venerdì, dicembre 30, 2005
Il 2005 è quasi finito. Saluto con nostalgia un anno meraviglioso, dove sono arrivata dove volevo arrivare, vivendo esperienze meravigliose.
Mi aspettano ora una festa di controcapodanno ed una di capodanno in nessun posto particolare, ma con Amici, forse per evitare di fare consuntivi, o per lavare via i consuntivi già fatti.
Buon 2006 a tutti. O, come dice Fiandri, almeno buon inizio.
mercoledì, dicembre 28, 2005
sabato, dicembre 24, 2005
Si chiude un altro anno della mia vita, della nostra vita e della vita della Terra.
Mai come ora ho sentito la fine di un anno come uno spartiacque, una data dopo la quale chiedersi:
“E ora?”.
A dire il vero questa domanda me la sono posta per la prima volta quando mi sono trovata a Reggio Calabria, al tramonto, da sola insieme alla mia bici. E poi una notte, mentre la mia radio mi illuminava il viso e giacevo abbandonata sul mio letto con la mente non proprio lucida. E poi e poi mille altre volte ancora.
E la stessa domanda riecheggia in me periodicamente, mentre vivo e la ruota della mia esistenza continua a girare come una meravigliosa giostra, un susseguirsi di esseri umani sorridenti e follemente eccitati dalla forza centrifuga che lanciano grida di gioia al vento, mentre la vita se li porta via.
E ora non so cosa farò.
E’ che la mia vita e la mia energia sono sempre dipese da una frustrazione di fondo che mi spingeva e che mi portava a sognare altro, ad andare oltre. E la frustrazione ha sempre generato ansia e portato con sé la mancanza di sonno, che mescolata al caffè ha prodotto i maggiori miei deliri, nonché i post più apprezzati di questo blog, le risate più sfrenate, la gioia più incontrollabile perché folle ed insensata.
Questa frustrazione è la stessa nata dal contesto provinciale in cui sono cresciuta, diversa dagli altri e per questo isolata, ma che, ribellandomi da sempre ad essa, mi ha spinto ad uscirne, esplorando mondi diversi, cercando nuove persone, appassionandomi ad umane esplorazioni. E’ grazie alla stessa frustrazione che ho cominciato ad andare in bici, cercando, chilometro dopo chilometro, di placare la voglia di disfarmene, sentire un po’ meno il suo fiato sul collo, dare un calcio al senso di limitatezza che questo mi portava, di ridere e fottermene di tutto e di tutti coloro che questa frustrazione avevano generato.
Che cos’è che genera frustrazione? Non saprei, ci sono nata. Non sono mai stata soddisfatta degli amici che avevo, di ciò che facevo, delle persone con cui stavo e che mi amavano, mi sono sempre sentita, forse a torto, superiore, ho sempre guardato sopra le teste delle persone, sempre oltre, nonostante il mio cuore sperasse un giorno di fermarsi e di riposarsi, scaldandosi accanto a qualcuno che mi capisse. Andavo avanti cercando avidamente sempre di più, contenta fino alla follia di ogni briciola umana di cui riuscivo a cibarmi, di ogni nuova esperienza che placava la frustrazione e l’ansia di vivere. Per un attimo solamente: mi sono sempre sentita, contemporaneamente, profondamente incompresa, ma analizzando la mia vita a posteriori, mi accorgo questa incomprensione era sempre fonte di ricchezza e di energia, perché mi spingeva oltre.
E ora?
Quando non c’è non è che la si possa veramente desiderare ed andare a cercare! Dopo un anno passato tra storie d’amore schizofreniche vissute all’impazzata seguite al declino rovinoso di un amore, allenamenti estenuanti, millecinquecento chilometri in bicicletta in solitaria e quattro mesi di solitudine passati quasi esclusivamente a lavorare, sono atterrata in una dimensione in cui non c’è posto per la frustrazione, né per l’ansia. Forse perché c’è chi, quando fremo in preda a delirii momentanei, mi guarda con indulgenza, quando mi arrabbio sorride, quando dico che voglio stare con lui dice che prima o poi cambierò idea e mi stancherò di lui, perché sappiamo che sono pazza. Forse ha ragione? Boh. Intanto però la mia vita va avanti, ma non so più per cosa incazzarmi, mi sento un po’ spiazzata. La serenità non è un qualcosa a cui sono abituata. Alla felicità posso resistere, perché ti dà una scossa che dura un attimo, e poi puoi ripiombare nella cupezza della tua vita, ma alla serenità? Cercherò di abituarmi. Per ora mi guardo e penso che sono malata, che prima o poi mi accorgerò che me la sono raccontata, come dice Maurino. Ma a dire il vero non mi sembra proprio, mi ci sento bene in questa vita, in questa serenità, perché in fondo è ciò a cui ho sempre anelato. Ma non è banalmente merito solo di una persona, è merito mio, è un qualcosa che è nato dentro di me molto prima.
Nel momento in cui ho sentito che la frustrazione mi aveva abbandonato avevo deciso di chiudere addirittura il blog, perché non sapevo più con che materia alimentare il fuoco e le fiamme delle mie parole, ero smarrita. Poi ho pensato che può e deve continuare ad esistere, ma alimentato con altre storie, altre sensazioni, altri pensieri. In fondo sono io ed è questo che mi fa scrivere.
Queste pagine in fondo sono anche un modo per comunicare con le persone che mi stanno a cuore che, leggendo le mie parole, possono trovarsi di nuovo nei miei pensieri.
Non potrei mai rinunciare a tutto questo.
La mia vita non può diventare diversa da come è, perché è il frutto di una trasformazione durata anni. Come dice LoScettico io non cambio mai veramente idea, è che man mano capisco delle cose che non avevo capito a causa di una analisi iniziale forse un po’ frettolosa. E’ che quando si viene spinti dalla fame di vita invece che da nobili principi è facile sbagliarsi. Ma è così bello.
lunedì, dicembre 19, 2005
E venne un giorno in cui uscii dal paese-prigione in cui ero confinata e conobbi i miei simili. La mia vita grigia di adolescente si tinse allora dei colori sgargianti che avevo riposto nell'armadio temendo che non sarebbero piaciuti a nessuno. Riuscii a capire chi ero e cominciai a crescere.
lunedì, dicembre 12, 2005
Ein Teil von mir spricht Deutsch. Frag
Una parte di me parla tedesco. Non chiedetemi perché. Sono nata in Italia da genitori italiani, ho vissuto quasi tutta la mia vita in Italia. Forse per l’interferenza di altre parti di me, non lo parlo e non lo scrivo però senza errori, la mia pronuncia non è perfetta, anche se è molto meglio di quella di molti stranieri; ho semplicemente il mio modo di pronunciare le parole tedesche, non riconducibile a nessun accento particolare. Già negli anni del liceo ho notato che il tedesco era in qualche modo più facile per me che per i miei compagni e mi veniva spontaneo, se paragonato con altre lingue straniere. Non si può spiegare tutto nella vita, a volte si devono prendere alcune cose per quello che sono. Ed è per questo che ho deciso di fare esprimere questa parte di me e di scrivere talvolta questo blog in tedesco. Sono pur sempre la fatina tedesca! Alcuni dei miei “lettori” capiranno il perché di questa scelta; penso molto democraticamente che gli altri non mi servano.
Questo è l’unico post bilingue. Troppa fatica tradurre…
giovedì, dicembre 08, 2005
Sette anni non sono sufficienti per cambiare le cose. Arrivo sul ponte della metropolitana che attraversavo tutte le mattine a testa bassa sotto la pioggia, sotto il peso della stanchezza post-festa, a volte ancora con una consistente quantitá di alcool in corpo. Mi vedo da lontano. Mi guardo dall´alto e vedo la mia nuova faccia, il mio nuovo corpo, su quel ponte con la scritta Ruhr-Universität-Bochum. Che emozione. Mi sembra di essere in uno zoo, ma al posto degli animali ci sono fiumi di gente, la solita gente che va su e giú dal ponte. Ed io in mezzo alla solita corrente, sette anni piú vecchia, senza piú gli amici di un tempo, tornati ognuno al loro paese, sposati, con figli, chissá dove, loro. Faccio dieci passi in direzione dell´universitá e a stento trattengo l´emozione. Un cinese mi ferma e mi allunga un volantino. Gli dico ´Sowieso studiere ich nicht mehr hier´ e gli sorrido un po´ triste. Poi nello sciame di gente mi appare il mio insegnante di Elettrotecnica, che mi guarda, mi riconosce e mi sorride. Dopo sette anni. Impossibile. Dopo questo incontro comincio a sorridere, mi accorgo che in fondo é una bella giornata, c´é il sole, e comincio a fare foto ovunque, le foto che non avevo mai scattato, quasi avessi saputo che un giorno le avrei fatte e nulla sarebbe cambiato. Foto dopo foto mi avvicino al Gebäude IA, dove studiavo, vedo da lontano la Fachschaft Maschinenbau e mi viene da piangere, mentre il vento soffia e il sole splende, come in una puntata strappalacrime di Candy Candy. Entro nel palazzo specchiandomi nelle vetrate, spingo porta dopo porta, sfiorando quella scritta DRÜCKEN che mi sembra cosí familiare. Comincio a vagare con la macchina fotografica per i corridoi, la gente mi guarda stranita, ma io mi sento meglio, mi sto riappropriando del mio passato mangiandolo un pezzo alla volta, un click dopo l´altro, notando che nulla é cambiato. Mi imbatto nell´ufficio di uno dei miei vecchi professori e, dopo l´incontro che ho fatto nutro qualche speranza che mi riconoscano. Entro, mi faccio ricevere e, anche se ho perso la voce urlando e cantando ieri, parliamo affabilmente per mezz´ora e mi dice che, certo, si ricorda e di portare tanti saluti al mio professore. Segue poi una visita ad un altro professore che, anche se non si ricordava minimamente di me ed io, a dire il vero poco di lui, mi offre un caffè e parla con me come ad una figlia, dispensando consigli preziosissimi. Attendo poi un ragazza che mi dá altre informazioni utilissime e, seduta sulla sedia della sala di attesa scrivo una piccola newsletter via sms a cui la Puppe risponde come al solito lanciando un sasso, salvo poi nascondere la sua velocissima mano. Solo facendo esperienze nuove ci si ricorda di cosa si ha bisogno. E io ho bisogno di ricordarmi costantemente chi sono. Spinta dalle distrazioni che mi procuro non faccio altro che curare una delle mille parti di me e fare languire le altre. Adesso mi sono ricordata che vengo da qui. Che in Germania ho imparato a conoscere la mia libertá, ho capito che ció che mi ha fatto spegnere é la mancanza di nuove conoscenze, di un ambiente internazionale dove riversare la mia voracitá di contatto. Sono anche questo. Mi sento lazingara di un tempo, sento nelle ali il vento che mi sospinge verso luoghi lontani. Ma sono una zingara diversa. Con una faccia ed una testa diversa. Sono io al 100% adesso. IO SONO TUTTO.
E´ possibile guardarsi allo specchio e non riconoscersi? Mi ero quasi abituata, ma poi, a forza di guardare vecchie foto la mia mente la mia nuova faccia mi sembra estranea. E´strano, chissá se succede solo a me. Solo Riccardo dá l´impressione di capire, magari però sorride e scuote la testa, che non é proprio un buon segno... Le strade del Ruhrgebiet scorrono buie e vuote come sempre mentre io e la mia Elena ci spostiamo verso il futuro galleggiando nel passato, ridendo di vecchie storie vissute e di racconti di sbornie colossali, lei appesa al mio braccio, nel bosco, lungo stradine tortuose, trascinando i piedi a fatica, oscillando qua e lá. Quando vedo che vicino al nostro studentato hanno costruito un ospizio, penso che sette anni sono davvero tanti. Devo purtroppo ammettere che la mia illuministica voglia di andare avanti senza voltarmi indietro si ferma quando non riesco ad avere il privilegio di vedere invecchiare e di farmi venire a noia una persona per me importantissima. E tornano gli echi delle risate mentre passo davanti a Spechtsweg, mentre guidiamo sotto l´Unicenter mi sembra di guidare nella neve una familiare tedesca, mentre un essere totalmente folle tira il freno a mano, quando vedo studenti alti e biondi nei pub penso al suo viso cosí pulito, con quello sguardo non potrei dire altro che ´´da crucco´´,sorriso stampato e occhi azzurrissimi brillanti, capelli biondo cenere spettinati e abbigliamento qualsiasi purchè estremamente stropicciato. Chissá se brillano ancora di follia quegli occhi, chissá se ci riconosceremmo. Io sono rimasta la stessa, ma lui? Fa bene abbandonarsi alla malinconia, ogni tanto. Il problema é riuscíre a contenere la reazione a catena. Poi passa e si va avanti di nuovo. E vedi nel presente i segni che il passato aveva tracciato. Ancora una volta scopri che non c´é niente di nuovo, che ció che vivi lo avevi cercato giá da sempre. Il presente ed il futuro si ridimensionano come é giusto che sia, perché il tuo passato è solo tuo ed in fondo è questo che conta per te.
martedì, dicembre 06, 2005
Essere in Germania o in Italia o in qualsiasi parte del mondo è ormai indifferente se si ha internet. E´strano essere al pc e vedere i soliti virtuali luoghi familiari e girarsi dalla parte opposta vedendo il Ruhrgebiet, in tutta la sua magica, grigia e maestosa piattezza, vista dal decimo piano. Viaggiare per me vuol dire viaggiare da sola: riempire una valigina con le rotelle e uno zainetto in massimo 15 minuti, per poi andare da sola in stazione o all´aeroporto, carica di pensieri, pensando a chi lascio nella mia cara e vecchia Bologna. Senza questa attivitá la mia vita aveva meno senso: era tanto che non lo facevo, almeno un anno. Non é il mio primo viaggio in tutto questo tempo, ma viaggiare con altre persone non é la stessa cosa. Mi piace sentirmi sola al mondo e viaggiare sola, portando dentro di me pezzi dei luoghi dove ho vissuto, guardare le persone che incontro e concentraermi nella mia immersione in un ambiente diverso, senza distrazioni. La mancanza mescolata alla voglia di partire fa espandere il cuore ed il cervello e, mentre cavalco un proiettile sparato nella nebbia, mi sento straziare dolcemente dai sommovimenti che questa dinamica crea. Mi guardo allo specchio e vedo la mia faccia come se fosse di una meravigliosa creatura sconosciuta, guardo il mio corpo e penso alle parole di Michele ´in fondo è tutto ció che abbiamo´, la mia mente salta impazzita da una persona all´altra, salutandole mentalmente, pensando a nuovi spazi e nuovi tempi da dedicare loro che in realtá probabilmente non verranno mai inaugurati. Ciao Bologna. Torno presto!
venerdì, dicembre 02, 2005
A volte mi dico che questa è solo una vacanza da me stessa, che prima o poi ritornerò come prima e sarò felice nello stesso ed identico modo, ma so che non funzionerà. Tutto è diverso ora. Sono felice, ma in un modo diverso, perché sono una persona diversa. Un giorno ero me stessa; feci uno e poi tanti tanti passi in avanti: scrissi, pedalai, vissi, conobbi tante persone, non accontentandomi mai e vedendo cose fantastiche, cibandomi di mille stimoli. Poi, all'improvviso, ci fu in me una rottura. Ero stanca. Trovai il coraggio di cominciare a scrivere una nuova storia, non sparando nell'aria le idee partorite dalla mia costante esaltazione mentale, ma guardandomi allo specchio, intrecciando il mio presente con i mio passato, ricongiungendo la catena che si era spezzata, essendo me stessa nel modo più realistico possibile. Ora sono nel limbo di chi, coraggiosamente, va avanti nel buio, cercando di indovinare trame nascoste, sottili come ragnatele proiettate verso il futuro. Sto cercando di tracciare i nuovi contorni della nuova me, scoprire nei segni premonitori del passato un indizio sul presente e sul futuro.





