina e sera, la candela ed il pesce in sequenza, 60 secondi e 30 secondi, due o tre volte, però non quando il collo è già infiammato: bisogna prevenire il dolore. Quando arriva e ti si blocca il collo devi solo sperare che passi e cercare di rilassarti, pentendoti per non esserti voluta bene prima.

postato da FatinaTedesca 09:12 | commenti (6)

venerdì, gennaio 28, 2005

Oggi, per strada, mi sembrava di apparire, grande e grossa come sono, come la bambina che compare in non mi ricordo quale film di Chaplin. Sono arrivata in autobus al lavoro, fasciata come una mummia in una sciarpa che si avvolgeva su di me in una spirale ascendente e che lasciava poca possibilità di movimento, avvolta nella mia giacca preferita, felice per il tepore cheriesco a sentire, a differenza delle altre mattine in cui combatto contro il freddo, contenta di vivere a Bologna, serena per la lettura di "The marriage of sticks", cioè "Il matrimonio degli stecchini", sempre di Jonathan Carrol, in inglese (No, non mi faranno mai tradurre un libro in italiano, lo so, mi attengo sempre alla versione più letterale.). Oggi non scriverò di imprese mirabolanti o di esperienze paranormali, o anche solo di particolari avvenimenti. La calma e la serenità del quotidiano si stendono come una coperta di lana morbida e leggera su di me e sulla mia settimana, sulle mie attività, sulla mia vita, dandomi la serenità dei giorni più belli, proteggendomi dal freddo. E intanto, se si ammette che si possa essere contenti per qualcuno, sono contenta. Per conto terzi.

postato da FatinaTedesca 11:45 | commenti (3)

giovedì, gennaio 27, 2005


Questa è una foto di Repubblica scattata oggi ad Auschwitz.

postato da FatinaTedesca 17:09 | commenti (1)


Questo  è un devoto omaggio a Poverocane fatto da Warhol-Totentanz!

postato da FatinaTedesca 09:32 | commenti (2)

Il GattoStrabico è il migliore amico dell'uomo. E' un animale domestico che, senza che tu glielo chieda, fa cose per te che esistono solo nelle fantasie che ormai hai accantonato a causa di pesanti ripetersi degli stessi eventi. Se nessuno ti prende più in braccio da quando avevi 4 anni, per ovvi motivi, a lui non importa perchè, benchè cresciuta e ben sviluppata in altezza ed in peso, sei comunque la sua padroncinaprincipessa e quindi ti deve prendere per forza in braccio e portarti a dormire come si fa con le creature degne di venerazione. La mia vita sta diventanto qualcosa di mistico, un qualcosa da vivere religiosamente giorno per giorno, sull'onda di una folle brezza di poesia: ogni gesto, ogni persona, ogni progetto diventa parte della danza, del ritmo, dell'ondeggiare degli eventi. Di notte non riesco ad andare a dormire perchè sono felice e carica come lo sono i bimbi che vorrebbero sempre giocare, vengono portati a letto a forza e poi si addormentano stremati; il giorno dopo si svegliano stropicciati e stanchi, ma appena si rendono conto che ci sono un sacco di cose belle da fare si riprendono e si dimenticano della stanchezza. Filippo è un bambino piccolo, con un nasone a patata e due occhi grandi, le orecchie un po' a sventola e la faccina piccola piccola. Come tutti i bambini si è incantato a guardare i miei occhi grandissimi e non distoglieva più lo sguardo, mentre arrotolava la lingua sulle sue labbra sottili. Avrei voluto prenderlo in braccio, per sentire addosso a me il battito di una piccola vita, ma non  ho avuto il coraggio di chiederlo alla sua mamma. Arriva un momento in cui ci si rassegna a non essere più giovani e si vuole fare rivivere tutto ad una vita nuova.

postato da FatinaTedesca 09:19 | commenti (2)

martedì, gennaio 25, 2005

L'entusiasmo è una malattia genetica, un qualcosa che dorme dentro di te e, un giorno, per un motivo qualsiasi, ti si risveglia dentro e martella continuamente, dà il ritmo alla tua vita e tu, come un burattino, segui il suo tamburellare, segui quella musichetta da orchestrina festante che ti tuona nelle orecchie, che per non sentirla dovresti staccarti la testa. E pedali, cammini,nuoti, parli, scrivi, ma la musichina non si spegne, anzi! Si alimenta.
Più ti stanchi e più ti alleni a stancarti e la musichina aumenta il ritmo. Più fai delle cose belle e più la musichina aumenta di volume. Più cerchi di dare qualcosa a qualcuno per sbolognargli un po' di entusiasmo e più l'energia che hai speso ti torna indietro. Amplificata. Sempre più grande. Sempre più martellante, la musichina; piano piano, se fai ciò che l'entusiasmo ti dice, diventa la musica assordante di una orchestra che suona così forte che il Poverocane canta anche se è solo nella tua testa. E forse la musica, quando è a quel volume, la sentono anche da fuori, perchè le persone ti guardano e ti seguono ipnotizzate come da un flauto magico. Mentre mi metto la cuffia in piscina guardo la mia faccia ormai trentenne -ho trent'anni da circa 3 anni, anche se non li ho ancora compiuti- e mi ricordo di quando mettermi la cuffia era una tragedia, di me stessa che si sentiva più brutta del solito in piscina, in quel costume ridicolo almeno quanto la cuffia che ti dà un aspetto così stupido. Ora mettersi la cuffia è come indossare l'uniforme, lo faccio con la solennità dedicata ai gesti più importanti, al ritmo della solita orchestra che cadenza i miei passi verso il bordo della vasca. Mi tuffo e vedo tutto blu. Non devo fare altro che seguire il ritmo.

postato da FatinaTedesca 09:11 | commenti

domenica, gennaio 23, 2005

 
Meine Damen und Herren, io vengo da qui.

postato da FatinaTedesca 09:25 | commenti (2)

giovedì, gennaio 20, 2005



La foto è un fermo immagine di una webcam del servizio meteorologico dell'Arpa.  Ecco a voi San Luca in questo preciso istante, in qualunque istante stiate leggendo!
In questi giorni lotto contro gli spettri notturni che mi spingono a fare le flessioni mentre dormo, ma il parto non è avvenuto, non è ancora stata raggiunta l'esasperazione massima e me stessa non si è ancora liberata dalle tensioni urlando e saltando fuori. Stanotte ho dormito: se dormo ancora per una settimana consecutiva così bene -cioè come è normale che sia-, allora potrò ricominciare a scrivere come prima, perchè io scrivo, e racconto, quando sono al massimo delle mie energie, quando posso dare qualcosa a chi legge o mi ascolta, mi chiedo sempre se quello che dico  possa interessare e cerco di monitorare le condizioni di chi mi ascolta. In compenso brucerei vivo chi mi parla di cose che sa che non possono interessare, chi mi fa perdere tempo ad ascoltare banalità solo perchè non si può cucire la bocca ad un insulso interlocutore, chi mi sciorina ovvietà, chi canta ad alta voce anche se sa di essere stonato.  Ieri era il giorno della visita ai miei vicini matti. Sono arrivata a casa in fretta, mi sono svestita,  mi sono vestita di bianco come se volessi esprimere angelica positività, mi sono messa le scarpe da ginnastica, togliendomi gli scarponcini da montagna che avevo messo a causa della neve, ho sceso le scale, ho attraversato di corsa la strada ed ho suonato il campanello. Mi risponde Walter (il campanello deve essere suo!) e dico il mio nome; dopo tre secondi mi apre la porta. Chiamo l'ascensore ed entro insieme ad una ragazza con i capelli corti biondo cenere tutti spettinati alla Billy-Idol-dei- tempi-d'oro, che mi chiede a che piano vado. Quinto. Quando l'ascensore arriva al piano mi chiede se lavoro là e io dico che vado a trovare degli amici; poi apro la porta dell'ascensore e vedo i miei amici tutti là davanti: sembra che stiano scattando una foto di gruppo, tutti sulla soglia della porta di casa ad aspettarmi, con i loro sorrisoni, disposti in scala, in un gruppetto come i sette nani in un giardino, per assistere tutti al mio arrivo. La serata trascorre tranquilla, si mangia, si parla e si ride, poi si gioca a carte. Quando un assistente mi chiede se ho mai fatto volontariato, mi sembra strano, gli dico che non sto facendo volontariato perchè la parola mi sembra più adatta ad in dicare qualcosa che si fa per gli altri, non che si fa per se. Sono contenta della compagnia di queste persone e li vado a trovare perchè mi piacciono, lo faccio per me, come per me coltivo certe amicizie. Il GattoStrabico mi chiama ieri e mi fa innervosire come sempre, ma tra un pensiero folle e l'altro, dice cose anche interessanti. A differenza di me è una persona che pensa e si forma delle opinioni. Io non ho opinioni forti, non su tutto, almeno, non sui matti, per esempio. Le persone le prendo per come sono, cercando di capirle invece di cercare di mettere loro addosso un vestito cucito dalle mie idee; può essere un pregio, ma è un difetto quando diventa una mancanza di analisi della realtà, quando la realtà arriva tutta piatta dentro la tua testa, e, invece di impressionare il tuo cervello con colori vividi, non fa che lasciare una impronta slavata e che non ti fa imparare nulla da ciò che vedi.
Ieri ho capito che devo imparare nuovi giochi da fare a carte, ma non solo perchè Renato mi batte a memory!

postato da FatinaTedesca 09:01 | commenti (6)

martedì, gennaio 18, 2005

Provo se il casco da bici funziona. Contro il muro. E' il primo stimolo che ha ricevuto la mia testa oggi, dopo un'altra notte movimentata piena di sogni assurdi e di spostamenti a destra ed a sinistra del cuscino. La mia energia vitale sta spingendo verso l'esterno, come un gas surriscaldato, deformando la mia pelle ed il mio cranio, creando dei bozzi qua e là e poi ricacciandosi verso l'interno, in movimento caotico; appena troverà un varco, un buchino, una falla qualsiasi,  esploderò come un vulcano e libererò la mia testa, il mio collo e tutti i muscoli tesi che ora sopportano l'espandersi di me, l'accresciuta attività di questa sostanza di cui il mio corpo è solo il contenitore.  Sta per avvenire la genesi, la genesi del mostro - che sono io - e che verrà alla luce manifestandosi, forse con qualcosa di geniale e orribile allo stesso tempo: se non nascerà, se non uscirà, rimorirà, sopito dalle dolcezze della vita, verranno tagliate le gambe all'esasperazione, che è il suo pane quotidiano, verrà distratto sino a dimenticarsi della sua essenza. La sua essenza sono io.

postato da FatinaTedesca 13:34 | commenti

venerdì, gennaio 14, 2005

Mia sorella, Gulliver e io siamo in macchina ed al volante c'è Bruno, uno dei matti, e sembra guidare tranquillo finchè non ha una crisi e

"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH"

comincia a strillare di brutto, strizzando gli occhi e dimenando il capo velocemente a destra ed a sinistra, sempre tenendo saldo il volante.

BOOOM.
FINE.

postato da FatinaTedesca 08:59 | commenti (7)

martedì, gennaio 11, 2005

 
Ed ecco a voi il signor Poverocane!

postato da FatinaTedesca 17:04 | commenti (4)

 La mia mente corre ed il mio corpo lainsegue. Ieri tantissime vasche a nuoto, mi gongolo, fiera di me, oggi, mentre pedalo come sempre verso il "lavoro". Ieri sera ho letto un articolo interessante che parlava dei bloggers come "generazione dell'io", descriveva il ritorno al diario, all'autobiografia, alla ricerca di se raccontandosi. Diceva anche che nel mondo nasce un blog ogni 5,8 secondi. Sarà vero?

Oggi non c'è tempo. Nella mia mente regna, da allora questa calma, questo silenzio, se chiudo gli occhi vedo ancora il blu.

postato da FatinaTedesca 08:48 | commenti (2)

lunedì, gennaio 10, 2005

Oggi è il mio primo giorno di lavoro del 2005, anno che segnerà la fine del mio dottorato, l'inizio di una lunghissima avventura in bici, e tante altre cose che ho in programma. Svolte epocali, per me, più o meno.
Come sto? Chiedetelo al mio tappeto!! E' un tappeto IKEA nero con delle ondine color crema e delle palle arancioni bordate di azzurro.  Quando io sto bene ed ho tempo per me lui è pulito, quando vengo presa da uno dei miei soliti deliri di frenesia quotidiana che durano vari giorni allora non ho tempo nè per me nè tanto meno per lui.  Potrei fare una specie di bollettino quotidiano ed invece dei post potrei mettervi la foto del mio tappeto: credetemi, capireste molte più cose che dalle parole che vado riversando in questo contenitore. Un giorno me lo leggerò tutto dall'inizio, farò una full immersion in un sottoprodotto di me stessa e vediamo che effetto mi farà...

Buon lavoro a tutti.

postato da FatinaTedesca 08:57 | commenti (2)

sabato, gennaio 08, 2005

Oggi è un nuovo giorno. Mi sveglio stordita, dopo il letargo di ieri, appesantito dalla visione di lamiere accartocciate. E' come se uno spettro aleggiasse sulla mia testa, pesante come un macigno. Stasera mi aspetta una cena con montagne di cous cous, ma al momento non ho voglia nemmeno di fare la spesa.
Crevalcore. Per coloro che guardano le immagini dei telegiornali Crevalcore è l'ennesimo teatro di una strage, un posto dove pare ci sia tanta nebbia, dove in inverno fa freddo, dove è tutto piatto piatto e l'angoscia ti assale quando vedi il cielo a 180° e la pianura così grande intorno a te.
La pianura sterminata è la mia casa, il luogo da cui sono fuggita e lontano dal quale vivo come una esule ed il luogo dove forse un giorno ritornerò, tranquillizzata, con cui farò pace, arrendendomi a volerle bene e ad apprezzarla, ora che ho visto più cose del mondo di quante ne avessi viste fino a sei anni fa, quando abitavo là stabilmente. Forse un giorno ritornerò sui miei passi e condannerò i miei figli alla stessa sorte, tornando a vivere sulla terra dove i miei avi sono cresciuti, invecchiati e morti, lavorandola con tanta fatica.
Crevalcore non è il mio paese, ma è il paese dove abitualmente mi reco, carica di valigie e di pacchettini, carica dell'affetto di mia madre che mi accompagna, a prendere il treno che mi porta a Bologna e vedere QUEL treno così straziato mi fa male, come se si fosse accartocciato nella mia pancia, come se si fosse scontrato con la mia vita, come se ora mi portassi dietro, legato ad un laccetto, un pesante rottame di treno, con attaccate le cento persone che erano là sopra, di cui 17 morte.
.

postato da FatinaTedesca 12:48 | commenti (3)

venerdì, gennaio 07, 2005

Il tempo speso a desiderare è tempo perso. Possiamo essere tutto ciò che vogliamo perchè tutto è dentro di noi, quindi possiamo decidere cosa vogliamo diventare, senza perdere troppo tempo a piagnucolare speranzosi. No, non ho intenzione di trasformare il mio blog in una raccolta di perle di saggezza (che per altro vengono da una fonte insospettabile!), ma è quello che penso in questo momento. Ieri, nel mio pellegrinaggio di 30 Km insieme al mio cagnetto ho vissuto la pianura come piace a me, ho assaporato la solitudine di luoghi disabitati, ho scattato tante foto da tenere con me e da riguardare quando avrò bisogno di vedere la mia terra. Se mia madre non fosse passata a prendere il cane da me a Bologna ieri sera io sarei con ogni probabilità stata sul treno che è deragliato oggi, portando nell'oltretomba una quindicina di persone -il bilancio non è ancora definitivo-.

postato da FatinaTedesca 17:53 | commenti (5)

mercoledì, gennaio 05, 2005

Qualsiasi problema tu abbia, è solo tuo.

Comincia così il libro di Osho che non ho ancora letto e proprio in questi giorni, ancora prima di leggerlo capisco quanto questo sia vero, quanto l'equilibrio (il mio equilibrio) porti alla naturale solitudine, alla cura di me, all'energia positiva e quanto lo squilibrio porti allo sbilanciarsi verso gli altri, o viceversa. Qualsiasi problema io avrò sarà solo mio: se non dovessi essere soddisfatta della mia vita, se dovessi avere problemi di salute, se una disgrazia perturbasse questo stato di piacevole quiete e protezione l'unica vittima ne sarei io ed io sarei l'unica a dovere fare qualcosa per me stessa, io sono l'unica a doversi prendere cura di me stessa, se dovessi morire, morirei io. Non ha senso distrarsi in mille faccende ed interessi, o meglio ha senso, e tanto, il contatto con la pelle ed il cuore di un altro essere umano è la cosa più bella al mondo, ma solo dopo avere portato tutta me stessa verso l'interno, dopo avere rimboccato i lembi del mio essere ed averli ripiegati dentro di me, per portarmi in giro senza perdere i pezzi per strada. Solo amando me stessa sarò in grado di stare bene con gli altri, offrendo loro una spalla, un appoggio, uno scudo, senza che il mio essere venga frullato e triturato dal vortice delle angosce altrui, dal vento delle altrui passioni, dall'oblio del mio stesso essere. Domani io e Poverocane, che un tempo doveva essere chiamato Pirro, ma ora si chiama Conan, calpesteremo per la prima volta nel 2005 -lui per la prima volta nella sua canina vita- gli argini del Reno, per andare a Bologna. Ieri sera ho visto uno spettacolo di Lucarelli sulla banda della uno bianca e, anche se le immagini non mi hanno evocato ricordi, le sue parole hanno evocato emozioni forti, come hanno evocato forti sensazioni anche le interviste alle persone che hanno visto stravolgere le loro vite dalla ferocia assassina di un gruppo animato da una follia omicida. Puppe alla mia destra e Gulliver alla mia sinistra. Un giorno mi piacerebbe scrivere un profilo di tutti i personaggi citati in questo calderone di blog e anche di qualche lettore, un giorno lo farò e renderò pubblica la meraviglia con cui i miei occhi guardano ed il mio cuore pensa a queste belle persone. Il Gatto Strabico vuole imparare a pensare in inglese, per pensare in modo diverso, per distaccarsi, con i suoi pensieri, da se stesso, dai suoi pensieri in italiano, dalle sue emozioni. E Davidino schiaccia il bottone blu per chiamare il suo papà ed informarsi su dove dorma. Davide ha 3 anni alla fine di gennaio e suo padre, che si è dolorosamente separato da sua madre, è il padre più follemente affettuoso che esista sulla terra e io lo amo quando parla di suo figlio, provo per lui un affetto infinito che vorrebbe riempire il vuoto, lenire il dolore. Ma si sa che ogni problema che hai è tuo; poco importa che ci sia qualcuno che se ne dispiaccia, anche se se ne potrebbe ipoteticamente accollare una fettina. Il dialogo con gli altri servirà a stare meglio per un po', fino a quando non ci si sarà rassegnati, fino a quando quel sassolino non farà parte di noi e non lo avremo inglobato nella nostra carne. Domani esce e aspetto, con un po' di emozione e con una certa suspence, la sua chiamata, ansiosa di sapere che sta bene. Non può essere altrimenti: dieci giorni a contatto con se stesso, senza distrazioni, forse ti danno la possibilità di capire davvero chi sei e cosa vuoi e di parlare con il vero te stesso. Chissà...

postato da FatinaTedesca 21:18 | commenti (2)

lunedì, gennaio 03, 2005

Il mio blog vede il primo capodanno della sua storia e così io vedo il primo 2005 della mia. Nella testa ho la confusione che mi si genera dopo 4 giorni senza momenti di solitudine, senza momenti di riflessione, ma pieni di contatti umani intensi, pieni di amici che addolciscono le giornate. Ho visto molti scorci della nostra bella Italia, mi sono riempita gli occhi, i polmoni, la pelle, il sangue della bellezza dei paesini, delle città, del mare, della semplicità della gente. Finisco qui, per non divenire banale, ma prossimamente racconterò come sempre, anche per non dimenticare. Meno due. Quando lo vedrò felice mi sentirò sollevata.

postato da FatinaTedesca 23:21 | commenti (3)