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venerdì, aprile 29, 2005
Il golden retriever di mia zia, invece, lecca i piccioni. Il Labrador della zia di Gulliver mangia i petardi (le fontanelle, quelle che spruzzano scintille a fontana). Certe razze canine non sono molto normali...
Il lavoro si infiltra nei miei sogni e, surfando sulle particelle di caffè nel sangue, arriva fino al mio cervello. Di notte. Ed è così che, una notte dietro l'altra, mi sono trovata a programmare cose impossibili, a spostare e gestire ammassi incredibili di file, fino al giorno in cui ho ripulito il mio sangue dal caffè e gli incubi hanno dovuto nuotare per arrivare dalla punta delle dita dei piedi (è lì che si nascondono) fino al cervello, perchè il caffè è finito, dopo 3 giorni di astinenza. E' finita la pacchia dei surfisti. Ora mi distendo sul mio bellissimo letto appoggiando la testa sui miei due cuscini giganti e, direttamente, su quello che di solito sta sopra di loro, mi copro con il mio piumone fatto di nuvole pitturate di tulipani e affondo. Affondo. Mi lascio andare e non sento più alcuna forza, come quando sognavo, da piccola, di cadere nei fossi e vedere tutto il blu che mi passava di fianco, davanti, attorno, di fronte ai miei occhi testimoni dell'incapacità del corpo, che si lasciava andare, sperando prima o poi di avere la forza di risalire, ma cullandosi allo stesso tempo nella propria
inerzia. Stanotte mi preparo ad un altro viaggio, dopo avere passato un'altra incantevole serata con una persona speciale, una Donna.
------ E il viaggio è stato placido e calmo, sulle acque del mio inconscio. Ho sognato la mia Puppe e non so chi altro, ma non ricordo nulla. Oggi si comincia presto a lavorare e si spera sia un giorno strutturalmente diverso e decisivo.
Sondaggio: La Fatina ha un problema. E' stata invitata ad un addio al nubilato di una sua amica di infanzia. E fin qui tutto bene. Piccolo particolare si farà una cena in una delle osterie più rumorose e pacchiane di Bologna, dove tutti mangeranno carne e io starò lì a guardarli senza mangiare nulla (ricordo che per i vegetariani non c'è niente e comunque ci sono sempre e solo cose ultragrasse) e bevendo acqua, dove so che esaurirò gli argomenti con le persone che saranno al mio tavolo nel giro di 3 minuti. Aggravante: sono tutte donne e la cosa mi irrita un po'. Seconda aggravante: il prezzo pattuito per la "cena" (più che una cena, una tortura) è di ben 45 euro (e all'inizio ne volevano di più, dice la tizia che ha organizzato) + 20 per il regalo alla futura sposa. Quale è la scusa migliore? Quale è il malessere che devo inventare, evitando cose cruente tipo incidenti ecc.?
Lupocattivo - Io ci provo con te ad ogni festa perchè tu ti comporti in modo provocante!
Fatina - Sì, ma come mai io mi comporto così con tutti e fraintendi sempre e solo tu?
... silenzio...
La Fatina e il Lupo sorridono come due vecchi amici...
Forse, dopo una festa, nel lontano 2035 il destino sarà favorevole al Lupo. (La domanda è: nel 2035 ci proverà ancora?)
Oggi mi sento come riformattata. Questo è stato un lungo weekend in cui ho solamente dormito e combinato grossi guai. Forse ho dormito così tanto per cercare almeno di rimanere integra fisicamente, visto che ormai la psiche è andata a puttane! Questo per i tre giorni del ponte più grigio della mia storia. Venerdì c'è stata una bellissima festa a casa mia, in compenso! Una esplosione di vita umana, un incontro con persone a me care e persone che avrei voluto incontrare da tempo, una esplosione di vino contro il muro, ad albero di Natale (non vi dico quale è stata la reazione della mia coinquilina). Il giorno dopo mentre tinteggiavo con Oskar, ero comunque felice perchè pensavo che nonostante tutto ero riuscita a regalare un momento indimenticabile almeno a quattro persone: i miei matti! Gli altri si saranno sì divertiti, ma loro sono esplosi di gioia, erano contenti come matti, appunto; contenti di essere lì in mezzo ai miei amici, con la musica, il cibo, la birra e tutte quelle donne da abbracciare. Si sono integrati benissimo e gli invitati li hanno accolti con un calore che non avrei mai potuto prevedere. Per me è stato il solito felice delirio da padrona di casa: un contatto un po' fuggevole con tante persone che volevo fossero lì, un saltellare continuo da un lato all'altro della casa, una specie di danza al ritmo della musica e della Stimmung della festa, vestita sempre e comunque in modo un po' appariscente (pochi lo sanno, ma questa è la realizzazione di un sogno da bambina: a sei anni disegnavo donne con gonne cortissime e vestiti scollati e la mia maestra mi censurava brutalmente facendomi allungare i vestiti).
Nel futuro prossimo lascerò descrivere la festa da quattro miei amici bloggers che erano presenti. Per ora Fiandri ha risposto all'appello con un racconto bellissimo, ma aspetto quello degli altri -se verrà- per metterlo online.
Lui - [...] sei una bella persona
Io - Ma anche tu...
Lui - [...] Insomma...
Gulliver dice che quando ci si mette insieme a qualcuno e poi ci si lascia, si continua. Si continua un proprio cammino personale. E allora le nostre nonne hanno rinunciato ad avere un cammino personale? ll matrimonio e l'affetto durato anni forse è un qualcosa che nega la propria personalità? Forse è un qualcosa che, seppure edificante ed esteriormente apprezzabile, nasconde al suo interno zone d'ombra che conosce solo chi le vive o le ha vissute. Domani i matti verranno alla mia festa! Sono curiosa di vedere come i presenti reagiranno al loro arrivo. La mia tollerantissima coinquilina avrà un sussulto e io, sadicamente mi divertirò come una pazza! Beneath the stains of time, the feelings disappear, you are someone else, I am still right here. Questo dice Trent, quando gli chiedo chi sono. Me lo dice sempre perchè non faccio che ascoltarlo ossessivamente, come quando ero in Giamaica e, di notte, presa dalla nostalgia, per oscurare la musica assordante, festante ed onnipresente -anche di notte, appunto- mi mettevo le cuffie e lo ascoltavo a tutto volume, scrivendo chilometri di lettere.
Stanotte, per riuscire a rilassare i muscoli ed a costringerli a dormire ed a lasciare dormire il corpo, ho utilizzato uno stratagemma. Mi sono distesa a pancia in giù ed ho fatto stendere sul mio corpo, strato su strato, ogni amico che possiedo, così che, schiacciata dal peso di tale massa umana, il corpo non si è ribellato al sonno ed ho dormito carica di affetto.
Salivo le scale larghe con i soffitti altissimi, come quelle tipiche della architettura fascista, con scalini di travertino color sabbia e le pareti dipinte di smalto ingiallito. Uno, due, ... cinque piani, forse di più. Poi raggiungevo il tetto piatto su cui sedevano un paio di persone, contemplando, nella semioscurità della sera, l'orizzonte, fatto di palazzi anche più alti, di luci rosse, azzurre, gialline e arancioni provenienti da una metropoli affascinante. Avvicinandomi al bordo del tetto e guardando di sotto ho visto una cosa meravigliosa tra i palazzi che svettavano come alberi secolari: il mare, un mare di quel colore azzurro-blu, pulito e bellissimo, almeno trenta metri sotto il mio naso. C'erano persone che si lanciavano verso il basso, con tuffi che li vedevano planare come uccelli prima di inserirsi nell'acqua ed altre persone guardavano, altre ancora erano seduti a contemplare quella meraviglia da palazzi più bassi, dove si vedevano altri tuffatori meno coraggiosi tuffarsi da palazzi meno alti. Ci sono sentimenti che hanno un odore. Sono talmente umani e carnali da avere l'odore che fanno i neonati, quel misto dolce-amaro-umano, terribile e pungente, ma pur sempre umano.
Per fortuna i rapporti umani non sono fatti di tela di cotone o di lana e quando li rattoppi e li ricostruisci, poi non si vedono i punti. Basta un po' di onestà, pazienza e collaborazione e si può riuscire ad asportare quello strato di isolante che si frappone tra le persone ed avere un contatto più vero che permette di parlare a cuore a cuore dei problemi e di risolverli, di capire l'altro. E vissero tutti felici e contenti e ricominciarono da capo con la stessa vita che forse, tra un po', riporterà ad affrontare gli stessi problemi, ma che sarà comunque la vita che non posso fare a meno di scegliere. Una ragazza un po' zoppa può avere un non so che in più? Una dose aggiuntiva di fascino, intendo. Quando mi faccio male -spesso- sono affascinata dal mio corpo e dalle sensazioni che provo dopo l'impatto e nei giorni successivi, sono affascinata da quello che succede, dal vedere che tutto torna a posto e che comunque non mi faccio mai male seriamente anche se le conseguenze si vedono sempre. Sono inciampata mentre correvo alla Strabologna ed ho fatto un volo alla superman che mi è costato varie abrasioni e contusioni, ma non mi ha impedito di continuare a correre. La corsa è uno di quegli sport che premia i vecchi, che possono finalmente prendersi la loro rivincita sui giovani, perchè la resistenza e l'allenamento, quando si tratta di correre per vari chilometri, contano più della velocità e della capacità di scattare. Ieri infatti era pieno di vecchietti alla Strabologna, e quasi tutti con dei polpacci tali da destare in me profondo rispetto e riverenza! Non avevo mai partecipato a nessuna manifestazione sportiva del genere ed era un po' di tempo che non correvo, ma mi sono lanciata comunque ed ho percorso i 12 km non senza sforzo, ma comunque dopo avere pedalato per 40 km il giorno prima. Oggi mi ritrovo di nuovo in forma e pimpante -a parte il fatto che trascino un po' la gamba destra-, dopo che però ho dormito tutto il pomeriggio di ieri, con le moto del GP in sottofondo.
E' triste ammetterlo, ma i rapporti umani si logorano come i calzetti (o in italiano: calzini). Quando li compri sono belli e nuovi e poi, a forza di usarli cominciano ad assottigliarsi ed a mostrare il tuo tallone e a quel punto ti tocca buttarli via. Non sono a favore dei rapporti umani usa e getta, né dell'abbandono di capi di abbigliamento che un tempo ti erano piaciuti così tanto. Quando una maglia nera a cui sono affezionata tende a perdere il colore cerco di indossarla comunque e o addirittura di tingerla per farla ritornare al suo antico splendore, cerco di tenere nell'armadio anche capi che non metto più da dieci anni solo perchè hanno il diritto di rimanervi, visto il servizio che mi hanno reso nel tempo. Però di vantaggioso, i calzetti usurati, hanno che non parlano: se ne stanno lì a farsi usare e tu non li getti perchè ti fanno quasi pena, perchè è un'azione a senso unico, cioè tu butti via loro. Il rapporto umano, poi, è una cosa che si usa in due e, mentre io cerco di trattarlo bene e di tingerlo ogni tanto o di rattopparlo, cerco magari di parlare per capire se c'è qualcosa che non va, non lesinando critiche, ma comunque parlandone, l'altra persona, spesso, lo usa come gli viene e non si sforza nemmeno di lavarlo, ogni tanto, figurati di chiedersi se magari c'è qualcosa che non va e se non sia il caso di rianimare questo povero oggetto logorato. Mi sono ufficialmente stufata. Mi dà fastidio pensare di abbandonare qualcosa in cui ho messo tanto impegno, mi urta pensare di non avere magari ancora fatto abbastanza, ma non devo essere per forza sempre così dedita al sacrificio da perdere tempo ed energie nel rattoppare e curare un qualcosa che l'altra persona utilizza senza farsi troppe domande.
Cosa ne farò di questo calzetto usurato? Dove lo metto adesso? Non esiste una raccolta differenziata per i rapporti umani e non saprei a chi regalarlo, quindi sono in una situazione non molto facile.
Correndo penso, faccio i conti, pianifico, penso, osservo. E cosa altro si può fare se si corre da soli? La mia coinquilina medium size (per distinguerla dalla giandona) mi consiglia di cantare. E così rivolgo lo sguardo alle varie forme di umanità che sono presenti al parchettovicino a casa.Parto velocissimasentendo le gambe che corrono da sole con una potenza che non riconosco. Ai primi 5 giri sono presenti due ragazzi presumibilmente indiani (o pachistani o cingalesi o...) seduti sulla panchina a mangiare patatine e bere birra, due ragazzi che si lanciano il pallone da calcio facendo rinvii da una parte all'altra del parco, una ragazza con un boxer con i baffetti bianchi alla hitler ed un cane bianco di razza a me ignota tipo pitbull allungato, una signora con un bastardino privo di fascino, ma dallo sguardo intelligente, qualche bambino. E sei. E sette. E otto.Cominciano a farmi male le ginocchia ma continuo, pensando a quando in 25 minuti facevo cinque giri se andava bene. E intanto i pachistani si alzano dalla panchina, buttano via una bottiglia di birra, ma lasciano delle cose sulla panchina; ingiustamente li accuso mentalmente di inciviltà per avere lasciato rifiuti nel parco, salvo poi accorgermi che avevano lasciato mezza bottiglia di birra e mezzo sacchetto di patatine per i futuri avventori della panchina, per gli ignoti passanti che avessero avuto la necessità di riempirsi lo stomaco. E nove. E dieci. Arrivano tre loschi individui barcollanti: un ragazzo ed una ragazza insieme ad un signore di mezza età, si siedono, parlano allegramente, scambiano opinioni e armeggiano con oggetti all'interno di una sporta gigante piena zeppa, poi all'undicesimo giro cominciano a farsi in vena. E dodici. Sta diventando buio, ma continuo, guardando di tanto in tanto il cardiofrequenzimetro e pensando necessariamente, come ogni volta che faccio sport, a colui che me l'ha regalato, sentendo la forza della sua amicizia e la dolcezza distillata e concentrata nei messaggi che mi manda ogni tanto sul cellulare. E tredici. Forse dovrei fermarmi, ma non sono ancora distrutta e l'obiettivo della corsa è quello di farmi perdere le forze completamente, per impedire al mio corpo di ribellarsi al sonno. E quattordici. Comincio a rallentare; il cuore rallenta e arriva a 140 e la stanchezza si diffonde. E quindici. Mezz'ora. E' l'ultimo giro. E' già buio. Un po' di stretching mi fa osservare due ragazzotti che rimangono impantanati nel tentativo di andare a sdraiarsi su una altalena fantastica, a forma di disco volante concavo di circa un metro e venti di raggio, mi fa pensare agli anfibi che sono stati sostituiti dalle scarpe da ginnastica. Alle otto e mezza è ora di ritirarsi e di andare a visitare i matti come avevo promesso loro dal balcone. Tutto è come sempre e mi chiedo se non sia la mancanza di una vita in famiglia che mi abbia portato ad entrare nella loro piccola comunità; erano tutti a tavola a mangiare la pizza d'asporto perchè colei che di solito la faceva li ha vilmente abbandonati a loro stessi ed ai loro assistenti, mesti come possono essere uomini privati di cure femminili. Da mercoledì c'è una nuova pizzaiola: io.
Ogni strada di Bologna ha la sua puzza di traffico. Via Murri puzza in modo diverso da via Marconi, ha un odore pesante e sa quasi di bruciato. Uscendo mi avvicino a piedi alla fermata dell'autobus che mi porta nel luogo dove studiavo fino a 3 anni fa. Pensavo di incontrare qualche cambiamento, mi dicevo: chissà. E invece niente. Ancora una volta prendendo l'autobus mi rendo conto che nella vita è meglio prendere il primo autobus che ti porta nella direzione dove vuoi andare invece di aspettare quello giusto. Quando sarai vicino alla destinazione, se sarai fortunato arriverà un altro autobus che ti porterà esattamente dove devi andare, o forse dovrai fare due passi a piedi, ma arriverai comunque prima e non avrai perso il tuo tempo ad infierire contro qualcosa o qualcuno che non arriva.
La fisica è fatta di oscillazioni, il mondo è abbracciato da serpentoni sinusoidali che trasportano vento, acqua, calore, che permettono la vita sulla nostra terra, spostandosi dall'equatore caldissimo ai poli freddissimi, muovendo gli oceani e l'atmosfera. E' come se la mia vita si svolgesse a cavallo di uno di questi serpentoni, sempre in movimento, ma pronta a ripetere il suo corso. Ed è così che si crede di cambiare ed invece si ritorna periodicamente, non allo stesso punto -perchè se Dio vuole, nella vita si progredisce, si cambia, non si invecchia e basta- , ma nello stesso minimo o nello stesso massimo, o ci si trova a riincontrare gli stessi personaggi che si mostrano allo stesso tempo diversi e immutati. E' tornato Oskar de Il tamburo di latta, ma questa volta in tedesco, sono tornati i matti (e questa volta quelli veri!), è tornata una tesi anche se non la tesi; è tornato il mio Prof, austero, scaltro, duro e opportunista (dicono), ma ai miei occhi paternamente buono, sono rispuntati vecchi amici che tornano a galla di tanto in tanto, mantenendo inalterato il bene che mi vogliono, Gulliver c'è sempre, manifestandosi di tanto in tanto nuovamente -sinusoidalmente- in modalità Fardellospirituale (non ho ancora deciso una regola ben precisa per l'uso del corsivo), ritornerà lo yoga al momento del bisogno -serpeggiando da tempi più recenti-, ritornerà la bici, che però nel periodo della laurea era solo un mezzo di trasporto qualunque. L'unica cosa che non torna mai è il sonno, quella stanchezza leggera, ma totalizzante che mi prendeva verso le dieci e mi spegneva, costringendomi ad andare a dormire. Adesso il sonno è qualcosa di inevitabile, ma non sentito come una necessità, qualcosa a cui ci si piega, ma che non viene spontaneamente. A volte mi dimentico che dovrei dormire di più ed arrivo a sfibrarmi, a diventare l'immagine sbiadita di me stessa. Mi guardo allo specchio e vedo come sono diventata, che cosa ha prodotto il non dormire per andare in palestra, il mio corpo cambiato, dimagrito, bello, ma la mia faccia un po' stanca. Nei momenti di sonno acuto non capisco che è il sonno che mi manca ed arrivo a non avere più la percezione di me stessa. [.....].
C'erano giorni in cui mi sembravano vuoti i blog con troppe foto. C'erano giorni in cui scrivevo tutti i giorni appena arrivata al lavoro e poi mi tuffavo nelle mie cose. Le cose cambiano, cambiano sempre, cambiano per tutti e, anche se scrivere è sempre una gioia, anche se esternare la mia gioia di vivere e trasmetterla agli altri rimane una priorità, anche se faccio le stesse cose che facevo un anno fa e sono contenta di proseguire su questo binario, oggi ho meno voglia di raccontarlo. Forse perchè non è più una novità, ma è la mia vita così come si è andata configurando in questo ultimo anno, così come l'ho costruita giorno per giorno. Ora proseguo su una strada che ho cercato di tracciare personalmente e su cui viaggio comoda, su cui mi sento sicura. Cosa c'è alla fine della strada? Forse c'è la fine degli studi, un trasloco, non credo un altro Gulliver, spero sempre i miei amici e tanti capisaldi della mia vita attuale. Per ora continuo remando piano piano su un lago calmo. Dentro di me regna la pace e la serenità mentre mi arrabatto tra un progetto di Dottorato che comincia a prendere forma, una preparazione fisica che richiede molto impegno e lo sforzo molto intenso per cercare di mantenere vivi i contatti con tutte le persone a cui voglio bene, matti compresi. In tutto ciò rimane poco tempo libero. Tipicamente non ho mai una sera libera, dormo solo il tempo strettamente indispensabile, vivo sempre al massimo, non so cosa voglia dire cazzeggiare, tranne in quei fine settimana in cui mi consegno nelle mani di Gulliver che stende su di me la sua mano e mi fa addormentare continuando a vegliarmi. Ti saluto, vado a letto! Buona notte, Sara, ti posso sognare?" e poi segue un abbraccio potentissimo, una stretta energica con tutto il corpo in tensione, di quegli abbracci che possono solo darti le persone sincere. Il tempo si ferma quando vado dai miei amici matti e si trova il tempo per rilassarsi, per giocare a carte, al gioco dell'oca, per guardare un western, per parlare di cose semplici. Ogni volta che vado da loro sono sempre più contenti di vedermi, mi vogliono sempre più bene, mi abbracciano sempre più forte, mi catturano con il loro affetto avvolgente. Non è che io abbia mai avuto la passione per la diversità o per il volontariato a tutti i costi, soprattutto perchè coloro che si occupano di queste persone appartengono ad una schiera di persone con una morale (cattolica) molto lontana dalla mia; perchè queste persone sembra si comportino così perchè vogliono avere un premio in cambio o perchè pensano sia giusto. Io penso che morirò e la mia anima sarà là sotto con il mio corpo e non penso sarò mai giudicata da qualcuno se non dalle persone che mi hanno conosciuto. L'anima forse si spegnerà come tutte le cose terrene, ma quando si spegnerà sarà felice di riposarsi. E' bello intrecciare rapporti umani e dare affetto, diffondere calore, dare appoggio, godere delle gioie terrene con le altre persone perchè la gioia che ne deriva, fine a se stessa, spontanea, nuda, senza contenuto né alloggiamento, è una delle cose più belle della mia vita. Notti passate a guidare, lui, e a parlare, noi, a guardare la strada da un fuoristrada, dall'alto, lungo le strade della pianura. Notti passate a telefonare, a parlare e ad ascoltare, a condividere; senza peli sulla lingua, senza vergogna, senza timore di essere giudicati, mai. Notti passate al Fresh a guardare se, al di sopra delle teste degli altri, spuntava la sua. Dopo anni di vite separate ci si riincontra ed è tutto come prima. Il bene che ci siamo voluti è ancora lì, intatto e grandissimo, deciduo solo nella misura in cui sono decidue le nostre vite, piantato nel mio corpo come la radice di una quercia che si è accresciuta abbeverandosi del mio sangue. Tutto questo per dire che il blog è ancora vivo, che io sono ancora viva, che mi sono data alla fotografia solo per dare spazio ad una passione che ho sempre avuto. Le mie parole scorrono ancora ed ogni volta è sempre un'esperienza esaltante.
Rimettendo in ordine le foto sul mio computer rivedo le foto della Giamaica e penso al piccolo Maurick, a quando mi voleva baciare come i grandi, a soli 4 anni e mezzo. Questo è uno dei suoi esperimenti fotografici.