Ciò che è è, ciò che non è è possibile

mercoledì, aprile 18, 2007

La radio lancia nell’aria dell’abitacolo raggi di entusiasmo, ad ogni pressione dell’indice sulla freccina, si diffonde un altalenare di musiche che si alternano come in un juke box impazzito, lanciato a folle velocità in direzione Ravenna. In questo spazio ho ritrovato spazio per la mia ansia, per la cara vecchia compagna di mille corse, di mille avventure improponibili, di mille strane amicizie. La vita la divoro perché non voglio perderla, la sciupo per sentirmi tanto ricca da poterla gettare un po’ via. Amo il contatto con ogni tipo di persona perché non posso fare a meno di nutrirmi della luce dei loro occhi, delle forme dei loro corpi, del ritmo del loro respiro, delle smanie e delle paure che accompagnano le loro menti. E poi scappo via.  E soffro. Soffro per non potermi ancora ed ancora nutrire di quelle sensazioni. Corro. Altrove.

Alt-stazione, eccetto telepass.

Il ritmo rallenta. I funamboli sanno bene che se non ti proietti in avanti, verso la piattaforma lontana, a grandi falcate, la corda comincia a sembrarti tutto a un tratto un luogo meno sicuro.

AUTOSTRADA A14 BOLOGNA-TARANTO  9 MORTI DA GENNAIO 2007  GUIDA CON PRUDENZA!

L’ansia, quando la si riesce a spremere al massimo traendone energia positiva, è la peggiore delle malattie mentali: perché ti fa stare bene. Ti riempie di sorrisi e di illuministiche certezze, ti rende raggiante ed esempio per tutti di rocciosa stabilità. Crederanno che sei saggio, che hai una marcia in più, non vedono chi ti insegue, non sanno che quando corri in autostrada con gli occhi di fuori e la musica così forte da spaccarti le orecchie, tu ti senti felice esattamente perché ti senti danzare su una corda, e che ridi perché il solo pensiero di ballarci sopra con i tacchi e vestita di tutto punto, ti eccita da morire, quasi come ti piaceva farti prendere per i piedi e stare a penzoloni a testa in giù.

E’ l’ansia a soffiare sotto l’automobile, mentre corre veloce in autostrada spostando il vento. Il vento gira le pagine del calendario, le lancette dell’orologio, volano via a centocinquanta chilometri all’ora, ed è così che mentre l’ansia, o l’azienda, ti proietta già verso la pianificazione del 2010 per il piano industriale, quindici giorni sono sufficienti per trasformare chi segue un ritmo umano, chi non sente il vento dell’ansia, chi segue il ritmo della Vita. Quando tua nipote ti porge la manina per la prima volta guardandoti fissa negli occhi, capisci che hai corso troppo, che hai dimenticato di ricordarti delle cose importanti, che l’ansia è una brutta bestia. Quando la saluti e te ne vai via di casa, sempre in macchina, ti annusi le mani che sanno ancora di neonato. Il giorno dopo non riesci a farti la doccia, è troppo buono quell’odore: durante il tuo viaggio, sempre, ti annusi le mani e pensi a lei. Poi acceleri, alzi il volume della musica, ridi.

 

postato da FatinaTedesca 23:43 | commenti (14)

venerdì, aprile 06, 2007

I passanti osservavano persi, guardavano preoccupati ma anche morbosamente curiosi, una ragazza piuttosto elegante e con un viso così per bene picchiare un barbone in carrozzina seduto di fronte alla stazione centrale di Bologna.
Je t'embrasse vite, pour pas te retenir.
Urlava dicendogli che lo avrebbe spinto giù dalla discesa di San Luca con la carrozzina e tutto quanto se non avesse preso quel treno per Ferrara il giorno dopo. Brandiva la borsetta in modo minaccioso e sembrava gliela volesse sbattere in testa con tutta la sua forza.
Ciao Sara, though you were very exhausted from work you put me out to Bologna and showed me crazy places with crazy people. Thanks for that!
Chi era fermo ad aspettare fu richiamato dalle grida di lei e si soffermava ad osservare l'espressione del suo viso corrucciato mentre parlava con il vecchio che, seduto come era, era alto meno la metà di lei. Quei due erano troppo interessanti da guardare. La cosa che lasciava perplessi gli spettatori, già attirati dalla vista di una ragazza parlare poco prima in modo amichevole con un barbone in carrozzina, è che lui rideva.
Je t'embrasse très très très fort.
E vedere ridere una persona in quelle condizioni, in quel modo, esponendo una dentatura si potrebbe dire casuale, colpisce qualunque essere umano: la felicità che poteva esprimere quel volto era qualcosa di primitivo, di umanamente trasmissibile senza bisogno di spiegazioni. Un Sorriso. Uno Sguardo. Brillanti e vivi.
Ma Lei allora è davvero una buona persona [il Direttore mi guarda meravigliato ascoltando la mia telefonata privata, poi distoglie lo sguardo e ricomincia a parlare come se si fosse imbarazzato]. Le dicevo, dell'analsi dei processi,...
E affanculo tutto: la povertà, la vecchiaia, gli scheletri nell'armadio, il tavernello, gli occhiali da vista cinesi, la vita abbandonata chissà dove. Era felice di quelle attenzioni e si vedeva: in fondo, finire ai settanta all'ora in carrozzina giù per la discesa di San Luca sarebbe stato molto meglio dell'attesa vuota, del guardare lo scorrere dello sciame delle persone senza riconoscere in esse un volto amico che non fosse compassionevole, qualcuno che lo guardasse come un uomo ancor prima di guardarlo come un  povero vecchio costretto a vivere in stazione. Se qualcuno si arrabbia con te vuol dire che sei vivo. qualcuno si arrabbia con te vuol dire che sei vivo.
Quando cominciò a ridere anche lei il gioco fu chiaro e sullo sguardo perso dei passanti si espanse un sorriso, come a dire che se c'è speranza per quel povero cristo di farsi voler bene, allora ce n'è per tutti. Speriamo.
Lo sai, che vado in montagna venerdì? Sì, ti perdono che sei arrivata tardi. Cosa sei andata a fare in stazione? Hai mangiato? Era buona la pizza. Sì, ok, dormo, sono già le nove. Smack.
Pioveva. Era proprio una giornata di merda. Di quelle coi fiocchi. Mentre lo sguardo assonnato di un mostro a venti teste tutto cornetti e cappuccini guardava fuori dal vetro appannato di un autogrill vicino ad Imola, percepiva appena il viavai dal parcheggio. Si notava però, in mezzo alla folla, uno zaino così grande che sovrastava colui che lo portava.portava.
"Ich haette nie gedacht, dass ich unterwegs so viele nette Leute getroffen haette".
Poteva avere dai quindici ai venti anni ed era sicuramente di origini nordiche: lo si intuiva dalla carnagione pallida e dai capelli biondi e sottili; aveva uno sguardo così dolce da farti compassione, ma così allegro da intenerirti donando al grigio umido della mattina una pennellata di giallo brillante. Chissà da dove veniva. Chissà dove stava andando, poverino, sotto la pioggia.
Una donna lo aveva scaricato nel parcheggio con il suo zainone e lui la aveva salutata con la manina magra ed un sorriso che arrivava alle orecchie, non curandosi della pioggia che inondava la strada ed inzuppava la sua testolina tedesca.

"Vielleicht ist die Welt besser, als man denkt".

 

postato da FatinaTedesca 00:09 | commenti (21)