lunedì, marzo 27, 2006
Una mia amica mi ha dato questa foto di quest'estate. La pubblico per comunicare a tutti quanti che a maggio "La nuova ecologia" pubblicherà le mie foto, che riapre fra poco il blog girinbici e che quest'estate vado sulle Alpi!!!! (Non ho ancora fatto i conti dei chilometri, ma chi mi conosce sa che giro voglio fare.)
Per Il prossimo giro però mi devo comprare degli occhiali, così non mi si gonfiano gli occhi!!
lunedì, marzo 20, 2006
L’armata Brancaleone solca le strade di Bologna la domenica pomeriggio, in mezzo ai fidanzatini che fanno le vasche in centro e guardano i negozi con gli articoli primaverili in bella vista (cosa che fra parentesi reputo abbastanza triste come programma di attività di coppia). Sono una quarantina, tutti e tutte uno più strano dell’altro, tutti in fila indiana come i topi seguivano il pifferaio magico, ma la cosa più strana e che rivela la loro anormalità è il loro sorriso così sincero e genuino, quello che li frega davvero. La cosa più anormale che fanno, poi, è quella di presentarsi alla persona nuova del gruppo, di farle domande per mostrare il loro genuino interesse, di sorridere ed accogliere festanti qualcuno che non hanno mai visto. E lo fanno perché sono matti, o così almeno dicono. In mezzo a questa gente c’è una ragazza in pattini più giovane dello strano assembramento; chissà chi è normale lì in mezzo a quella folla di gente felice e chi no, vi giuro che ho fatto fatica anche io a capirlo ed è stato divertente, ridevo sotto i baffi.
Mi guardo nelle vetrine quando capita e mi faccio tenerezza da sola, e penso anche ai passanti, perché mi guardano con aria addolcita passeggiare con i miei amici; con il casco in testa risalta l’azzurro dei miei occhi ed il mio viso ha un non so che di innocente, le protezioni, chissà, danno al mio aspetto un qualcosa di goffo e tenero.
I pattini non sono fatti per camminare e seguire il lento incedere di questi bei personaggi con cui sto andando ai giardini Margherita a raggiungere LoScettico per pattinare con lui. Ma si sa, non sono di certo il tipo di persona che preferisce correre alla propria velocità ma correre da sola: aspetto gli altri, attendo che siano pronti ad andare alla mia velocità e se non possono, vado io alla loro e non mi lamento. Perché se corressi alla mia velocità correrei sempre da sola. Come quest’estate: esperienza unica e irripetibile, in cui l'esaltazione e la serenità andavano a braccetto, ma la solitudine va bene quando la cerchi, almeno per me.
Un giorno, forse, mi renderò conto che è ora di trovare, avrò il coraggio di cercare, chissà dove, nel mondo, un pattinatore che vada alla mia velocità, che mi sappia stupire con la sua temerarietà e con la sua destrezza. Sogno un angelo con i pattini mentre torno dai Giardini, dopo avere pattinato piano piano in compagnia dello Scettico. La cosa non mi pesa, me ne rendo conto solo quando lo saluto e scendo a velocità elevata, sentendomi libera e felice. Mi guarda con occhi da bambino e mi dice: “Mi hai sorpreso”. Poi mi bacia, lasciandomi stupita, ma non di certo sorpresa. Queste parole suonano come le parole di Fiandri, che dice “Non ho dubbi. Sei brava”. Chi ha piantato cipolle non sniffa cocaina, diceva una volta mio padre. Chi ha conosciuto l’Amore, il Dolore o almeno lo crede, sa anche perdere, sa guardare oltre ad ogni cosa che fa cadere in una disperazione che può sembrare così totalizzante da divenire assoluta. Un giorno ti svegli e ti viene da ridere pensando a tutto quanto, vedi gli attori della storia, capisci le dinamiche e le ragioni del loro agire. Tutto ti sembra d’un tratto piccolo, limpido e lineare come un paesaggio dei Lego visto dall’alto, dalla prospettiva di un gigante umano che vede le vite plasticose di questi omarini insignificanti.
Questo weekend ho anche ricominciato ad andare in bici: io e la mia mountain bike ornata di una piuma di pavone donatami da un contadino romeno in provincia di Benevento siamo tornate in Pianura. Il destino mi ha portato per caso nelle golene del Reno che vidi una notte di luglio, mentre cercavo, pedalando, di mettere ordine nella mia mente e nel mio burrascoso passato e presente sentimentale.
Ogni dolore, ogni smarrimento, ogni sorpresa brutta che tu percepisci come un bastone che il destino ti mette tra le ruote, serve perché ti scaraventa lontano da quella certezza che fa crescere pasciute e tranquille le tue certezze, nutrendole di pigrizia distillata, condita da accettazione incondizionata.
Il peso del bagaglio di sofferenza che si è superata è l’unità di misura del grado di crescita delle persone, l’ho scoperto grazie ad un gigante che mi ha raccontato questa verità e poi se ne è andato via, rimboccandomi le coperte e dandomi un bacio sulla fronte.
domenica, marzo 12, 2006
Che cosa credete che sia la vita? Spesso ci si lancia in voli pindarici e si perde il senso delle cose. Ci sono cose che poi mi riportano magicamente sulla retta via, sensazioni che riescono a farmi vedere ciò che Montale pensava un giorno gli sarebbe stato svelato e che avrebbe guardato con il terrore di un ubriaco.
Il miracolo.
Il miracolo avviene quando ti accorgi che la vita è tutta qui. Non vale nulla, quindi tanto vale riderci sopra e camminare con le proprie gambine insignificanti finché si può, attaccarcisi con i denti e con le unghie e succhiarne l’essenza con tutta la propria forza, evitando di disperdere energie inutili.
Lo sa l’infermiera dell’ospizio dove è mia nonna: non è per niente affascinante, è grassa e ha lo sguardo cattivo dietro a quei fondi di bottiglia, fa un po’ paura. Quando però parla con i suoi nonni ha una vocina dolce che la fa sembrare un budino gigante.
Lo sa la bella bresciana che combatte nella sua piccola realtà di provincia perché un bambino disartrico che non è suo parente o amico, ma è solo un bambino, una persona, venga trattato come gli altri e così si presenta dal preside di un liceo che non ha mai accolto bambini handicappati e riesce a convincere il preside ad accettarlo.
Questo perché anche il preside lo sa. E’ un uomo piccolo e sorridente, ha la faccia buona e si ricorda i volti di tutti i suoi studenti, anche il mio, dopo dieci anni.
Lo sanno i vecchietti di un grande e bel cinema di periferia che, di domenica pomeriggio, ha quattro spettatori allo spettacolo delle sette. E loro sono in tre a fare i biglietti ed a vendere i popcorn. Chissà se li pagano davvero.
Lo sa forse anche il mio cane matto, che prima scappa di casa e poi insegue l’automobile dei suoi padroni, fino sulla statale, non accettando l’invito reiterato otto volte di salire in macchina. Ecco, lui lo sa, ma forse è un animalino po’ stupido e qualcosa in lui gli dice “Corri!” e lui ubbidisce.
Lo sa anche una nonna con gli occhi verdi così seri e i capelli grigio chiaro. Sta seduta in una sedia tutto il giorno, con addosso un vestito verdino ed uno scialle verde acqua intonato. China la testa ogni tanto, sembra stanca, ma quando le stringi la mano sorride e fa battute sagaci, si vede che è sveglia, nonostante tutto. Mi scalda le mani congelate, mentre mia nonna continua a parlare delle solite cose e non sente ciò che dico io. Questa donna ascolta pazientemente i deliri quotidiani di mia nonna: è meglio avere accanto la donna-lucertola, guizzante di vita e sprezzante di ogni pericolo, della morte, della vecchiaia, di tutto, anche se parla un tantino più del dovuto e ripete sempre un po’ le stesse cose. Lei le vuole bene e l’ascolta, a volte ride, a volte la sgrida, a volte abbassa la testa e capisce che non c’è niente da fare. Forse ne ha bisogno.
I vecchietti che raccolgono la quota di un euro e mezzo per partecipare alle gare podistiche lo sanno. Ti guardano con la loro facciotta bianca e rossa per il freddo, seduti su delle seggioline da campeggio ed appoggiati ad un tavolo dove sono sparsi i volantini che pubblicizzano le loro iniziative, di fianco alla cassettina con i soldi. Uno dice al mio amico che corre verso di noi: “Vé mo’ ec gambirlén!” e ridono tutti a squarcia gola.
Sono due gambine magre, è vero, attaccate ad un corpo che vuole arrivare, ad una testa che vuole vivere. Qualche cosa che ci accomuna.
E così Nicola, Cinzia ed io portiamo i nostri corpi a gareggiare nella prima gara podistica dell’anno, a Pieve di Cento. Non siamo di certo allenati: la vita poco sana che conduciamo – in confronto a quella dei pensionati che ci circondano – non ci permette di correre più di tanto, ma cogliamo l’occasione e ci lanciamo in pista, in mezzo a questa folla di personaggi unici nel loro genere, in mezzo ad un carnevale di gente che con i propri mezzi, chi correndo dando fondo alle proprie ultime risorse, chi camminando, partono ed arrivano alla fine, felici e sereni per avere vissuto una domenica diversa, ma secondo i loro principi. Sì perché loro li hanno ancora. E ben saldi.
Sorpassiamo gruppetti di persone che camminano e fanno volare nel vento che ci congela le mani parole come “burro” e “pancetta” che captiamo così, al volo; continuiamo a correre ridendo e scuotendo la testa, andiamo avanti guardandoci attorno, guardando come sono belle queste persone che, con abbigliamento sportivo e prestanza fisica improbabile, tengono duro e danno del loro meglio per arrivare alla fine. E ci arrivano.
Sono sensazioni belle quelle che si provano mentre metti a dura prova il tuo corpo. Senti l’aria fredda che ti entra nel naso, nella gola e nei polmoni, mentre, con un ritmo che sembra deciso da qualcun altro, senti le gambe che marciano, contraendo i muscoli che tu decidi di contrarre, a seconda che ti sbilanci più in avanti o più all’indietro, senti le ginocchia che fanno fatica, ma sai che ce la puoi fare. Ed intanto riesci anche a guardarti attorno ed a vedere chi ti circonda e ciò che ti circonda. E’ così che i pioppi ed i maceri a tre chilometri dalla fine, quando già vedi tutti i contorni tremolanti e senti la fatica che si sta impossessando ti te mentre ti lanci nello sprint finale, sembrano immersi in paesaggi onirici. Chissà se riuscirai mai a ritornarci, ti chiedi. Li vedi belli e ti vedi bella là in mezzo, così potente nella tua insignificante ma importantissima corsa di dodici chilometri e così mortale, con tutti i muscoli che fanno male, la pelle che scotta, i piedi stanchi, la vista annebbiata, eppure ancora una voglia incredibile di arrivare, non lasciando per la fine nemmeno una piccolissima frazione delle energie che hai a disposizione.
Per me la vita è questo. E’ una corsa insignificante fatta di momenti bellissimi.
E il puntino tutto vestito di bianco che scende dal treno in mezzo alla folla grigia e nera della stazione di Bologna di domenica sera lo sa. Quel puntino bianco sono io.
sabato, marzo 04, 2006
Comincia la bella stagione, le palestre si riempiono di persone. Il mio periodo in palestra è ormai abitualmente traslato rispetto a quello delle persone che ci vanno per la prova costume: quando io smetto, cioè a febbraio- marzo, loro cominciano, proprio quando io mi sto per librare, rigenerata nel corpo e nello spirito, quando sto per uscire dall’inverno e tuffarmi in mezzo alle colline, che mi aspettano nelle ultime ore di luce della giornata.
La palestra e le attività sportive più disparate mi hanno visto crescere. Abbandonata la squadra di pallavolo ho provato un po’ di tutto e, negli anni, spogliandomi dei miei vecchi 80 chili di peso per 1.70 di altezza, ho trovato la mia essenza, portando i miei nuovi 62 chili in bici fino a Reggio Calabria.
Per una volta vorrei che questo spazio potesse essere utile a qualcuno e vorrei dare a chi mi legge dei piccoli consigli cui il mio percorso di vita e di sport mi ha portato, raccontarvi cosa io ho imparato su di me.
Una premessa: se siete grassi non ditevi che avete dei problemi metabolici e che ingrassate senza mangiare perché non è vero. Non ci crede nessuno. Guardate il vostro stile di vita in modo critico e pensate al vostro bilancio calorico ed alla vostra attività motoria: capirete che potrete fare qualcosina per migliorare.
La prima cosa che ho imparato è che la palestra non è solo un posto per fighetti ossessionati dal loro aspetto, ma anche un luogo dove curare il proprio corpo, dove guardarsi allo specchio, dove pensare, dove fare la sauna, dove curarsi. Non ha senso entrarvi come se fosse una tortura. Se non vi piace allora trovate un’altra attività che vi diverta di più, tanto, se è al dimagrimento che mirate, scordatevelo, perché in palestra non si dimagrisce.
Il body building tonifica, ma il grasso rimane grasso e se non riducete le calorie nel piatto non otterrete nessun risultato. Diversa è l’aerobica o le attività aerobiche in generale: per dimagrire bisogna ridurre il bilancio calorico, cioè mangiare di meno o bruciare di più.
Le attività come corsa, aerobica, pattini, camminate, bici, ecc. hanno questa funzione. Lasciate perdere lo spinning, a meno che non siate già più che allenati, perché rappresenta uno sforzo esagerato anche per i fisici più tonici. Per ottimizzare la funzione dell’allenamento compratevi un cardiofrequenzimetro e non superate la vostra soglia aerobica: riuscirete a svolgere un allenamento corretto ed adatto al vostro grado di preparazione. Se rimanete al di sotto della vostra soglia aerobica il vostro fisico andrà ad intaccare le riserve di grasso, mentre in caso contrario, con uno sforzo troppo intenso, andrà prima a cercare energie nel vostro sangue e, esaurite quelle, si innescherà il catabolismo, cioè vi ciberete della vostra stessa massa muscolare.
In questa ottica è fondamentale non andare in palestra a stomaco vuoto, ma assumere una piccola fonte di carboidrati; nella mia dieta avevo per esempio un plumcake o 45 grammi di torta di mele, o un gelato da 40 grammi prima dell’attività sportiva. Questo vi aiuterà ad avere meno fame dopo l’attività.
A proposito: quando tornate a casa non sentitevi in dovere di premiarvi, altrimenti vanificherete tutti gli sforzi. Introducendo grassi reintegrerete la vostra riserva adiposa e avrete faticato per niente. Non morite però nemmeno di fame: bisogna assumere proteine, carboidrati (mai eliminarli dalla dieta!!!! 60-80 grammi di pane vanno bene, ma dipende dal regime calorico e dal sesso della persona), vitamine, liquidi ecc. Ricordatevi che nell’ora e mezza successiva all’attività sportiva avrete un assimilamento maggiore di ciò che ingerite e quindi i grassi che reintegrerete o i carboidrati in eccesso torneranno proprio là dove non volete.
Tenete presente comunque che non dovete stravolgere le vostre abitudini alimentari e tormentarvi con una dieta troppo castrante: se fate attività sportiva potete concedervi anche qualche strappo alla regola. Quando dimagrii i miei primi 13 chili (in 5 mesi) non ho di certo rinunciato ai dolci, ho solo ridotto le porzioni, i grassi ed ho aumentato l’attività sportiva.
Fate una prova: se bevete occasionalmente provate ad eliminare l’alcol ed a vedere che effetto ha sulla vostra ciccia. Vi assicuro che rimarrete strabiliati del risultato.
Una cosa fondamentale, nel vostro percorso di allenamento è il riposo: bisogna cominciare l’allenamento in maniera graduale, aumentando eventualmente l’intensità piano piano, senza esagerare. E’ fondamentale per la crescita con il tempo della vostra resistenza e per evitare l’affaticamento psicologico e fisico che, ovviamente, non porta da nessuna parte se non all’abbandono dell’attività.
Ultima cosa: se volete dimagrire buttate via la bilancia e usate un metro o i vostri pantaloni in cui non riuscite più ad entrare. Questo perché il peso oscilla sempre di uno o due chili a seconda di vari fattori e per i motivo che i muscoli pesano più del grasso.





