giovedì, gennaio 26, 2006
lunedì, gennaio 23, 2006
Pongo egoisticamente la felicità al centro dell’amore.
Amore non è Lui. Amore non sono io. Amore è lo stare insieme in modo fuori dal comune, è felicità al disopra delle stelle, è musica che fa danzare due vite e risvegliare i corpi e le menti, sono note acute al disopra della nota più acuta, toni che fanno vibrare lo sterno ed i vetri delle finestre. E’ contemporaneamente la tranquillità ed il calore del contatto lieve con l’anima di chi ami, delle conversazioni quotidiane, dei gesti di affetto che riscaldano il cuore. E’ la fusione di due cervelli i cui pensieri, arrampicandosi insieme e spingendosi vicendevolmente nei momenti di stasi, possono raggiungere la luna.
Amore è svegliarsi ogni giorno ed annaffiare un sentimento affinché rimanga grande e forte, sopravvivendo alle stagioni ed agli anni, è parlare e capire in due perché esiste e dove sta andando, è addormentarsi abbracciati, cullati dalla dolcezza che l’amare ed essere riamati infonde, è l’intersezione di due persone che vogliono stare bene insieme.
L’amore infelice non esiste, perché quando non sei più felice, allora chi ti fa stare male non è più Amore. Si sbriciolano subito nel vento i pezzetti della sua immagine appena bruciata: se non vuole più alimentare la felicità e provvedere alla crescita dell’amore, si accende automaticamente il fuoco purificatore che lo distrugge. Non c’è spazio per i dispiaceri perché non c’è ragione di attaccarsi alla cenere che vola via leggera.
La voracità del vivere non lascia spazio a considerazioni ragionate, a dettagli o caratteristiche personali osservate ed apprezzate, a riflessioni sull’altro. Si delinea la sua figura come una roccia modellata dal vento della passione, dal flusso dei sentimenti e delle sensazioni, non di certo con lo scalpello della ragione, pensiero dopo pensiero. La fame lascia spazio solo al desiderio di fondersi per sentire che l’amore esiste, alla tensione emotiva continua che fa percepire ogni singolo contatto come una pennellata argentata in un quadro in continuo movimento.
Cosa manca in questo complicato quanto ben oliato meccanismo? Manca l’Amare qualcuno in modo incondizionato e maturo, indipendente dalla felicità del qui ed ora. Piano piano imparerò ad uscire dal mio egoismo di bambinona capricciosa che si alimenta solo di dolci e sarò in grado di Amare. Voglio imparare per il gusto di uscire da me stessa.
Intanto mi perdonino coloro che ho amato ed amo, ma non ho saputo e non so Amare e non si sentano sminuiti coloro che credevano avessi sofferto per la mancanza del loro amore.
venerdì, gennaio 13, 2006
mercoledì, gennaio 11, 2006
Il frullatore della mia vita ha ragione di essere solo se è acceso ventiquattro ore su ventiquattro e trita tutto ciò che gli si infila dentro, lo spara velocemente verso la periferia, trasforma la materia e la distrugge, generando una nuova consistenza delle cose. Certo sarebbe tutto così bello se il mio frullatore interno si accontentasse di rimanere tutto bello lucido a farsi ammirare nella cucina, dotato di una elettrodomestica serenità, se ogni tanto si accontentasse di mescolare un fluido con l'altro, andando a bassa velocità. Sarebbe tutto così semplice e bello. E invece no. Io ho bisogno di tritare la vita a pezzettini in una dinamica folle, di sprigionare energia che distrugge, di fare rimanere i pezzi della mia vita e le persone in sospensione, in volo al di sopra delle mie palette che girano. Chi non si alza in volo viene triturato talmente finemente che fa la fine della poltiglia che si accumula sul fondo del frullatore. Sì, quella che, se non aggiungi liquido o la togli, prima o poi finisce per bloccare le palette.
Liebe Leute, la mia vita ha ricominciato a girare. Ci ho provato a fermarmi un po', a vedere come funziona la vita delle altre persone, ad abbandonare un pochino la bici per concentrarmi su altro, a riposarmi un po', a dedicare il mio tempo alle uscite al pub con gli amici, al cazzeggio ecc., ma non ha funzionato. E' stato interessante, un esperimento sociologico su me stessa, ma ho rischiato la vita e non lo farò mai più, ci potete contare.
Mi trovavo una settimana fa al ristorante macrobiotico, dove pranzo abbastanza spesso. Parlando con due donne veramente belle sedute al mio stesso tavolo, una di 39 e una forse di 65 anni, mi è capitato di parlare della mia avventura in bici. Mi sono sentita come una regina senza più scettro, parlavo della mia avventura e pensavo tra me e me che ora è tutto diverso. E' montata in me una grande rabbia, man mano che il pranzo finiva. Mangiavo, bevevo, parlavo e man mano i miei occhi diventavano sempre più spiritati, il mio sorriso sempre più diabolico, la carica montava in me, il frullatore si accendeva, mentre ridevamo e scherzavamo piacevolmente. Quando sono uscita dal ristorante ridevo tra me e me, pedalando verso il lavoro.
Che cazzo stavo facendo? Avevo sbagliato strada. Era ora di ricominciare a vivere. E a pedalare. A questo pensavo ieri sera, mentre mi guardavo allo specchio. La stanza era immobile, solo io mi muovevo. La mia faccia andava su e giù, scossa dalla gravità. I miei occhi erano fissi su di me e sul mio corpo. Correvo sul tapis roulant ed ero felice.
domenica, gennaio 01, 2006
Sarà l'anno che vorremo che sia. Quando LoScettico mi ha chiesto quali fossero i miei propositi per il 2006 ancora non mi ero resa conto che siamo nel 2006, che il giro in bici è finito e addirittura siamo nell'anno successivo, che il Dottorato è finito e si avvicina la consegna, che siamo entrati nell'anno in cui compirò 30 anni, che domani dovrò ricominciare a lavorare e darmi da fare per inviare curriculum qua e là, che domani ricomincerò ad andare in palestra; ero ancora in una bolla di sapone, intontita, in una atmosfera ovattata, assente, come spesso accade.
Il 2006 sarà l'anno in cui la mia vita diventerà una vita più ordinata e tranquilla, se lo vorrò, se mi impegnerò per costruirla. Ci credo.







