mercoledì, ottobre 24, 2007
Quella sera eravamo a casa sua e dei suoi coinquilini matti, seduti sul suo balcone preferito, sulle due seggiole appoggiate al muro, a destra della finestra bianca dalle tende ingrigite che sempre chiudeva e dava inizio alle mie giornate. Era luglio di due anni fa ed abitavo di fronte a loro.
Guardavamo in alto il decollo di un aereo dietro il tetto della casa di fronte, mentre l’esplosione del viola del cielo e del rosso dei tetti del tramonto ci dava una tranquillità ispirata e fiduciosa.
Passato l’aereo oltre le nostre teste mi volgo verso di lui sorridendo, con l’intento di prenderlo in giro per qualcosa. Il gioco è sempre lo stesso: io lo prendo in giro, lui ride e si illumina, poi risponde energico e aggressivo, apostrofandomi e minacciandomi di talvolta di uccidermi; ridendo lo minaccio a mia volta, a mia volta lo aggredisco con epiteti assurdi, finché il tutto non si spegne o non si riaccende con l’assurdità successiva.
Il mio sguardo in cerca di un bersaglio e di un’idea cade sulle sue pantofole. Pantofole di peluche con la testa di due gatti applicate sopra. Mi si illumina il viso per la vista e mi carico per andare all’attacco.
“Ma come fai a metterti delle pantofole del genere in luglio!”
“Pensa alle tue scarpe, te. Ma sei normale?”
“Io sono normalissima, e tu?”
“Io siiiiiii che sono normale. Se ti prendo ti impicco!”
“Ma sono qui davanti a te, dài impiccami!”
“Nooo, ti appendo lassù all’incudine e ti lascio là al sole, finché un fulmine non ti arriva in testa.”
“Ma no, tu non lo faresti mai!”
“Sì che lo faccio!”
“No che non lo fai, perché io ti faccio a cubetti e ti metto freezer. Come fai poi a dire queste cose con quelle pantofole ai piedi, che sembri un tenerone?”
“E tu sei un ippopotamo!”
“Grazie. E tu invece cosa sei?”
“Io sono un ragazzo molto bello”.
“No, tu sei il mio GATONE”
Il suo volto cambia: dall’aggressività passa alla dolcezza, si scioglie. Appoggiando la sua testa contro
il mio orecchio fa le fusa e, con un sorriso che gli arriva alle orecchie, mi dice: “Sìììì, e tu sei la mia Gatona!”
(per Iri: una foto datata, ma sinora la migliore che gli abbia scattato!)



