Ciò che è è, ciò che non è è possibile

giovedì, aprile 24, 2008

scapigliato

A volte il semaforo diventa rosso proprio quando credi che ti lascerà passare oltre, quando già il corpo e la mente sono protesi verso la tua direzione; come a sottolineare in te questo fatto, involontariamente appoggi le mani sul manubrio con più forza, sollevandoti con i piedi sui pedali e sporgendo il capo ed il corpo in avanti per tagliare un traguardo immaginario. Sai che rischi la vita in ogni momento e per questo i sensi sono attenti e vigili in quell'attimo di vuoto in cui ti lanci con leggerezza e decisione dove non puoi, mentre gli automobilisti sono tutti paralleli e pronti sulla linea del via, piede sull’acceleratore e viso a 45° verso l’alto come se spirasse uno strano vento dal basso. Senti il vuoto dentro di te mentre tutto è in quello stato di attesa attenta e si sta per muovere: è come spiccare il volo. Quando poi tutto riparte rimbombando di motori e motorini tu sei già oltre ed hai già riappoggiato il sedere sulla sella, muovendo ritmicamente le gambe verso la prossima barriera. Passi attraverso scatoline a quattro ruote contenenti vite imprigionate e compresse mentre tu sei libera, indifesa e sola in mezzo al traffico, ma libera.
Svoltando verso il centro della città le automobili si diradano, spuntano i ciclisti ed un brulicare di pedoni sullo sfondo rossiccio ed antico dei muri dei palazzi. Emoziona come correre sulla spiaggia questo percorso ad ostacoli, dove speri che il mare di folla di cui  schiumano i lati della strada o uno schizzo impazzito non ti arrivino a bagnare i piedi o a inondarti, interrompendo il tuo percorso.
Ogni giorno è così: è la mia nuova vita, oppure è la mia vecchia vita che si ripete uguale e diversa; la cosa più importante è che sia la mia, di vita, a contatto con il vento e la pioggia: li sento con i miei capelli, le mie gambe e le ruote, quasi questi fossero nuovi sensi che la bici mi ha donato per poter misurare la velocità del vento e l’intensità di pioggia o la quantità di fango che si produce nelle strade.
Condivido la mia vita con le persone, le osservo, comunico con loro, mi sento parte di loro. Sono lontani i giorni in cui mi ero condannata a guidare, inscatolata, costretta, sparata come un proiettile di luce nel tunnel buio e vuoto dell’autostrada, dove entrare in contatto con un essere umano vorrebbe dire inserire le mie carni e le sue in un mortale abbraccio di lamiera.
Come sempre i pedali riazionano la mia vita e la mia passione, riattivano i pensieri, rendono leggero, equilibrato, alternatamene frivolo e profondo il mio cervello e sempre più sorridente il mio viso. Le gambe? Gioiscono insieme al corpo tutto per avere ritrovato il proprio paradiso rotatorio.
In questo stato di ebbrezza continua aiutata anche dalla stanchezza allucinante che deriva dalla sveglia alle cinque e tre quarti e dalle lunghe pause meditative in cui il cervello non può che inventare e reinventare se stesso e mille modi per auto-eccitarsi, tantissime sono le persone e le creature che ho visto, rivisto e sentito mie, comunicando con loro.
Sento dentro il calore del mio Amore, la dolcezza di un omino cieco che racconta barzellette che fanno ridere dopo un po’ e beve cocktail stordenti, la follia di un cavallo da corsa dispettoso ed allegro che mi pesta i piedi e poi fa finta di niente, l’energia di ciclisti con migliaia di chilometri nelle gambe e nella mente, l’essenza di una bambina con cui vorrei dividere tutte le cose più belle e semplici, il senso di fratellanza con un essere umano cui sono attaccata come l’altalena al suo sostegno, in due piccoli punti ma fortissimamente, il contatto virtuale con un animo gentile e solitario come me.
La mia vita è ricominciata.  

postato da FatinaTedesca 23:19 | commenti (7)