domenica, marzo 25, 2007
L'asfalto scorre sotto le mie ruote senza tregua; le ruote dei miei pattini o quelle della mia automobile, non ha importanza, sono io che lo faccio correre, che lo faccio scivolare sotto le ruote come se andasse a morire, a diventare niente. Scorre, scrorre, scorre. E io mi muovo. Cresco, divento ogni giorno più vecchia e più bella, o più interessante, o forse solo più schizofrenica. Mi gonfio di energia e pensieri ad ogni chilometro, mentre il rombo dell'autostrada mi accompagna sovrastando talvolta le voci stupide che escono dalla radio dopo Imola, quando Radio Città del Capo non si sente più. L'autostrada è come la vita, uguale per tutti, proiettati, uguali nelle loro scatoline come nei loro corpi, verso la loro meta come verso tappe della propria vita ma anche verso la morte. Invecchio ad ogni chilometro mentre l'asfalto si suicida sotto le ruote; non c'è tempo di guardarsi allo specchio, si guarda avanti, il qui e ora non esiste. Quando l'asfalto si ferma, comincia la vita nella fabbrica di numeri, dove io sono l'Ingegnere dei numeri.
L'asfalto mi accompagna anche di sabato: fa tornare indietro la lancetta del tempo, le ruote dei pattini smontano ad ogni loro giro pezzetti della mia immagine infrasettimanale. Mi denudano ad ogni metro in più della camicia, dei vestiti eleganti, degli stivali con il tacco di dieci centimetri, fanno sbavare e poi lavano via il rossetto, il mascara e rimango solo io, dentro di me. E quando l'asfalto si ferma ricomincia un'altra vita.



