giovedì, giugno 30, 2005
Scendo via di Casaglia al buio, aiutata dalla mia potente lucina sul manubrio, sospinta dalle mie nuove gambe che non si stancano mai. E' stata una bella serata a pedalare sui colli: da Bologna a Pontecchio, poi su per la temuta salita delle Ganzole, fino ad arrivare alla mia Sabbiuno, per poi scendere sotto San Luca. Mi accompagnano mille pensieri, mille persone, tante emozioni.
Quando ritorno tra la civiltà squilla il telefono: è un messaggio in cui M mi chiede se stavo scendendo dai colli, poco fa. Lo chiamo e lo saluto brevemente: era in una delle auto che ho incrociato al buio. Quando si chiude la telefonata mi rendo conto di essere stata assalita, per un attimo, da una strana nostalgia di me. Lo immagino in macchina con gli amici alzare lo sguardo e vedere la mia sagoma che scende dalla collina nella penombra, la sagoma di quella persona che conosce così bene.
Chissà come si sta senza di me.
mercoledì, giugno 29, 2005
Ascolta il fremito degli esseri liberi,
hanno così poco da aggiungere
a questo breve mentecatto saltellare
quando più non ha peso il desiderio che ti sfugge
ed il siero della verità è un dolce intruglio
nel cuore di una donna che non vede
E' colossale la rabbia che si abbate sui tuoi piedi,
roboante ed invisibile l'oceano che s'accresce ampio
più di tutta l'acre terraferma che possiedi e che non sai
oltre i confini che abituano i tuoi occhi a perdere un amore
Ma se si allarga l'orizzonte ed il confine tace,
se il frullo dei passeri avvicina ad un orecchio
tutto il movimento del cielo ad un fugace soffio
e quella voce d'infanzia dal bordo di una tazza
si unisce al battito di leggerezza sulle ciglia,
ecco che si dileguano le parate delle tue grigie tentazioni
e quelle trame che si perpetuano di scatole cinesi
ma sono solo sfondi aperti alla continua ricerca di un sorriso
lontano dalla partita di tutti i ciechi tradimenti che hai vissuto
e che vivrai dove ristagnano le vesti che hai indossato fino ad ora
impregne del sangue che non tornerà di nuovo a scorrere
ma che farà di nuova pelle e già più forte la ferita.
G.
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martedì, giugno 28, 2005
Close
Naked
Skin on skin
Tears are falling
Tears of joy
Her first boy
His first girl
Makes a change
In a world full of nothing
Though it’s not love
It means something
Mi piace cantarla, perché il diaframma vibra, cercando di arrivare in basso, ma ora la canto perché mi ricorda qualcosa. Arrivo al parcheggio cantando ad alta voce e vedo la chioma biondissima e fluente di mia sorella che mi aspetta. Dopo un paio di minuti di attesa in cui mi fa domande ridendo ed aggiornandosi sulla situazione, con il suo solito modo allegro di fare la stronzetta, arriva il Gattostrabico, più bello del solito, abbronzato, carino e dolce come solo lui sa essere.
She’s lonely
And he says
It’s for her only
That he lusts
She doesn’t trust him
Nothing is true
But he will do
In a world full of nothing
Though it’s not love
It means something
Entriamo in piscina in una sera apparentemente normale, con normali nuotatori che si girano al nostro passaggio, squadrandoci vistosamente. Poi entriamo in acqua, nuotiamo e piano piano le cose cominciano a cambiare. La piscina diventa teatro dei nostri giochi, di scambio di dolcezze, di sorrisi, di carezze, di carinerie e di scherzetti. Dopo avere nuotato a treno per troppo tempo ed esserci stancati a forza di fare apnea, ci spostiamo in una piscina rotonda all'aria aperta, al buio, nessuno testimone del nostro relax e delle nostre risate disperse nella calda notte d'estate, accarezzati dall'acqua tiepida e dall'aria estiva. Si parla, si scherza, poi tutti a fare la doccia. Sigaretta - loro due - in compagnia e poi via a casa. L'estate dà alla testa. Ti prende quella dolcezza che non riesci più a mandare via e te ne vai a casa con il cuore contento e sorridi mentre il Gattostrabico fa le fusa, poi quando ti chiede se hai mai pensato di uccidere qualcuno gli dici, come se fosse la cosa più normale del mondo, che mai ci hai pensato, tranne che con lui. Lo senti così vicino mentre ti dice che non ci crede che sei così, che esiste una parte di te che gli altri non vedono e che lui vuole conoscere, che ti verrebbe voglia di strappartelo da sotto la pelle e ucciderlo carica di tutto l'amore del mondo. No, non l'amore per lui, sarebbe troppo semplice. Una sorta di impulso profondamente umano che mi fa sentire a galla sorretta da mille mani, spinta sempre avanti da un sentimento nuovo, una esperienza nuova, dal perdurare dei legami belli nel tempo, dall'alternarsi delle stagioni e delle delizie che queste ti regalano. Tutto scorre così fluido eppure così convulso. Tutto è vissuto così intensamente eppure scivola via così in fretta. Scivola nel grosso spazio aperto in me che è riservato alla interazione con il mondo. A. diceva che "la mia trasparenza si rivela essere un muro impenetrabile". Chissà cosa vedono in me questi due temerari escavatori della mia coscienza. Gli altri, me compresa, si accontentano di scavare fino ad una certa profondità, lasciando che alcune cose vengano a galla piano piano, senza per forza estrarle con lo spirito del cercatore d'oro; godono di ciò che di me appare in superficie spontaneamente. So cosa vuol dire sradicare un albero anche piccolo perché l'ho fatto con le mie mani e non farei mai a me stessa qualcosa di tanto brutale.
It’s easy to slip away
And believe it all
domenica, giugno 26, 2005
Nono steet rave a Bologna, primo della mia vita in questa città. Anche quest'anno avrei dovuto essere altrove, ma ho avuto qualche grosso imprevisto che mi ha catapultata, da sola, a Bologna, in un sabato di fine giugno dove tutti quanti se ne vanno al mare; tutti tranne le migliaia di persone che si sono riversate nelle strade a ballare e a sballarsi, in un delirio collettivo in cui mi è piaciuto immergermi. Camminavo, camminavo e attorno a me vedevo solo gente, sentivo ritmi martellanti che mi facevano vibrare lo sterno, mentre la mia testa sembrava staccata dal collo e le mie gambe volevano solo camminare fino a sfinire tutto il corpo, per potere dormire senza riportare la testa sulla terra ferma. Mentre camminavo, sentivo su di me gli occhi delle persone e con i miei occhi parlavo loro, li salutavo e li vedevo scomparire dietro le mie spalle, inghiottiti dal mare di gente; ad ogni loro sguardo il mio viso ed il mio corpo prendevano forma in me, come se ogni contatto visivo dipingesse un particolare di me nella mia stessa mente. E il mio ego veniva nutrito, come dicono gli Einstuerzende, fino a diventare un gigante. Ero me stessa al cento per cento, sentivo tutto il mio corpo stanco come non mai, sentivo ogni muscolo che si muoveva mentre spingevo le gambe in avanti e appoggiavo i piedi che calzavano i miei amati Birkenstock passo dopo passo, sempre avanti. E' strano come tutto si ricolleghi: il regista della mia vita è un gran burlone e mi fa trovare dei significati nascosti nei fotogrammi che accosta. Sei anni fa ero con J. alla Love Parade di Berlino e ora sono da sola e cammino allontanandomi dal suo più diretto discendente. Era una cosa che avevo già pensato: l'amore non è qualcosa di spontaneo come lo vogliamo fare sembrare. Ogni persona ha uno spazio, un vuoto, nel cuore, con una particolare forma. Non siamo contenti finché non abbiamo trovato una persona che, quel vuoto, lo riempie per bene, senza uscire troppo dai confini che sono a sua disposizione e senza sprecare spazio libero. E così si vivono amori infelici perché ci sono persone che, pur amandole, non riempiono il vuoto, o persone che lo riempiono fino a metterne a dura prova le pareti. Forse non so amare, cerco semplicemente di raggiungere la mia felicità con ogni mezzo coadiuvata da qualcun altro di turno.
Vicino a me c'era la mia Puppe. Ciò che provo per i miei Amici è la cosa più vicina all'amore vero. Lo amo e lui ama me. Quando mi ha visto stranita e ne ha appreso il motivo, ha provveduto a farmi sentire bene, ad ubriacarmi per benino ed a farmi percepire la sua vicinanza. Sono cose che capitano, quelle che sono capitate. Cammina, cammina e ritorna a casa tua, ritorna dentro di te, che stare da soli è la cosa più normale del mondo. E' anche bello. Mi sento salva. Non devo più correre, non mi devo più stirare per raggiungere nessuno, non devo scegliere o decidere, posso sprecare il mio tempo, posso dedicarlo a me e alle mie piante, alle mie cose, alla mia bici.
Camminando mi sono allontanata da tutto e tutti, sono arrivata al mio letto dopo avere camminato per dieci chilometri, dopo avere pedalato per centoventi chilometri in due giorni e dormito pochissimo la notte precedente, oggi mi trovo da sola e mi sento finalmente a casa.
venerdì, giugno 24, 2005
Sweet dreams are made of this... canta la cantante della orchestra di liscio, per fare ascoltare ai nonni qualcosa di moderno, mentre giocano a bocce. L'atmosfera è bellissima e una terrazza sul Reno, in estate, con la musica in sottofondo e le persone che si godono il fresco della sera, diventa un tocco di magia, una carezza che e che vuoi trattenere perché rende la vita degna di essere vissuta. Io come sempre sono in tenuta da mountain bike e cavalco il mio fedele destriero di alluminio, in compagnia di Nicola, che mi accompagnerà fino a Reggio Calabria. E' ritornato ad essere come quando ci siamo conosciuti: il suo viso abbronzato e magro è infantile e carino, con uno sguardo da animaletto che mi suscita affetto unito al rispetto che può suscitare in me lo sguardo fiero di un leone nel suo habitat naturale. Guardiamo il Reno, dove ero stata da sola poco prima con la bici e prendiamo la ciclabile verso Bologna, con calma, mentre parliamo dei nostri progetti futuri e ci raccontiamo delle nostre nuove vite, mentre gli parlo di quanto può essere pericolosa per me la mancanza di sonno, che mi rende folle ed insensata, in preda a deliri ad occhi aperti. Sono una persona molto semplice, o forse semplificata. Quando sono triste, ho sonno. Quando mi butto giù facilmente, è meglio che mi vada a fare una dormita. Quando penso che tutti ce l'abbiano con me, sarebbe meglio se andassi a dormire e spegnessi il cervello. Quando comincio a fare discorsi troppo teorici sui rapporti tra persone, sarebbe stato meglio che avessi tenuto la bocca chiusa e fossi andata a riposarmi prima ancora di cominciare il discorso. E' tutto così semplice! Dopo otto ore di sonno in cui la mia camera al quinto ed ultimo piano di un palazzo del centro mi sembrava freschissima e ventilata da una brezza marina, in un silenzio bellissimo quanto incredibile, mi sono svegliata ottimista come sono sempre e saltellando sono andata in cucina dove la mia coinquilina mi ha salutato vestita per metà, dicendo che non aveva dormito per il caldo atroce e per il fatto che per strada hanno svuotato la campana del vetro, pulito le strade, urlato e tante altre cose. Io sorrido e dico che non ho sentito niente, mentre scavo un melone con il cucchiaio e lo mangio avidamente. La giornata continua a sorridermi, nessuno ce l'ha con me oggi, sono stata anche a pranzo con una persona fantastica e sono lanciatissima verso un weekend che come sempre promette grosse sorprese e tanti regali. La vita è semplice. Basta dormire abbastanza.
lunedì, giugno 20, 2005
mercoledì, giugno 15, 2005

lunedì, giugno 13, 2005

Se fossi un animale sarei un cavallo pazzo.
O forse un cane pazzo, come il mio Poverocane.
Se ne sta in casa sulla sua poltrona, rivolgendo a chi gli è vicino uno sguardo sornione, mentre sonnecchia e sembra rivolgere talvolta l'attenzione alla tv. E' un cane bellissimo, molto elegante nelle forme ed ha un bellissimo pelo lucido che gli dà sempre un aspetto elegante e pulito. Non si direbbe che venga da un canile, dove mia mamma lo ha scelto tra 600 cani, mentre io piangevo guardando i cani che assomigliavano al mio cane che era morto da appena tre giorni. Se lo si accarezza, alza la testa e si stira lentamente, guardandoti con i suoi bellissimi occhi marroni con riflessi tendenti all'arancio, perfettamente in pendant con le sue macchie focate. Sembrerebbe il cane più casalingo del mondo, a vederlo in quella situazione: lo si potrebbe quasi immaginare con un gilet rosso ed un sigaro acceso, a godersi la calma del salotto, sul suo solito divano personale.
Chissà cosa avviene nella sua mente.
Chissà come fanno a convivere in lui due modi di essere così contrastanti.
Non si sa.
Fatto sta che il cane più dolce e buono del mondo, così come ti guarda languido, punta lentamente la porta aperta con i suoi occhi tristi. All'improvviso vedi quegli stessi occhi animarsi di una energia mai vista e comincia a correre inseguito da chissà quale ansia canina. Si fionda attraverso la porta e corre, corre, corre, rivelandosi un formidabile corridore, il più temerario degli scavalcatori di cancelli, un nuotatore negli stagni e nei fossi più melmosi, nonché il più temuto cacciatore di lepri e fagiani della Pianura Padana.
Torna poi a casa distrutto, dopo avere corso per sei ore circa (valori medi), con un vestitino di fango secco. Mia madre lo fa entrare, lo lava, lo asciuga e lui si rimette a dormire sul divano.
A volte nella mente delle persone - e dei cani - si scatenano emozioni che non si sa da dove arrivino.
Ti fanno scattare in maniera incomprensibile.
E tu corri, corri, corri, mentre non sai spiegare a te ed agli altri perché lo fai.
Lo sconvolgimento che porta al disequilibrio è il motore della mia corsa.
Sto rallentando, me ne rendo conto e ne sono felice.
Sono anni che corro, ma sto cominciando a rendermi conto da poco che sto correndo.
Piano piano sta arrivando il momento di fermarsi.
Sono in giro da sei anni.
While you are away
My heart comes undone
Slowly unravels
In a ball of yarn
The devil collects it
With a grin
Our love
In a ball of yarn
He'll never return it
So when you come back
We'll have to make new love
giovedì, giugno 09, 2005
mercoledì, giugno 08, 2005
Mercoledì finisce la settimana lavorativa, seppellendo dissapori e stonature che presto verranno estirpati alla radice. Il weekend merita, data la funzione riparatrice e salvatrice che io gli faccio assumere, l'acquisto di un paio di scarpe. No, non un paio di scarpe qualsiasi! Un paio di zoccoletti di vernice nera, una di quelle cose che ti toccano nel profondo e quando li indossi vedi realizza il sogno di una bambina che vuole indossare le scarpe di una principessa. Lo stesso sogno è quello che vedi negli occhi di Anna, che con i suoi piedini di quattrenne le infila e comincia a camminare, dopo avermi chiesto, con la faccia furbina, come mai mi metto delle scarpe così, annuendo timidamente alla mia proposta di indossarle, togliendosi i suoi sandaletti beige da bimba. Le si illumina il viso quando guarda in basso e li vede nei suoi piedi, poi mi guarda con i suoi occhioni scuri e sorride. Capiamo cosa vuol dire, ci intendiamo alla perfezione, in questo momento di solitudine cercato (da me) per potermi allontanare dai "grandi" e potere condividere una parte del pomeriggio con lei, facendo ruote e capriole e parlando di cose da bimbe, lontane dagli occhi della gente di un simpaticissimo pranzo all’aperto, sotto il sole del 2 giugno, in una villa splendida immersa nei miei Appennini. “Non sono poi così male gli aristofreak, vedi?” No, per nulla! Un mosaico di personaggi splendidi in cui mi sento matta tra i matti, strana tra gli strani, con i miei graffi sanguinanti dovuti ad una bruttissima caduta in bici, che mi fanno guadagnare, però l’attenzione di Anna, che vuole che mostri alla sua mamma tutti i lividi che ho mostrato a lei per vedere come modulava le espressioni del suo visino, mentre, incuriosita mi chiedeva particolari come “Hai pianto?”, o che diventano l’argomento, insieme alla bici, di chiacchiere leggere baciate dal sole in una giornata tersa con gli invitati, ai quali mi si presenta come una donna capace di incredibili avventure. La sera prima i miei zoccoletti mi avevano portato a spasso per Bologna, dopo la solita metamorfosi che mi ha trasformato, da una sudata ed infangata mountain biker in una dolce signorina con graffi e croste sulle gambe, in una atmosfera deliziosa e che sa di vigilia, in un ristorantino sardo, in cui le parole rotolavano e fluivano dalla bocca leggere e limpide, e io guardavo il NobileZingaro, mangiavo, parlavo, mentre venivo avvolta dai suoi vortici sonori che mi entravano nelle orecchie sembrandomi sempre meno provenire da un telegiornale di un pianeta alieno. Mi spensi sul letto pensando a quante cose belle c’erano da fare, come un bambino che sa che, al risveglio, troverà i regali lasciati da Babbo Natale sotto il camino. E infatti i giorni seguenti sono stati così pieni e densi di emozioni da riuscire difficilmente a descriverli, o anche solo ad elencare tutte le cose che ho fatto. E’ come se il regista della mia vita avesse preso otto giornate bellissime, ognuna a tema, le avesse tagliate con le forbici in mille pezzi, poi avesse mescolato tutti i pezzettini sul tavolo e li avesse fatti incollare ad un pazzo per costruire i miei quattro ultimi giorni.
Ho finalmente messo delle nuove foto su flickr!
domenica, giugno 05, 2005
La vita è fatta di strade che sembrano sensi unici, strade magari a fondo chiuso. Poi, camminando a fatica in una giornata estiva, quando pensi che non ci sia nessuno ad accompagnare il tuo passo intrepido che sfida la natura delle cose e degli esseri umani, alzi lo sguardo da terra e scopri che all'orizzonte c'è qualcosa. C'è un cancello. Stai lì a guardarlo incredula, ma attonita ed affascinata, prima ancora di provare ad aprirlo. Sbirci oltre il cancello con cautela, ma vedi solo campi e fiori e montagne.
E' socchiuso, forse qualcuno aspetta visite.





